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Thursday, September 29, 2011

Susan Elaine Sinnott: ritornatene in Texas!



SUSAN SINNOTT GO HOME
LEAVE ITALY ALONE
GO DRILL TEXAS INSTEAD


BRS Resources is participating in one
of the most exciting
oil and gas plays in the world – Italy’s Po Valley.
That’s right – the Po Valley, between Venice, Florence, and Milan.

Aleanna Resources/BRS/Bonanza

Che bello trivellare vicino a Venezia, eh?
Siamo noi degli idioti a permetterglielo.

Chi vuole lasciargli commenti diretti su Facebook puo' farlo qui


Ecco cosa succede quando arrivano in Italia persone che dell'Italia non sanno niente e per i quali siamo solo territori di conquista. Gente che pensa di poter venire qui, raccontarci un po di balle e portarsi in Texas il bottino petrolifero per i loro investitori e soprattutto prendendoci in giro ben bene.

In questo articolo c'e' di tutto, farebbe ridere se non che fa piangere: i petrolieri che parlano di "interventi di miglioramento ambientale", la subsidenza che e' una "mera modifica permanente" del territorio e le trivelle che portano benessere con il buono sconto della benzina!

Vergogna! E da chi vengono queste belle sparate?

Da Ms. Susan Sinnott il direttore della BRS Resources Ltd, una ditta Canadese, con sede a Vancouver, in precendenza nota come Bonanza Resources, e che aveva sede in Texas. Questa BRS controlla il 7% della Aleanna Resources.

Il 27 Settembre 2011 la Aleanna/BRS/Bonanza dichiara di avere concluso la fase di ispezioni sismiche in un area di 136 chilometri quadrati della concessione Ponte del Diavolo, nel delta del Po fra l'Emilia Romagna e la bassa padana del Veneto. Vogliono ora acquisire altri dati presso la concessione Ponte del Grille e trivellare il pozzo Gallare presso la concessione Corte dei Signori.

Dicono che devono finire di mettersi d'accordo coi proprietari terrieri della zona e appena sara' tutto pronto, faranno il buco. Dicono di essere "eccitati" e che prevedono di iniziare i lavori entro la fine dell'anno.

Evviva.

Intanto la gente del posto e' arrabbiata. Come riporta il Corriere del Veneto, l'assessore regionale Maurizio Conte aveva detto che la regione riservera' alla Aleanna/BRS/Bonanza la "massima opposizione", preoccupati soprattutto della subsidenza, che da decenni affligge il delta del Po, un terreno fragile gia' di per conto suo e che di tutto ha bisogno fuorche' di trivelle.

Per chi lo ricorda, negli anni 50 e 60 le estrazioni di metano avevano causato spaventosi abbassamenti di terreno, con alluvioni gravi che avevano portato alla dismissione di tutti i pozzi di metano della zona.

Ora la Aleanna/BRS/Bonanza ci riprova.

Ecco allora che arriva Susan dal Texas a tranquillizzare tutti.

SuperSusan dice, predendo in giro l'intelligenza degli Italiani che:

1. Non c'e' nessun rischio e che la subsidenza e'

una mera modifica permanente del territorio

e che basta guardare l'Olanda, dove il 24% del terreno e' sotto il livello del mare.

Cara Susan, si rende conto delle sciocchezze che dice o parla giusto per far prendere aria ai denti? Il danno e' nel tempo dello sprofondare, mia cara, che durera' anni e che sara' attivo per tutta la durata delle trivelle. E' nell'andare dal livello che c'e' oggi al livello -1 metro, -2 metri, - 3 metri che ci saranno disastri come ce ne sono stati 50 anni fa.

E che succede intanto che la sua "mera modifica" diventa permanente? Che succede alle fondamenta delle case che gia' si sono? Ai fiumi, agli argini, ai litorali?
Ma se vuole proprio farle, queste "mere modifiche" vada a farle in Texas che in Veneto abbiamo gia' abbondantemente dato.

Le sue parole sono un insulto a tutti quelli che hanno sofferto, sono morti e hanno dovuto lasciare le loro case per colpa delle alluvioni del Polesine. Si vergogni.

2. Poi tira fuori ancora le balle delle royalties. Con lo sconto-benzina e il 10% di royalties - come se avessimo l'anello al naso, e ci possiamo accontentare delle briciole.

E poi ci raccomanda di guardare a quello che succede in Basilicata dove hanno incassato ben 200 milioni di euro!

Si, guardate la Basilicata, la regione piu' povera d'Italia, con campi inquinati ovunque ti giri e da cui la gente scappa, stanca di puzze, malattie, futuro distrutto e paesaggi distrutti.

Susan, mi sa che hai sbagliato paragone. Lo sa tutta l'Italia che la Basilciata e' stata distrutta dai petrolieri!

3. Ancora la Susan tira fuori il fatto che le torri saranno erette per pochi anni - 20? 30? e che "solo se ci sara' successo" tireranno fuori il gas.

Della serie, scusi ma quel terreno non e' suo, e' nostro, e' degli italiani! E lei non puo' pensare di venire qui, bucare alla meno peggio a destra e a manca e poi scegliere quello che le piace e trivellare nel "rispetto dell'ambiente". Non e' possibile, non e' vero, sono balle!

MS SINNOTT: WHO THE HELL DO YOU THINK YOU ARE?

4. Infine la tattica della paura: se non trivelliamo, ce ne andiamo e voi restate senza soldi e addirittura senza interventi di miglioramento ambientale!!!

No comment. da quando in qua i petrolieri portano a interventi di miglioramento ambientale? MAI NELLA STORIA DEL PIANETA!


MS SINNOTT: SHAME ON YOU
ITALY DOES NOT WANT NOR NEED YOUR OIL RIGS
CAPISC?


Qui tutti gli interessi della Aleanna in Veneto e in Emilia Romagna - basta cliccare sopra per vedere meglio











E qui in Basilciata:






Ecco qui chi e' Susan Sinnott - petroliera texana da 35 anni.

Ms. Sinnott has over 35 years of international oil and gas experience and was instrumental in securing the membership interest in AleAnna Energy LLC, placing BRS Resources in the land position onshore Italy. Ms. Sinnott's area of experience is project management. Prior to joining BRS she was the president of Heartland Rig International (HRI) Inc., a global manufacturer of drilling rigs and equipment. She also held positions at Arco Oil and Gas, Exxon Neftegaz Limited, Nimir Petroleum and Petrosakh USA. She attended Southern Methodist University in Dallas, Texas.

Wednesday, September 28, 2011

Senza parole - Ortona e Rocca San Giovanni



Iniziamo con le comiche del giorno.

1. Giovanni Enzo Di Rito, sindaco di Rocca San Giovanni

Rocca San Giovanni manda una circolare con cui premette che hanno sempre avuto la salvaguardia del territorio come "azione prioritaria", ma che

1. siccome l'istituzione di un parco di rango "Nazionale" portera' l'inevitabile introduzione di divieti generali e graduati non compatibili con un territorio fortemente antropizzato

(Sindaco: ma ci abitano 2300 persone a Rocca San Giovanni!)

2. considerato che "l'inevitabile costituzione" dell'Ente Parco creera' una struttura di cui non farebbero parte i sindaci

(Sindaco: ma e' un parco, non una prigione!)

3. considerato che si deve ridurre la spesa pubblica e considerato che il parco portera' ad aggravi burocratici per i cittadini

(Sindaco: Ma quali aggravi? Non credera' mica pure lei alla balla di
Febbo sui frantoi da abbattere?
Il parco portera' aria sana, qualche stop in piu' ai pozzi di petrolio
e alla cementificazione selvaggia!
E guardi, ci sono mille altri modi per ridurre la spesa pubblica.
Togliamo le province.
Qualcuno ha ancora da spiegarmi che lavoro fanno Remo di Martino e Eugenio Caporella, assessori provinciali, che nessuno vede e sente mai!)



4. dato atto che il parco non e' pienamente condiviso dalla popolazione locale e da tutti i comuni,

(Sindaco: ma che dice - se vuole fare la conta, i comuni favorevoli sono DI GRAN LUNGA piu' popolosi degli altri che non lo vogliono.
E poi chi non lo vuole sono solo gli speculatori edilizi!)


dichiara di non volere il parco di rango "Nazionale" ma invece si tiene la pista ciclabile, e il "brand" della Costa teatina.

Traduzione in italiano semplice: vogliamo chiamarla costa teatina, vogliamo la pista cilcabile cosi le villette e le palazzine si vendono meglio!!


2. Nicola Fratino, sindaco di Ortona:

Nicola Fratino invece sul Parco legge la delibera, e senza vergogna esprime parere non favorevole alla perimetrazione del Parco della Costa Teatina. Perche'?

Perche' mancano articoli "scientifici" e quindi Ortona non puo' fare niente e quindi esprime parere negativo!!

Ma come, per il Centro Oli approvo' tutto in un batter d'occhio senza chiedere niente a nessuno e adesso, ci vuole uno studio scientifico! E perche' non l'hai fatto fare 10, 5, 2 anni fa questo studio scientifico caro sindaco? Roba da matti - il Parco non tira fuori idrogeno solforato, il Centro Oli si!

VI PREGO NON VOTATELO PIU' IN NESSUNA CAPACITA'!



Notizie buone invece: Vasto ha perimetrato, e si aggiunge a Fossacesia, Casalbordino, San Salvo.

Latitano San Vito Chietino e Torino Di Sangro.

Cupello, Lanciano, Frisa, Paglieta, Atessa, Mozzagrogna, vogliono entrarci pure loro dentro questo parco.

Caro Fratino, caro Di Rito. Il parco si fara' con o senza di voi. E se siete persone di coerenza (ma non ci credo piu'!) quando arrivera' dovete non prendere nemmeno una lira di quei soldi e ricordarvi di queste vergognose delibere.

E la gente? Perche' gli Ortonesi ancora non si ribellano? Mistero.

Il video di Moving Planet




Agli amici di Catania, Teramo, Lecce, Roma, Milano: si possono ancora mandare foto e video

Qui le foto

Qui i video

Il tutto sara' proiettato a Panama, la settimana prossima nei nuovi negoziati per il clima sponsorizzati dalle Nazioni Unite

Monday, September 26, 2011

Il lago Maracaibo, Venezuela








Il lago Maracaibo in Venezuela e' una baia collegata al mare da uno piccolo stretto. Dentro il lago c'e' il nostro eroe - il petrolio - che viene qui estratto dal 1914 dalla Shell prima e ora dal governo del Venezuela tramite la compagnia PDVSA, la Petroleos de Venezuela.

In questa baia sono successi un po tutti i disastri ambientali possibili collegati al petrolio, scoppi, subsidenza, monnezza tossica, pesci avvelenati.

Ce n'e' per tutti i gusti.




Nel 1964 la petroliera Esso Maracaibo si e' scontrata con un ponte costruito lungo lo stretto, causando il crollo del ponte e la morte di sette persone.

I riversamenti dalle petroliere, dai tubi corrotti sono frequenti, eccone uno del 2010, che il governo chaimo' di "impatto moderato". Ci furono morie di pesci, la macchia di petrolio si estese per varie decine di chilometri. Ce ne sono diversi ogni mese secondo questo rapporto venezuelano.

L'area e' soggetta a fortissima subsidenza a causa delle grandi quantita' di petrolio estratte dal sottosuolo. In totale il terreno si e' abbassato in media di circa 5 metri, rispetto a cento anni fa, e continua ad affondare di circa 5-20 centimetri all'anno a seconda delle localita'.

La calata del terreno e' stata cosi' pronunciata che il governo centrale ha dovuto costruire una diga di contenimento, ma molti considerano la diga stessa un "disastro a venire" visto che la diga stessa cala di 7cm l'anno.

L'area e' sismica e se dovessero esserci terremoti, si teme che la popolazione possa essere sommersa dalle acque.

Sulle rive del lago sorgono diversi complessi petrolchimici che riversano nel mare un po di tutto, incluso composti azotati, o a base di fosforo, mercurio e fenoli.

Nel lago sono frequenti i riversamenti accidentali di rifiuti petroliferi, e l'uso di dispersanti chimici per diluirili.

Dal 2004 il lago e' anche coperto da una densa alga che non si sa come togliere, e che cresce in maniera portentosa. L'alga spesso concentra metalli pesanti dovuti all'inquinamento - anche petrolifero - e batteri incluso quello del colera.

Nessuno sa da dove venga quest'alga, ma fra le cause probabili, proprio i dispersanti del petrolio usati in grandi quantita' e le sue componenti a base di fosfati, che fungono da fertilizzanti.

L'alga che si chiama Lemna o anche lenticchia di mare e' detrimentale al lago perche' consuma molto ossigeno, rubandolo ai pesci, che soffocano. La lemna impedisce anche alle barche di uscire al largo.

Cosi' i pescatori soffrono, perche' diventa sempre piu' difficile pescare, e quel poco pesce che si cattura e' spesso saturo di petrolio.

Ecco allora la testimonianza di Kender Ochoa, pescatore, attivista della zona che vorrebbe pescare pesci, ma che invece pesca petrolio e lemna. La gente protesta,
e come da copione, nessuno ascolta.

La pesca e' quasi scomparsa in alcune localita'.
Manca dell'altro a questo lago?

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La traduzione e' di Guido Pietroluongo:

E' un nuovo giorno di pesca per Kender Ochoa e invece di pescare gamberetti o pesce, ritrova nelle sue reti lenticchie di mare, petrolio e rifiuti. Non è l'unico, al suo fianco ci sono i suoi colleghi che invece di contare il pescato si ritrovano a contare contenitori neri e rami verdi che gli ha offerto la costa di Capitán Chico.

Questa situazione li ha spinti ad alzare la voce in Avenida El Milagro, all'altezza di Plaza El Angel, ieri alle ore 7.00. La loro indignazione non è aggressiva, di fatti sono consapevoli che attraverso le minacce non giungeranno ad una soluzione per i 2200 malcapitati.

La comunità di Puntica de Piedra si è unita alla manifestazione intralciando il traffico della zona.

Sonia Vargas, casalinga, ha cercato di incoraggiare i vicini e di indagare sulla questione. Ha raccolto gomme e bottiglie di plastica piene di greggio per verificare le dichiarazioni di Ochoa. "Siamo stanchi di non ricevere risposte alle nostre richieste. Le famiglie dipendono dalla pesca tradizionale".

Sono cinque miglia improduttive che danno solo lenticchie di mare e oro nero. Questo non va bene per i lavoratori artigianali, perciò hanno ricordato a PDVSA, Insopesca e all'Istituto per la Conservazione del Lago di Maracaibo le promesse fatte tre mesi fa, un mese dopo il ristagno di petrolio e lemna.

In quell'occasione ispezionarono le sponde dell'estuario, raccolsero dei campioni, parlarono con la comunità e promisero di tornare in 5/10 giorni, però fino alle 10:20 di ieri non si sono fatti sentire.

“La produzione si è abbassata quasi del 100%, chiaramente nessuno vuole comprare specie contaminate.”

Ochoa, che è il portavoce dei pescatori della zona, pensa costantemente di coinvolgere un gruppo di volontari per ripulire il Lago, però riflettendo sul fatto che questa non dovrebbe essere una sua responsabilità ha abbandonato l'idea.

Preferisce lasciare il lavoro nelle mani delle istituzioni nazionali e regionali.

Friday, September 23, 2011

Moving Planet Italia





Il Moving Planet day e' oggi 24 Settembre 2011. Un giorno in tutto il mondo in difesa dell'ambiente, contro i cambiamenti climatici e per una uscita il piu' presto possibile della fossil-fuel economy.

L'organizzatore e' Bill McKibben, uno dei tanti che si e' fatto arrestare davanti la Casa Bianca contro l'oleodotto Keystone qualche mese fa.

Ci sono eventi in tutto il mondo, dall'Afghanistan allo Zimbabwe, e un gruppo di persone proiettera' da un maxi schermo a New York con tutte le foto e i filmati youtube che gli arriveranno durante la manifestazione. Il tutto verra' poi mandato alla stampa e sui social media, per far vedere che siamo tanti e tutti per un ambiente piu' sano.

Basta solo mandare le foto a photos@moving-planet.org e poi ci pensano loro!

Per l'Italia, il Moving Planet a Catania e a Teramo e' dedicato alle trivelle nostrane, per dire no a tutte queste ditte microscopiche che vogliono venire a trivellare la nostra nazione.

Un grande grazie a Carmelo Nicoloso e Guido Picchetti che hanno organizzato l'evento a Catania e in favore di Pantelleria sotto assedio dalla Audax.

Un altro grazie enorme per Moving Planet e per tutto il resto a Guido Pietroluongo, my hero, che invece organizza a Teramo, assieme con raccolta firme contro le trivelle italiane.

Ciao!

Thursday, September 22, 2011

Affondiamo la Spectrum da Rimini a Lecce




Come sempre, e' possibile mandare osservazioni ed opporsi a tutto cio' prima che il disastro accada e in modo intelligente e sensato.

Ecco qui i link per le osservazioni brevi e ancora piu brevi contro la Spectrum. La data finale per l'invio di lettere e' il 4 Ottobre.

Le istruzioni per inviare i testi sono semplici:

1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al mio testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare al ministero testi tutti uguali. Quello che ho scritto e' solo un testo base, che si puo' mandare tal quale ma al quale e' meglio aggiungere considerazioni individuali.

2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.

3. Inviare con raccomandata a ricevuta di ritorno al

Ministero dell'Ambiente
Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Divisione III
Attenzione: Concessione D1 BP SP e D1 FP SP Spectrum
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 - Roma

4. Se si ha la posta elettronica certificata si puo' mandare il tutto a

DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it

come dice il Ministero dell'Ambiente dal suo sito. Chi non ha la PEC puo' richiederla da questo sito e poi dovra' andare in posta. La raccomandata a ricevuta di ritorno costa 5 euro, con la PEC e' gratis.

5. Mandare se possibile una copia anche a me, che mettiamo tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future. Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare qualche tempo fa. Se volete che mandi io al ministero tramite posta email certificata lo faccio io, anche se sarebbe meglio che ciascuno lo mandasse indipendentemente.

6. Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo.


Ormai sono diversi mesi che mandiamo osservazioni su vari testi di petrolieri, e la metodologia e' abbastanza collaudata. Questo si vede anche dalle pagine ministeriali dove finalmente compaiono indicazioni funzionali su come fare, e a chi scrivere che prima non c'erano.

Per chi volesse scrivere osservazioni da se, i testi della Spectrum si possono scaricare da qui.

Basta solo che ora facciamo sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa.

Il Ministero e' obbligato a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali.

Anche per l'ultima concessione, la d505 delle isole Tremiti da parte della Petroceltic, scrivemmo le osservazioni a suo tempo. Allora, come adesso, le ditte trivellanti vogliono eseguire sondaggi marini e trivellare pozzi preliminari. Il Ministero concesse "solo" i sondaggi marini, invece che anche l'autorizzazione alla trivellazione preliminare, in parte anche grazie ai nostri testi. Il fatto che avessimo mandato osservazioni e' stato poi usato nei ricorsi al TAR mandati da vari comuni di Puglia, Abruzzo e Molise.

Nella mia opnione, mandare osservazioni e' uno dei pochi modi ufficiali che abbiamo di fare sentire la nostra voce, ed e' piu' importante avere tanti testi di contrarieta' da tante persone, che uno solo, per quanto iper-tecnico e perfetto. E' un diritto che e' sancito dalla comunta' europea tramite il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia.

In questi mesi abbiamo combattuto un po tutti - in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia, in Basilicata.

Il petrolio e' un problema di tutti.

Il ministero non mette limiti di residenza, per cui tutti possono fare sentire la propria voce. Ecco. In questi giorni preparero' il mio testo, ma intanto tutti possono iniziare a spedire questa seguendo questa possibile traccia.

Grazie a Guido Pietroluongo e a Ilaria Giangrande.
E' anche possibile mandare osservazioni contro le trivelle in Salento e a Pantelleria, secondo le istruzioni linkate.

Wednesday, September 21, 2011

La mente offuscata del ragionier Mauro Febbo.



Mi chiedo se quest' uomo si renda conto delle scemenze che dice. Ora viene fuori con questa idea del... "Parco ad Isole"!

E cos'e' questo "Parco ad Isole"?

In poche parole, il concetto di Febbo e':

Prendiamo le riserve che gia' ci sono e la pista ciclabile dell'ex trattato ferroviario, (ancora da realizzare!) e le chiamiamo "Parco ad Isole" collegate dal "Corridoio Ecologico" e voila' ecco fatto il Parco, facile facile.

Ma ... cosa succede a tutto quello che c'e' in mezzo a queste riserve-isole a macchia di leopardo?

Ma e' ovvio: il far west ambientale - tutti possono fare quel che gli pare ... villette, ecomostri, cemento e palazzinari!!

Dieci anni e cotanta scienza per arrivare a questa folle idea!!

Infatti secondo Febbo tutto quello che e' fuori dalle riserve dovrebbe essere designato come

"valorizzazione e rigenerazione del paesaggio agricolo costiero"

in una parola... VILLETTE e CEMENTO per tutti!

Ma allora a che serve il nome di parco? Non facciamolo per niente no? Le aree protette gia' ci sono!

E qui continua l'inganno, perche' ovviamente se la chiami "villetta nel Parco Nazionale della Costa Teatina" il prezzo e' uno, se la chiami "villetta lungo il litorale cementificato" il prezzo e' un altro, molto meno!

In piu' dopo la figura barbina fatta a Roma dove il Ministero gli ha detto "o perimetri o perimetriamo noi", Febbo e i suoi compari regionali hanno capito che dovevano proporre qualcosa e cosi' ecco il folle "Parco ad Isole".

Ovviamente il Parco porta con se soldi: che ci facciamo con questi soldi nel "Parco ad Isole"? Hanno pensato pure a questo: certo, li investiamo per la speculazione edilizia, per riconversioni di casolari a palazzine, e addirittura per riconversione industriale lungo il litorale in modo da

"non compromettere le attività socio-economiche attuali e future"

.. specie la parte economica, eh! E magari dentro la riconversione industriale ci mettiamo pure una bella raffineria, eh? Conoscendoli faranno passare di tutto sotto il nome di "riqualificazione".

Questa l'idea di Febbo, e di tutti quegli intelligentoni che siedono alla regione.

La chicca e' da parte di Gianfranco Giuliante, che quando era il presidente del Parco Nazionale della Majella, e in riferimento alle estrazioni di petrolio disse

"Bisogna fare una scelta intelligente - che non soffra di un pregiudizio "ecologico" - e non si deve negare la necessità che i "pozzetti" vadano messi da qualche parte per poter vivere e lavorare tutti quanti".

Questo per mostrare il modo di pensare di chi prende decisioni per noi. Ora invece in merito al Parco Nazionale della Costa Teatina lo stesso Giuliante dice:

"gli ambientalisti vogliono mantenere per sempre le norme di
salvaguardia"


Scusi, ma non sarebbe questo lo scopo di ciascun scellerato politico che siede alla regione, Febbo e Giuliante compresi? preservare quello che di buono abbiamo a godimento delle generazioni future?

O visto il suo modo di pensare, lei intende valorizzare la costa e il futuro di questa regione con "pozzetti" e "raffineriuccie" e "centri olietti a mare"?

E poi, caro Giuliante, la smetta di demonizzare questi cattivi "ambientalisti" - non siamo altro che cittadini innamorati del nostro territorio. La colpa di tutta questa impasse non e' nostra, ma di voi amministratori del 1960 e la regione in primis che non riesce a presentare UNA PROPOSTA DECENTE sul parco.

Ma dove mai si e' visto che sono le associazioni di gente volontaria e che lavora a gratis a dovere scrivere queste proposte di perimetrazione che facciano senso?


Non votiamoli piu', non serve gente cosi, e' solo deleterio per questa regione, per i nostri desideri, per il nostro futuro, per i vostri figli.


Fonte: Costituente per il Parco della Costa Teatina

Sunday, September 18, 2011

Ortona e Pescara: arriva l'airgun Petroceltic, e la politica tace




Cosi' mentre Febbo, Di Stefano, Sorgi e Chiodi discutono sul parco, la Petroceltic si porta avanti. Come sempre, la politica dorme e a scoprirlo siamo noi persone normali.

In Puglia e a Vasto a suo tempo hanno fatto ricorso al TAR.

E in Abruzzo?

Qui i testi della d492 e qui della d507.

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In data 13 Settembre 2011 il Ministero dell'Ambiente ha dato parere positivo "con prescrizioni" a nuove operazioni petrolifere al largo delle coste abruzzesi.

Sono state approvate le concessioni d507 e d492 al largo di Ortona e Pescara, dove la ditta irlandese Petroceltic e' ora autorizzata ad eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell'airgun.

Queste consistono nell'utilizzo di violenti spari di aria compressa dai cui segnali riflessi e' possibile ottenere informazioni sui giacimenti petroliferi. L'air gun e' dannoso alle specie marine che a causa dei forti rumori ripetuti nel tempo possono perdere l'orientamento, essere lesionate e spiaggiare. Negli scorsi mesi sono stati frequenti gli avvistamenti di delfini in varie localita' abruzzesi, per i quali siamo fortemente preoccupati. L'air gun e' il primo passo verso la trivellazione dei fondali d'Abruzzo a cui seguiranno perforazioni di pozzi esplorativi e permanenti per cui la Petroceltic ha gia' richiesto l'autorizzazione.

La d492 e la d507 giungono sulla scia della d505 approvata in primavera per il vastese e per le isole Tremiti, sempre per conto della Petroceltic. Questa ditta irlandese e dal basso capitale d'investimento ha cosi' ottenuto di poter sondare l'Adriatico da Pescara fino al Gargano.

Per le concessioni d507 e d492, il Ministero dell'Ambiente indica che non sono giunti pareri da parte della regione Abruzzo e Molise, come anche per la d505. A Gianni Chiodi, come sempre, non importa che l'Abruzzo venga petrolizzato e sebbene sia il governatore di questa regione, non si degna neppure di manifestare la sua opinione: e' come se governasse altrove.

Per la concessione d492 invece il ministero elenca tutte le osservazioni giunte dai cittadini, incluse quelle della provincia di Chieti, senza affermare che sono tutte di contrarieta'. Non risultano invece atti trasmessi ne dalla provincia ne dal comune di Pescara.

Si affema anche che le concessioni sono autorizzate in quanto non sussistono vincoli ambientali lungo la costa ortonese e pescarese.

I cittadini hanno fatto sforzi immensi in questi ultimi anni contro le trivellazioni in Abruzzo. E' ora che anche la politica si svegli. Siamo stanchi di questa mollezza e di questo tergiversare. Non e' tollerabile che chi governa non abbia a cuore il nostro territorio. Ci vuole coraggio a far politica e occorre che si tutelino per davvero i diritti dei cittadini di oggi e del futuro. L'Abruzzo ha una immagine vincente di territorio sano e verde e chiediamo che venga difeso nei fatti e non a chiacchere.

La perimetrazione del parco della costa teatina avrebbe portato ad un ulteriore strumento di difesa contro le trivelle, invece siamo ancora qui impantanati in inutili discussioni.

Chiediamo al presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio e ai suoi assessori all'ambiente e al turismo Eugenio Caporella e Remo Di Martino, al presidente della provincia di Pescara Guerino Testa e al sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia di essere piu' attivi nella difesa del nostro mare, senza paura, senza stupidi calcoli politici, e nell'interesse generale. Chiediamo a Mauro Febbo di opporsi con vigore contro le trivellazioni invece che contro il parco.

E' possibile presentare ricorsi al TAR contro le autorizzazioni d507 e d492, prendendo esempio dal sindaco di Vasto, Luciano La Penna, che ha depositato ricorso contro la concessione d505 assieme ai comuni di Vieste, Peschici e assieme alla regione Puglia.

Ci auguriamo che simili ricorsi al TAR vengano presentati anche ad Ortona e a Pescara. Ci sono sessanta giorni di tempo per farlo.

Infine, l'approvazione di queste concessioni mostra ancora una volta quanto importante sia il coivolgimento delle persone. Poiche' la nostra classe politica continua a mostrarsi del tutto incompetente e' necessario che ciascun cittadino vigili maggiormente e sia piu' attivo nella difesa del territorio, scandalizzandosi e esigendo che chi governa lo faccia nel nostro interesse e non per avvantaggiare il business della Petroceltic.

Maria R. D'Orsogna, California State Unviersity Northridge

Dante Caserta, WWF Italia

Fabrizia Arduini, Emergenza Ambiente Abruzzo

Guido Pietroluongo, Italia Anti-Whaling events

Saturday, September 17, 2011

Io voglio il parco!


Eccoci qui: Santa Fabrizia ha disegnato una locandina che si puo' stampare e attaccare un po ovunque, nei negozi, nelle scuole, in giro.

E' un piccolo gesto, ma facile e serve a scuotere l'opinione pubbilica e a mostrare a Febbo che la sua prepotenza non porta da nessuna parte. E' tutto fatto, basta solo che ci crede faccia questo piccolo sforzo di stamparselo.

Altre informazioni utili:

Sabato 17 Settembre dalle 5pm alle 8pm ci sara' una raccolta firme a favore del parco in Piazza Lucio Valerio Pudente a Vasto, promossa dal Club Alpino Italiano (CAI), dagli Amici di Punta Aderci e dal Fondo Italiano per l'Ambiente (FAI)

Domenica 25 settembre, dalle 4pm alle 8pm ci sara' una raccolta firme a favore del parco a Lanciano, lungo i Viali, promosso dal WWF.

Domenica 2 Ottobre altra raccolta firme alla Stralanciano, la corsa amatoriale d'Abruzzo, come gentilmente concesso dagli organizzatori, Guido Catenaro e papa'.

Chiunque abbia voglia di fermarsi, dare una parola di incoraggiamento e' benvenuto. Le persone che stanno dietro ai banchetti sono persone normali, non pagate da nessuno, e lo fanno solo per amore del parco. Per esperienza so che e' bello sentirsi apprezzati quando si fanno queste cose, e piu' ancora che la firma e' bello sentire che la gente e' partecipe e non indifferente.

Grazie a Fabrizia, Ines, Alessio, e tutti quelli della Costituente.

Wednesday, September 14, 2011

Lo vuoi il parco? Il tempo e' adesso - prima che lo bruciano.


E' sera, sono in Ohio e probabilmente mi pentiro' di questo post che ho scritto di getto dopo avere letto questo sull'incendio doloso di Punta Aderci.

Chissa' perche' questi incendi scoppiano mentre i no al parco fanno la voce grossa.




L'apatia degli italiani, degli abruzzesi e' sempre piu' sconvolgente e inquietante. Vorrei non arrabbiarmi per l'Italia, essere libera e non sapere certe cose, per sentirmi meno impotente. Ma non di fronte a Febbo, ci mancherebbe, ma di fronte a un popolo intero che per la maggior parte non sa di avere dei diritti e che non sa esigere che vengano rispettati.

Sono stanca di sentirmi dire "e che ci posso fare" oppure "stai tranquilla e pensa a campare" o "aspettiamo". E sono pure arrabbiata quando mi si dice che "gli Americani le cose non le fanno a casa propria ma le fanno altrove".

Stanno incendiando la costa teatina! Nel silenzio generale. Parte della nostra classe politica con Febbo a capo sta sabotando il nostro parco. Un parco che c'e' da 10 anni a cui dobbiamo ora solo trovare dei confini.

E la gente perbene, normale, dov'e', cosa fanno? Perche' nessuno fa niente nel concreto per questo parco a parte quei pochi eroi della Costituente? Perche' lasciamo che gente senza scrupoli possa incendiarlo.

Ho mille amici su Facebook dall'Abruzzo che al massimo si passano i miei post e mi mettono "Mi piace" sulla casella.

Occorre invece agire, e' troppo facile fare gli attivisti Facebook.

Hai un negozio? Attacca un cartello "Io lo voglio il parco" e fallo attaccare ai tuoi amici. Sei un operatore turistico? Scrivi al Centro una lettera e se non la pubblicano, mandala in giro su internet. Hai un gruppo musicale? Scrivi una canzone per il parco. Conosci Febbo di persona? Cantagliene quattro. Ti piace fare hiking? Organizza una passeggiata a Fossacesia o dintorni a favore del parco. Sei giovane? Prendi una maglietta bianca, e scrivici: I love il parco della costa teatina.
Ciascuno potrebbe e dovrebbe fare qualcosa.

In una parola, rompi le scatole.

Non ne usciamo altrimenti.

Mi sono presa pure i fischi dalla cricca di Febbo, sebbene al mare in Italia ci vado solo una o due volte l'anno. Quella sera ero stanca, avevo gia' dato per l'Abruzzo e avrei preferito riposarmi. Volevo solo stare a casa a passeggiare lungo la strada panoramica di Lanciano, dove, da lontano l'Abruzzo pare bello. Quando sono arrivata a San Vito e ho visto chi Febbo si portava dietro volevo andarmene perche' lo sapevo che sarebbe andata a finire a urla e non li volevo. Eppure sono andata li e, fischi o non fischi, ho detto la mia e ho fatto la mia parte.

Se tutti facessimo cosi, Febbo non potrebbe andare per le piazze a dire che la gente e' contraria al parco. Lo puo' fare perche' chi e' favorevole non dice niente.

Fare l'attivista non e' semplice, e credo che tutti vogliamo la vita facile. Molto meno impegnativo andare al mare, mandare Febbo a quel paese in privato e pensare a campare nella speranza che il lavoro sporco lo faccia qualcun altro.

Purtroppo e' questa logica che ci ha portato a dove siamo adesso in Italia e se non sentiamo l'impazienza di agire la colpa e' di ciascuno di noi, per il parco e per la nazione in generale.

TUTTI SI DEVONO DARE DA FARE PER QUESTO PARCO.

Febbo continua ad andare in giro con la sua cricca a piantare il seme che la gente non lo vuole il parco. Io lo so che non e' vero, ma lui i suoi li organizza, mentre gli altri non fanno niente.

Stanno incendiando il parco tutto, nel silenzio generale. Capite? Lo stanno incendiando e nessuno fa niente.

Mario Pupillo dov'e'? Enrico di Giuseppantonio dov'e'? Gli scout dove sono? La chiesa dov'e'? L'universita' di Chieti dov'e'?

Ma perche' siamo cosi passivi?

Non voglio sentirlo mai piu' che gli americani le cose vanno a farle altrove. Gli americani quando c'e' da difendere le loro cose, nel bene e nel male, si raccorciano le maniche e si danno da fare.

I Maori sono stati a protestare per 3 settimane contro la Petrobras. Gli americani si sono fatti arrestare sul prato della Casa Bianca, incluso il capo della Nasa e Darryl Hannah. Sono stati li per due settimane a rompere le scatole ad Obama.

E noi? Noi al massimo ci passiamo i messaggini sull'Iphone aspettando un Godot che non verra' mai.

Le ispezioni sismiche in Nuova Zelanda e i pinguini morti




Te Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.

Comunita' Maori della Nuova Zelanda

Un'altra storia di petrolio che alla stampa italiana non interessa.

Petrobras e' la compagnia nazionale petrolifera del Brasile - una specie di ENI brasiliana. Ha attivita' in varie parti del mondo, inclusa la Nuova Zelanda dove il governo gli ha venduto in esclusiva delle licenze petrolifere e di gas nel 2010 della durata di cinque anni.

Petrobras e' anche la compagnia petrolifera che piu' di ogni altra trivella alla ricerca di petrolio in acque profonde, ed e' nota per i suoi metodi aggressivi, per la mancanza di misure di sicurezza per ambiente e lavoratori e per avere spesso assunto personale non sufficentemente addestrato.

In tre anni, dal 1998 al 2001 la Petrobras e' stata responsabile di almeno 80 morti.
Questo un editoriale di Forbes in merito.

Ed e' proprio nei mari dell'isola del nord di Nuova Zelanda (ce ne sono due, nord e sud) che la Petrobras stava eseguendo ispezioni sismiche all'inizio del 2011, nel cosiddetto bacino di Raukumara.

La Petrobras non ha perso tempo e per varie settimane in Aprile 2011 ha portato a spasso nel mare su una nave a contratto chiamata "Orient Express" un sonar lungo 10 chilometri che ha spazzolato un area di oltre 12,000 chilometri quadrati a 110 chilometri da riva.



La Nuova Zelanda petrolizzanda - la concessione Raukumara e' in alto a destra, in verde.


Lo scopo era di eseguire ispezioni sismiche: sparare violenti getti di aria compressa in mare, ed ottenere dai segnali riflessi informazioni sui giacimenti di Raukumura. Come volevasi dimostrare, hanno subito iniziato a ritrovare pinguini morti.



Lungo la baia di Waihau Bay il giorno 28 Aprile 2011 hanno ritrovato 14 carcasse.

Particolarmente arrabbiati sono i Maori, comunita' indigene locali che ne' il governo della Nuova Zelanda, ne' la Petrobras ha provveduto ad informare di queste esplorazioni sismiche e dei progetti petroliferi.

Di queste comunita' Maori, la piu' a rischio e' la Ngati Porou, la piu' vicina alla zona delle trivelle e che vive secondo criteri naturali. Non solo nessuno gli ha detto niente, ma pare che non si parli nemmeno di quantificare costi, e benefici per la collettivita' o chi paghera' in caso di incidenti - stile BP insomma.

I Maori dipendono sulla pesca per il loro sostentamento e sono molto preoccupati di inquinamento in mare e ai pesci in caso di trivellazioni. La zona e' particolarmente fragile e altamente sismica. In piu' le trivelle Petrobras saranno in acque profonde e non ci sono pratiche standard ne protocolli da seguire - nessuno per esempio sa come progettare le valvole di sicurezza in cosi' grande profondita' e ovviamente i residenti della Nuova Zelanda e i Maori non vogliono essere le cavie della Petrobras.

E ovviamente lo sanno fin troppo bene che il petrolio porta lavoro a pochi, e ancora di meno alle comunita' locali, lasciandosi dietro invece solo mare sporco, inquinamento, perdite e possibili scoppi.

Non ne vogliono sapere!

E cosi, si sono dati da fare. Greenpeace locale, e le comunita' Maori hanno mandato delle barchette in mare per protesta ad interferire con l'Orient Express della Petrobras durante le ispezioni sismiche. Alcuni si sono pure tuffati in mare, causando il cambiamento di rotta dell'Orient Express. Sono stati li per tre settimane a rompere le scatole alla Petrobras.

Dopo avere scoperto i cadaveri dei pinguini, i Maori hanno chiesto al governo delle risposte celeri e accurate. Per loro infatti i pinguini sono animali sacri.

Hanno rilasciato questo statement durissimo:

Te Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.
We will continue to let the Government know that te Whānau ā Apanui will oppose this exploitation of the environment for as long as it takes, and in as many forms as that opposition is necessary, until deep sea oil drilling and inland mining in our tribal territory is off the agenda forever.

Il governo della Nuova Zelanda ha detto di non potersi prounciare finche' il tutto non sarebbe stato accertato e che le morti dei pinguini potrebbero essere state a causa di condizioni climatiche eccezionali che avrebbero o causato la morte diretta dei pinguini o degli animali di cui si cibano. Hanno dato la colpa a La Nina!


Mmh - che coincidenza! Arrivano i petrolieri, spiaggiano i pinguini e la colpa e' di La Nina!


I residenti non ci credono a questa di La Nina. Dicono che le condizioni climatiche sono normali e che non ci sono state tempeste di alcun genere.

E hanno continuato a protestare. Finalmente l'8 Maggio 2011 la Petrobras ha deciso di andarsene prima del tempo. Il governo della Nuova Zelanda ha dovuto scortare l'Orient Express per paura che ci fossero azioni di disturbo alla nave ammazza pinguini.

A giugno 2011 il governo della Nuova Zelanda ha annunciato nuove misure di sicurezza per regolamentare l'attivita' petrolifera.

Vediamo come va a finire.

Personalmente penso che questo sia un risultato delle proteste e della rabbia dei Maori. Come sempre si deve rompere le scatole ai politici incessantemente ed ovunque, non c'e' altra soluzione.

E noi? E i nostri delfini? E i nostri pescatori? E la nostra rabbia?




Proteste no drilling in Nuova Zelanda

Questa storia mi e' stata gentilmente segnalata da Françoise Lienhard che da tanto tempo e' impegnata contro il fracking in Francia - grazie Francoise!







Monday, September 12, 2011

Febbo, Di Stefano, Primavera: i recidivi


Non possono proprio accettarlo che i sogni di pozzi di petrolio, raffinerie, villette ed ecomostri lungo la costa dei trabocchi possano svanire.

Non possono proprio accettarlo che invece della prepotenza possa vincere la democrazia ed il buonsenso.

Ma si sbagliano di grosso perche' vinciamo noi, gente onesta che vuole solo vivere in un ambiente sano e naturale e che non ha amici costruttori di villette o di raffinerie.

Nonostante il ministero gli abbia detto a chiare parole che IL PARCO S'HA DA FARE, la cricca della politica d'Abruzzo continua ad insistere come bambini capricciosi a dire di no e inventarsi una scusa piu' ridicola dell'altra.

Non solo non si arrendono e continuano a spararle ma neanche gli importa di diventare gli zimbelli dell'Abruzzo intero. Ma chi si credono di essere?

Di Mauro Febbo abbiamo gia' parlato tante volte - qui e qui.

Un paio di giorni fa il Centro riporta la proposta di Fabrizio Di Stefano - quello che e' favorevole a eliminare il divieto alla riorganizzazione del partito fascista - che se ne esce con la brillante idea: facciamo un referendum negli otto comuni interessati al parco.

Questo nonostante esista gia' una legge che, come ha detto il ministero, ne ha sancito l'esistenza dieci anni fa. In piu' vorrebbe fare questo "referendum abrogatorio" venti giorni prima che i comuni debbano sottomettere i perimetri.

In dieci anni non si e' fatto niente - ora in venti giorni si dovrebbero fare referendum e perimetro allo stesso tempo!

Di Stefano dice che "non esistono studi scientifici" per cui non si possono fare perimetrazioni.

Senatore, ma cosa hai fatto negli scorsi dieci anni? Perche' non li hai commissionati questi studi? Cosa facevi? Se prima non ti interessava del parco, perche' ora? Perche' Fossacesia ci e' riuscita a perimetrare il tutto per tempo invece?

Forse che prima Di Stefano pensava che non se ne sarebbe fatto niente di questo parco, e ora che sta per succedere tutt'a un tratto - svaniti i sogni di villette - si recuperano gli studi scientifici?

La sparata di Di Stefano e' sulla scia delle dichiarazioni del sindaco di Vito, Rocco Catenaro che assieme a quello di Rocca San Giovanni Gianni di Rito dicono che:

i consigli comunali non possono quindi provvedere ad approvare una perimetrazione e ove lo facessero, sarebbe illegittimo perché in base a una sentenza della Corte costituzionale non si deve procedere a una zonizzazione di tipo urbanistico, ma di tipo ambientale-naturalistico.

Eh? In abruzzese: ma che s'accondano?

Ci inzuppa poi il pane Paolo Primavera, di Confindustria, che dice di essere favorevole pure lui al referendum. Scusi, ma lei non ha nessun ruolo in tutto cio'. Chi e' lei in questa faccenda? Lei ha lo scopo dichiarato di trivellare l'Abruzzo, e' evidente che ha interessi di parte e che per lei il Parco e' solo un vincolo in piu'.

Ecco perche' si erano cosi arrabbiati con me la sera del 27 Maggio 2011, perche' ero li per ricordargli che piu parco = meno petrolieri, e questo non gli piaceva a Paolo Primavera. Infatti lui e' ai vertici di Confindustria, quelli che hanno commissionato la pubblicita', un anno fa, di "Le ragioni del petrolio e del gas" e in cui dicevano che petrolio e agricoltura assieme si possono fare.

Figurarsi quanto gli puo' importare a questi della difesa del territorio!

Non gli abbiamo creduto allora, non gli crediamo adesso. E cosi evidente: qui c'e' tanta gente che cerca ogni scusa possibile per non fare il parco e per lasciare spazio a petrolieri e speculatori con soldi che non si sa da dove vengono.

Passiamo a Gianni Chiodi - prestigiatore sul tema. Anche qui il Centro gli ha chiesto, ma lei che ne pensa del parco? Ecco cosa risponde - un mare di parole per non dire niente!

Io trovo utile l’istituzione di una zona con fasce di protezione del territorio e con strutture - che abbiamo già finanziato - come le piste ciclabili. Io dico che i pronunciamenti dei Comuni devono essere chiari. Non basta dire genericamente sì al Parco. Occorre anche l’indicazione di quali sono le zone di più alta e di minore protezione. Sul piano personale posso raccontare ciò che accadde quando ero sindaco di Teramo. Ci fu la proposta di far entare la città di Teramo nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso Ritenni che i vincoli superassero le opportunità di marketing terroriale e, pertanto, decisi di non aderire alla proposta. Ma, ripeto, per il Parco della costa teatina, la Regione si adeguerà ai pronunciamenti delle comunità
interessate.

Tradotto: resta a guardare, non si sbilancia, gli piace la pista ciclabile cosi' le villette si vendono meglio. Ponzio Pilato pure qui.

La Costituente del Parco della Costa Teatina, con a capo Lino Salvatorelli ha risposto a questa cricca di referendari dell'ultimora, dicendo che purtroppo il ministero ha gia' deciso, ma se proprio volete fare un referendum facciamolo cosi:

Proponiamo allora alcune consultazioni popolari, certi che Paolo Primavera e gli altri politici, una volta scelta la strada della democrazia diretta, non si tirino indietro:

La discarica di amianto di Ortona;
Il pozzo Gagliarda 1 Dir a Ortona;
La centrale turbogas di Ortona;
La ricerca di idrocarburi in Adriatico
Le centrali a biomasse di Treglio, Ortona, Vasto;
L'impianto di estrazione di gas sotto il lago di Bomba con annessa raffineria;
La centrale termoelettrica a olio di palma di Vasto;
L'apertura anticipata della caccia;
I ripascimenti;
La variazione al PRG per il resort all-inclusive di S. Vito Chietino;
Gli inceneritori per i rifiuti in tutto l’Abruzzo;
La realizzazione di nuovi porti a S.Vito e a Vasto;
e l'elenco sarebbe ancora molto lungo.

Vediamo se ne passa uno solo di questi referendum. Vediamo che dice Primavera. Vediamo che dicono i nostri politici.

Infine, ecco qui, un breve calcolo, fornito gentilmente da Lorenzo Luciano:

Comuni favorevoli al Parco:

Vasto: abitanti 40381
San Salvo: abitanti 19401
Fossacesia: abitanti 6283
Casalbordino (solo dopo la figuraccia fatta a Roma): abitanti 6382

Comuni contrari al Parco:

Rocca San Giovanni: abitanti 2379
Torino di Sangro: abitanti 3084
San Vito: abitanti: 5321
Ortona: abitanti: 23911

Totale 72447 favorevoli su 107142. Il 68% e' a favore.

Ecco, cari inutili politici, risparmiatevi quei soldi e le risate generali e mettetevi in mente che raffinerie e speculazione edilizia qui non ve le faremo fare.

Se proprio volete le villette andate a Francavilla e se volete le raffinerie andate a Gela.

Grazie a Lorenzo Luciano, Lino Salvatorelli, Ines Palena, Fabrizia Arduini, Franco Sacchetti, Alessio Di Florio e tutti quelli della Costituente per la dedizione al parco di tutte queste settimane. Chiunque voglia organizzare eventi per dire si al parco puo' contattare me o ciascuno di loro e in qualche modo facciamo.

Saturday, September 10, 2011

Una FPSO e il campo Aquila a Brindisi


E' probabile che la comunità brindisina,
che sino ad ora ha sonnecchiato,
farà sentire la sua voce.
Forse, però, è fuori tempo massimo.


Telenorba, 9 gennaio 2011


Whenever the people are well-informed,
they can be trusted with their own government.


Thomas Jefferson


La notizia e' di qualche giorno fa - l'ENI iniziera' "presto" a trivellare a 25 miglia al largo di Brindisi, nel campo Aquila. Venticinque miglia sono circa 40 chilometri.

In realta' di questa partenza imminente delle trivelle se ne parlava gia' da gennaio 2011, ma evidentemente nessuno penso' bene davvero di darsi da fare per capire meglio, per opporsi se necessario.

Era tutto gia' scritto da tempo.

I comunicati di otto mesi fa infatti dicono che l'ENI aveva gia' appaltato alla Saipem - anche se sono tutte e due dello stesso gruppo! - un contratto per 1 miliardo di euro nel 2009 per gestire una misteriosa e non meglio specificata FPSO al largo di Brindisi.

Qualcuno dei politici o dei giornalisti di Brindisi e dintorni si e' posto il problema di chiedersi cosa fosse una FPSO? Qualcuno si e' preoccupato di spiegarlo alla gente? Qualcuno sapeva che allo stesso tempo in Abruzzo stavamo facendo fuoco e fiamme per evitarne la costruzione - poi vittoriosi?

Si una FPSO e' quella che si vede in cima - una mini raffineria con fiamma perenne che brucia monnezza petrolifera 24 ore su 24. Bello, eh.

Com'e' possibile che a nessuno sia venuta la curiosita' anche solo di mettere FPSO dentro google?

FPSO sta per Floating Processing and Storage Offshore unit: la P sta per processing - lavorazione e la lavorazione e' la fiamma che si vede, spesso per togliere zolfo dal petrolio schifoso italiano.

Qui un po di link dell'epoca in cui ne volevano piazzare una in Abruzzo.

FPSO 1
FPSO 2
FPSO 3
FPSO 4

La P e' praticamente un mini-centro oli. E chi non sa cosa sia un centro oli, deve un po vergognarsi perche' in Basilicata ci hanno distrutto un intero paese - Viggiano - con un centro oli. E il minimo che si possa fare e' di saperlo.

La F e' floating, cioe' galleggiante, la S e' lo storage, cioe' lo stoccaggio e la O offshore, in mare.

Fa ancora piu' rabbrividire che a Brindisi l'ENI invece che costruirla ex-novo questa FPSO voglia prendere una petroliera vecchia e "riconvertirla."

Chissa' che ci esce.

L'ENI inzio' a parlare di questo giacimento nel 1993. Dopo 18 anni finalmente sono pronti.

Come riportava Telenorba, gia' a gennaio 2011 si diceva che le attivita' sarebbero iniziate nel quarto trimestre 2011.

Le operazioni dureranno 20 anni almeno.

L'ENI dice di potere tirare fuori circa 120 milioni di tonnellate fra gas e petrolio in totale con 12 mila barili al giorno. La FPSO porta' processarlo e stoccarne 700 mila.

1 tonnellata di petrolio sono circa 7.3 barili, per cui
120 milioni di tonnellate sono circa 870 milioni di barili di petrolio.

L'Italia ne consuma circa 1.5 milioni al giorno.

Ergo, nel giro di 20 anni, e ipotetizzando che il consumo di petrolio resti invariato nel tempo, il "ricchissimo" campo di petrolio di Brindisi ci dara' petrolio per 580 giorni.

Un anno e mezzo di petrolio. Quella roba lassu' in bellavista sul litorale.

Ciascuno puo' trarne le conseguenze che vuole.

Si, forse e' tardi.

La democrazia e' faticosa e ogni santo giorno ci deve interessare cosa ci accade intorno. La Basilicata, l'Abruzzo sono forse lontani, ma un giorno potrebbe toccarci piu' da vicino.

Wednesday, September 7, 2011

Le bugie dell''ENI a Crotone e il mistero delle trivelle di Santa Cesarea Terme

** Nota: Il fatto che l'ENI volesse trivellare e non aggiornare i suoi impianti a Hera Lacinia l'ha scovato la sottoscritta e poi mandato a NewsCrotone24. Da qui la notizia si e' diffusa sulla stampa di Calabria. Basta guardare le date di pubblicazione di tutti gli articoli e di questo post (ricordando che qui siamo a -9h di fuso) per rendersene conto. Evviva il giornalismo italiano! **





Via a Eni per nuovo pozzo a Crotone

Dal Sito della Staffetta Quotidiana


La perforazione del pozzo avverra' per tratti
di 60 metri fino a 1810 metri

Dal sito di VIA del governo italiano su Hera Lacinia a Crotone


Interventi manutentivi, che non comporteranno la perforazione di nuovi pozzi, effettuati periodicamente necessari per garantire la
continuità della sicurezza delle installazioni.

Dai comunicati ENI alla stampa di Crotone


Qui c'e' qualcuno che non la racconta giusta!


Antefatto: in questi giorni tutta la stampa e i cittadini di Puglia sono in subbuglio per quella che pare una piattaforma mobile, stazionata per qualche giorno davanti a Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce. Nessuno sa cosa sia.

L'avvocato Tamborini di Lecce ha allora scritto a quelli del Ministero chiedendo lumi. Ecco parte della risposta:

Dagli Uffici competenti ho appreso che la piattaforma in questione è una piattaforma di perforazione di tipo jack up, al momento in cui è stata fotografata in transito, non destinata ad operare nei mari a largo del Salento dove non vi sono attualmente specifici programmi di perforazione né autorizzazioni rilasciate.

Intanto non e' vero che non ci sono programmi di perforazione, la Northern Petroleum gia' parla di permessi ricevuti per le ispezioni sismiche che sono solo il preludio delle trivelle.

Ma a parte tutto cio', apprendiamo che si tratta di una piattaforma di tipo Jack-up, una piattaforma di perforazione mobile i cui piedi si appoggiano al fondale marino.

Ma dove va? Perche' andava in giro per il basso Adriatico?

Allora vado a guardare i permessi di VIA concessi negli ultimi tempi e nel silenzio generale si scopre che l'ENI ha avuto il permesso di allargarsi e di trivellare ulteriormente il mare di Crotone, praticamente attaccato alla riva.

La concessione si chiama Hera Lacinia, e' in produzione dal 1987 e il suo nome tecnico e' DC 4 AG.

Con questa nuova istanza, chiedevano al governo di allargarsi. Il governo gli ha detto si e il tutto e' stato reso noto il 18 Luglio 2011. Praticamente trivelleranno un nuovo pozzo in mare, ma dalla stessa piattaforma sovrastante.

Hera Lacinia e' anche il nome di un tempio dell'eta' greco-romana che sorge a Crotone. In Abruzzo li chiamano con i nomi di pesci - Ombrina e Rospo Mare - a Crotone con i nomi di templi per prenderci meglio in giro.

Negli atti ufficiali dicono cosi:

Coltivazione di idrocarburi D.C.4AG sviluppo giacimento Hera Lacina in località Capocolonna in comune di Crotone (KR) - Positivo con prescrizioni.

Che significa questo? Intanto che si tratta di "coltivazione": questo vuol dire, in italiano onesto, che il nuovo pozzo e' li per tirare fuori idrocarburi.

Poi se si leggono i decreti dicono:

Preso atto che non risultano pervenuti osservazioni da parte del pubblico, ne particolari misure cautelative da parte della D.G. per la protezione della Natura...

Non so cosa vuol dire D.G. ma so che il resto significa che nessuno ha osato dire niente - regione, provincia, comune, cittadini. Nada. L'ENI fa quello che vuole.

Interessante che dopo qualche rigo invece si dica che si sono un "po allontanati" dal sito di interesse comunitario Capo Colonna per evitare fenomeni erosivi e che la subisdenza ci sara' ma e' compatibile coi valori "naturali."

Che carini! Aggiungono:

Valutato che l'ENI SpA, essendo certificata ISO 14001 e' impegnata in un miglioramento continuo nella protezione dell'ambiente e, grazie al suo sistema di Gestione Integrata di porre in essere tutte le migliori strategie per la gestione ottimale anche degli aspetti di Salute e Sicurezza.

Vaglielo a dire in Basilicata!

In riassunto: questa concessione e' vicina ad un sito protetto dall'Europa sotto il profilo ambientale, ma va tutto bene perche' l'ENI e' certificata e c'ha un "sistema di gestione integrato" che ha "solo" portato alla devastazione della Basilicata!

Il progetto trova pieno riscontro nel quadro della politica di possibile riduzione di approvigionamenti esteri e consequenziale incremento di produzione interne di idrocarburi che pertanto risulta coerente con la pianificazione e programmazione energetica europea nazionale e regionale.

Ma come ci pensano che una piattaforma piazzata li in piena stagione turistica possa farci crescere economicamente? E tutto il turismo - o il potenziale turismo - di Crotone e della vera Hera Lacinia, che fine fanno?

La piattaforma prevede operazioni di supporto su terraferma per definire una "area living", fanghi perforanti e rifiuti petroliferi che dovranno essere smaltiti a terra.

Cioe' nuovo pozzo, nuova monnezza, nuovi problemi per lo smaltimento - e solo loro ci credono che tutto verra' fatto nel rispetto del mare. Ma cos'e' questa area living? E chi e' che vuole stare in un'area "living" vicino alla monnezza petrolifera, tossica, cancerogena e qualche volta radioattiva?

Infine il permesso e' con prescrizioni, questo vuol dire che ci sono degli obblighi. E quali sono?

Che l'ENI deve inserire anche Hera Lacinia - quella petrolifera non quella vera dell'eta' antica - sotto il suo certificato ISO, che l'ARPA deve controllare che tutto funzioni e che devono indagare monnezza prodotta e subsidenza.

Seguono firme su firme.

La chicca e' che il Ministero dei Beni Culturali lo chiami "hoff shore". Con l'h. Sara' pure un errore di battitura, ma quello e' un Ministero...

Ora che e' tutto stato approvato pero' l'ENI decide di mandare un innocente comunicato alla citta' di Crotone - dicendo loro che effettueranno solo interventi di manutenzione su pozzi esistenti.

Mmh. La VIA e la stafetta quotidiana dicono tutt'altro. Com'e' possibile?

Puo' essere che il Jack-up visto a Santa Cesarea Terme fosse destinato ai mari di Crotone? Chi lo sa. A Crotone il mostro e' arrivato nella notte fra il 4 e il 5 Settembre 2011. La foto di Santa Cesarea Terme e' del 3 Settembre 2011. E' lo stesso jack-up?

Ovviamente neanche a Crotone nessuno sa niente.

Restiamo a guardare, sudditi e non cittadini, sebbene siano nostri quei mari e quelle spiagge. Tutt'apposto allora. Evviva l'Italia.



Fonti: Crotone 24 news,
Il Corriere della Calabria

La figura barbina di Mauro Febbo e di Antonio Sorgi


Ieri l'incontro fra comuni e i rappresentanti del ministero dell'Ambiente per il futuro del parco della costa teatina a Roma.

Il Centro d'Abruzzo non poteva dirlo meglio:

Signori, se non siete arrivati a una conclusione, il commissario e' inevitabile. A questo punto quello che potete fare e' di indicare almeno una zonizzazione del Parco, poi comunque sara' il ministero a decidere.

Parola di Stefania Prestigiacomo!

Una brutta figura annunciata, un appuntamento a cui gli otto comuni che fanno parte del Tavolo di coordinamento istituito dal consiglio regionale e presieduto dall' assessore Febbo, si sono presentati impreparati.

E cioe' Febbo e Sorgi pensavano di fare i galletti - Febbo non voleva ne il Commissario ne il parco - ma gli e' andata male. Il governo gli dice che il parco si fara' e gli manda il commissario checche ne dica lui.

Il direttore generale Grimaldi ha pure dovuto ricordare a Febbo e Sorgi - nonostante tutte le balle dette negli scorsi giorni - non solo che il Parco si fara' ma che, per loro interesse, avrebbero dovuto gia' da tempo indicare le zone da mettere sotto tutela.

Liha sgridati, come si fa con i bambini!

Il ministero ne sapeva piu' di loro. Hanno detto che vogliono unire Punta Aderci, Vasto, il biotopo costiero di San Salvo, la lecceta di Torino di Sangro, Fosso della Farfalle a Rocca San Giovanni, la pinetina di San Vito, la via Verde lungo la Ferrovia, e possibilmente la zona dei Ripari di Giobbe di Ortona. Poi ci si puo' mettere tutto quello che si vuole.

Garantiti anche i fondi: per la sola istituzione 700mila euro.

Vasto, Fossacesia e San Salvo hanno gia' fatto o stanno per finire la propria perimetrazione.

Ora spetta a Ortona, San Vito Marina, Rocca San Giovanni, trovare i perimetri,
che gli piaccia o no.

Lanciano e Mozzagrogna intanto hanno chiesto di farci parte pure loro.

Ma siccome l'arroganza e' l'ultima a morire, Febbo continua:

Non e' detta l'ultima parola. Ho chiesto al ministero una proroga dei tempi. Il ministero deve prima valutare, la documentazione deve compiere altri due passaggi istituzionali, poi decidera' . Tuttavia l'arrivo del commissario non e' una "punizione" rivolta all'Abruzzo ma e' come se il Parlamento in questo caso commissariasse il ministero per il Parco che alcuni sindaci della costa hanno detto che non gradiscono.

Eh? Tradotto in Italiano? Febbo, si metta l'anima in pace. Qui l'unica punizione per l'Abruzzo e' che e' lei a fare l'assessore all'ambiente. Tutta la costa teatina lo vuole questo parco, a parte gli speculatori edilizi e i loro amici.

Decida lei come vuole essere ricordato in questa questione.

Vuole essere ricordato come il nemico di turno?

Vuole rappresentare quello che rappresenta Nicola Fratino per il centro oli? Decida lei.

Noi non ne possiamo piu' di tanta malapolitica e arroganza.

Monday, September 5, 2011

Dal blog di Sicilia

Questa intervista con Guido Picchetti e' stata originariamente pubblicata qui.

5 settembre 2011 - Ho conosciuto Maria Rita D’Orsogna (nella foto) solo di recente, dopo quello che in inglese viene definito un “misunderstanding”, un fraintendimento in italiano, ma che possiamo anche definire una “gaffe”, da parte mia naturalmente.

La racconto in breve in quanto da l’idea immediatamente del carattere del personaggio che ho avuto oggi l’onore di intervistare (a distanza, in questo momento Maria Rita è a Santa Monica in Califormia, nei pressi dell’Università dove insegna fisica), e della quale riporto con estremo piacere le dichiarazioni in questo articolo che mi auguro possa chiarire le idee sul problema delle trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo a chi avrà modo di leggerlo.


La nostra conoscenza risale a qualche settimana fa, quando la rassegna stampa di “Google” mi segnalò un articolo sulle trivellazioni in Italia pubblicato in un blog dedicato a tali temi, riferendosi particolarmente a quanto da qualche tempo stava accadendo in Abruzzo e davanti alle sue coste. In esso si parlava anche del problema delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia intorno a Pantelleria, e notai che erano riportate in proposito alcune inesattezze.

L’articolo era postato da una “certa Maria Rita“, e, facendo rilevare la cosa in un successivo mio articolo sull’argomento che pubblicai in rete, così apostrofai l’autrice, in un modo certamente poco elegante e di cui ancora adesso mi scuso…

La sera stessa ricevetti una richiesta di amicizia su FB da una “certa” Maria Rita D’Orsogna. E fu facile per me fare “quattro” con “due più due”, e accettarla come “amica” senza ancora saper bene chi fosse, ma solo per il carattere della persona che la richiesta di “amicizia” testimoniava, a dimostrazione di come non se la fosse minimamente presa per le mie osservazioni critiche.

Scopri solo dopo chi fosse realmente quella Maria Rita, il suo curriculum, le sue esperienze, lo spessore del personaggio, e l’impegno che da alcuni anni in questo campo andava manifestando in difesa del territorio dei suoi genitori, confrontandosi e battagliando con politici e scienziati della materia… E a questo punto, è facile capirlo, fui io a dover arrossire per questa mia ignoranza … Ma fui anche lieto di averla potuto conoscere, e sono certo che questo piacere sarà condiviso anche da altri. È una di quelle persone che all’estero fa onore all’Italia, ma che non ha certamente dimenticato il suo Paese d’origine, ma anzi si batte per esso e perché possa esserci per tutti noi un futuro migliore…

Chi è Maria Rita D’Orsogna ? Cenni biografici …

Sono figlia di genitori abruzzesi emigrati negli USA prima che io nascessi. Per tutta la vita ho vissuto fra due mondi diversi – il Bronx e i campi d’Abruzzo – che fanno ugualmente parte di me e che in un modo o nell’altro si complementano nella mia vita.

Ho studiato fisica all’Università di Padova e poi sono venuta negli USA a fare il dottorato, a Los Angeles. È una città che agli europei può sembrare difficile – con spazi enormi, la necessità di una macchina, la mancanza di un vero centro cittadino – ma che io amo particolarmente. È una città dove la maggior parte degli abitanti non è bianca e in cui nessuno si sente diverso, perché veniamo tutti da paesi, e culture distinte. C’è molta ricchezza umana e culturale qui, e una volta arrivata non sono voluta più andare via. È la mia casa. Professionalmente sono un fisico, professore associato presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles.

Com’è nato il suo impegno in fatto di tutela ambientale in Abruzzo e in Italia (Adriatico, Basilicata, Pantelleria, etc.) ?

Nell’ottobre del 2007 mi telefonò un amico da Lanciano, in Abruzzo, dove vivono i miei genitori e in conversazione menzionò questo misterioso “centro oli” di Ortona. Non c’erano molte informazioni all’epoca su quella che poi scoprimmo essere una raffineria proposta dall’ENI fra i campi del Montepulciano per trattare petrolio di scarsa qualità e fortemente inquinante. Capii subito però che estrarre petrolio scadente e raffinarlo fra i vigneti era qualcosa di nefasto che non avrebbe portato niente di buono all’Abruzzo. Così, anche se da lontano, anche se tutti mi dicevano che era una battaglia persa, mi misi all’opera.

Presi dei libri dall’università e studiai meglio la situazione, parlai con colleghi americani, con persone di Ortona. Una volta che il quadro mi divenne chiaro – sui limiti emissivi di sostanze inquinanti in Italia, sull’idrogeno solforato, sugli effetti degli scarti petroliferi nella vita delle persone e sul ciclo agricolo e ambientale – ho cercato di diffondere il messaggio ai cittadini. Pian piano la battaglia si è allargata alle concessioni marine d’Abruzzo e in altre parte d’Italia: con inviti di coinvolgimenti in altre realtà locali come Savona, la Brianza, la Murgia, il Polesine. Chioggia, le isole Tremiti, la Basilicata, il Salento, Pantelleria. Come dire di no?

Alla fine siamo un Paese solo e salvare l’Abruzzo non serve a niente se poi invece i pozzi li fanno in altre regioni. Ovviamente il tempo è sempre tiranno, ma cerco di fare il meglio che posso, anche con qualche sacrificio personale in termini di tempo libero.

Il coinvolgimento del nostro Paese a favore della difesa dei suoi tesori. Come riuscire ad ottenerlo ?

Sicuramente con l’informazione, con un maggior attivismo da parte dei cittadini, e con la pressione sui nostri politici. I progetti petroliferi riguardano tutta la dorsale adriatica e si snodano dal Piemonte alla Sicilia. Occorre che l’Italia decida che tipo di nazione vuole essere – un campo di petrolio, o quello che a suo tempo era il giardino del mondo? Non possiamo essere tutto allo stesso tempo. Non possiamo pensare di attrarre turisti in Salento o a Pantelleria ed accoglierli con raffinerie e pozzi di petrolio. Abbiamo l’esempio lampante di Taormina e di Gela. La prima tanti anni fa rifiutò di diventare sede di impianti petrolchimici, la seconda disse si. A distanza di 50 anni, e’ evidente quale sia stata la scelta più oculata e chi ha ora una qualità di vita migliore.

Pasquale de Vita, il presidente dell’Unione Italiana Petroliera afferma che l’Italia è in “competizione sbilanciata” con l’Arabia Saudita per la produzione di petrolio perchè nel nostro paese la protezione dell’ambiente pone maggiori vincoli che in Arabia Saudita. Ci si deve rendere conto che non siamo e non saremo mai l’Arabia Saudita! Affermazioni come questa possono essere fatte perché, almeno sul tema petrolio, in Italia veramente manca l’informazione di base, diffusa. Molte persone pensano che il petrolio li farà arricchire e che è tutto necessario per i nostri stili di vita del 21esimo secolo. Invece non è così: intanto ad arricchirsi saranno gli investitori stranieri e non certo i cittadini, visto che le royalties, e in generale le percentuali che restano sul territorio in Italia, sono bassissime.

Il più grande giacimento europeo è in Basilicata e produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Questo vuol dire che volenti o nolenti, continueremo a importare petrolio dall’estero a lungo. La Basilicata è un ottimo esempio della mancanza di informazione: quando i petrolieri – ENI e Total – arrivarono circa 15-20 anni fa promisero mari e monti. Oggi la Basilicata è la regione più povera d’Italia, trovano petrolio nel miele, le dighe sono inquinate da idrocarburi, con morie di pesci, alcune sorgenti idriche sono state chiuse, seppelliscono immondizia tossica petrolifera nei campi e trivellano nei parchi. Vigneti, meleti e campi di fagioli che sorgono vicino a pozzi e raffinerie sono rovinati. I tumori aumentano e così pure la disoccupazione e l’emigrazione. È questo che vogliamo per l’Italia? Per il 6% del fabbisogno nazionale di petrolio? Non sarebbe più intelligente invece incentivare seriamente l’industria del fotovoltaico obbligando edifici e fabbriche ad installare pannelli solari o obbligando i costruttori a costruire edifici eco-sostenibili e a risparmio energetico?

Il governo centrale fa poco per diffondere informazione, e anche per monitorare che tutte le attività petrolifere siano condotte nel rispetto delle regole. A fronte di tutti questi disastri ambientali in Basilicata non ho mai sentito il Ministero dell’Ambiente pretendere maggiori controlli, fare multe salate o aprire cause contro l’ENI e a difesa dei cittadini. Mai. Spesso gli investitori stranieri sanno ciò che accade in Italia prima e meglio degli italiani stessi. Io stessa prendo la maggior parte delle informazioni dai siti stranieri. Com’è possibile tutto questo? Come mai il governo norvegese spiega ai suoi cittadini sulle sue pagine web e in inglese, in modo che tutti capiscano, che le estrazioni di petrolio “causano inquinamento all’aria, all’acqua e ai fondali marini”, mentre il governo italiano non dice niente?

Abbiamo limiti legali spesso migliaia di volte più alti che in altri paesi – per la diossina, per l’idrogeno solforato ad esempio – oppure dei limiti in mare per le trivelle che sono veramente ridicoli. Fino al 2010 si potevano costruire piattaforme dove si voleva. Nel 2010 arriva il decreto Prestigiacomo che impone il limite a circa 9km da riva. In California, per contro, è dal 1969 che non si costruiscono più impianti petroliferi in mare, e la zona di interdizione alle trivelle off-shore è di circa 160 chilometri per proteggere turismo e pesca. Il raffronto non regge: 9km contro 160. Che protezione può offrire un pozzo a 9.5 chilometri da riva?

Qui in Italia molto spesso il cittadino comune queste cose non le sa. Ma anche quando le sa, l’attivismo degli italiani è spesso deludente. Ci sono cittadini eroici, ma la persona media crede che ci sarà qualcun altro che li salverà oppure, accetta tutto fatalisticamente, ritenendo che è inutile perderci tempo perchè tanto è tutto già deciso. Questo è un atteggiamento sbagliato perchè non si cresce – e che esempio diamo ai giovani se ci arrendiamo prima ancora di cominciare? O se lasciamo credere loro che l’idealismo non porta da nessuna parte? Vincere invece è possibile, se ci si crede davvero e se si è tutti uniti.

Basta solo guardare com’è finita la storia del “Centro Oli” di Ortona: l’ENI lo considerava un progetto di punta, aveva tutti i permessi pronti, il presidente della regione Abruzzo all’epoca Ottaviano del Turco e il sindaco di Ortona Nicola Fratino erano favorevoli; l’assessore all’ambiente Franco Caramanico aveva detto che si trattava di una occasione che l’Abruzzo non poteva perdere, e le trivelle erano pronte per partire. Avevano detto sì anche Bersani, Di Pietro e Pecoraro Scanio. Invece grazie all’informazione, e all’attivismo intelligente dei cittadini siamo riusciti a scongiurare la costruzione di questa raffineria. Abbiamo martellato la classe politica per mesi ed anni, facendo diventare il tema del petrolio uno dei più importanti della campagna elettorale del 2008-2009. Siamo riusciti anche a sconfiggere alcuni pozzi a mare d’Abruzzo – della Petroceltic e della Mediterranean Oil and Gas – sebbene l’attuale presidente della regione Gianni Chiodi non si mostri particolarmente interessato alla faccenda. Il tutto perchè noi cittadini l’abbiamo fortemente voluto, e voluto più dei petrolieri e di alcuni politici corrotti.

Il pericolo delle piattaforme off-shore nei mari italiani sta crescendo con un ritmo esponenziale. Come affrontarlo?

Come sopra: con l’informazione, l’attivismo, la pressione incessante sui politici.

Per i pozzi già trivellati purtroppo c’è poco da fare, e si può solo esigere che il tutto venga fatto il più possibile nel rispetto dell’ambiente. Ma per quelli ancora non autorizzati c’è molto che si può fare. A livello civico, l’Europa impone che il parere dei cittadini per tutti gli impianti di forte impatto ambientale sia ascoltato e rispettato. Il Ministero dell’ambiente e delle attività produttive lascia un periodo di circa 60 giorni in cui si possono valutare i progetti petroliferi (ma anche di inceneritori, cave e discariche) e in cui i cittadini possono dire la loro in modo ufficiale o “scrivere osservazioni”.

La scrittura di testi al Ministero è uno strumento importante che la gente però non conosce o in cui non ripone troppa fiducia, proprio per mancanza di informazione. In Abruzzo a suo tempo abbiamo messo su una forte campagna di coinvolgimento dei cittadini per i pozzi descritti sopra, e abbiamo mandato oltre 200 lettere di opposizione da parte di cittadini, associazioni e anche da parte della chiesa cattolica direttamente al Ministero dell’Ambiente.

Il Ministero ha poi bocciato il pozzo “Ombrina Mare” citando anche le nostre osservazioni fra le motivazioni del diniego. E una cosa simile sta avvenendo alle isole Tremiti, dove gli avvocati stanno facendo ricorso al TAR contro le trivelle Petrocelitc nei mari del Gargano – una follia -, usando proprio le nostre osservazioni come una delle argomentazioni contro le piattaforme, in quanto manifestazione della volontà popolare nel rispetto delle leggi europee.

Una iniziativa simile è in corso anche per le trivelle a Pantelleria: e se si vuole manifestare la propria contrarietà al governo, basta solo seguire le istruzioni qui riportate.

Tutto questo deve essere accompagnato da un attivismo costante: in una parola occorre rompere le scatole ai politici il più possibile e ricordare loro che o si adoperano per il bene comune oppure non saranno più votati, a prescindere dal colore politico.

La situazione delle trivellazioni petrolifere off-shore riguarda l’intero Mediterraneo. Oltre all’Italia sono coinvolte molte altre Nazioni che lambiscono le sue sponde (Malta, Tunisia, Libia, Grecia, Cipro, Israele…). Come rispondere alla corsa all’oro nero nel “Mare Nostrum”?

È un discorso molto importante, che dovrebbe portare ad un rapido accordo di tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo con una politica comune di difesa del mare di fronte a un tale problema. Le basi politiche per poter operare ci sono già da tempo. Basti pensare alla Convenzione di Barcellona, ai protocolli sottoscritti da tutti i Paesi Membri, Unione Europea compresa, e all’UNEP-MAP (Units Nations Environment Program-Mediterranean Plan Action), l’organismo istituito dalla Convenzione sotto l’ombrello della Nazioni Unite per realizzare il “Piano di Azione per la Tutela Ambientale del Mediterraneo”.

L’Italia dovrebbe giocare un ruolo fondamentale in tutto questo. Ad esempio, un buon punto di partenza sarebbe un accordo con le nazioni dell’ex Yugoslavia per vietare le trivelle in Adriatico. Si potrebbe poi sperare in una azione allargata che riguardi i paesi di tutto il bacino Mediterraneo. Ma è sempre dal piccolo che si parte: ad esempio, sono stupita che dopo 20 anni ancora non si riesca a trovare la parola fine per l’instaurazione dell’area marina protetta di Pantelleria. Venti anni sono davvero troppi. Decidersi su quest’area protetta sarebbe un ottimo punto di partenza, anche per sensibilizzare i cittadini a quanto importante sia la difesa del mare, per poi mirare a cose più grandi.

Come vedono negli USA la situazione della corsa all’oro nero nel Mediterraneo?

Non se ne parla molto perché non ne parla nemmeno più di tanto la stampa italiana.

Quando però ne parlo ai miei colleghi e amici americani, ad esempio del fatto che si voglia trivellare a 10 chilometri da Venezia, restano tutti allibiti, e non riescono a capacitarsi di come una nazione possa essere così cieca da non volere proteggere una delle città più belle del mondo. La laguna veneta è fragile ed estrarre petrolio o metano porterà a casi di subsidenza e di abbassamento ulteriore dei fondali marini. E qui negli USA sono ancora più sconvolti quando spiego loro che fino al 2010 non c’erano regole per il petrolio in mare. Ma gli americani sono anche un popolo pratico, e la prima cosa che dicono è: cosa posso fare in prima persona per aiutare ? Sarebbe bello se anche in Italia potessimo essere un po’ così, capaci di mostrare solidarietà nazionale in un problema che ci accomuna tutti.

“Moving Planet”, vale a dire “da una smossa al tuo pianeta”… Così è denominata l‘iniziativa promossa dal gruppo “350 org” per il 24 settembre p.v. in tutto il mondo. Qual è la partecipazione italiana ?

Secondo gli scienziati, per avere un pianeta sano occorrerebbe che l’aria che respiriamo avesse una concentrazione di anidride carbonica non superiore a 350 parti per milione (350 ppm). Attualmente siamo a 390 ppm ed bisogna abbassare evidentemente questo valore di circa 40 punti. Diversi anni fa, un gruppo di attivisti da tutto il mondo si è riunito per sensibilizzare i cittadini sul problema del riscaldamento globale, sulla necessità di ridurre l’uso di fonti fossili e in generale di vivere una vita più sostenibile. Il loro nome è proprio “350.org” e periodicamente organizzano eventi e manifestazioni a livello mondiale.

Per Sabato 24 settembre 2011 “350.org” ha lanciato l’iniziativa di organizzare in tutte le nazioni della Terra eventi legati al tema della sostenibilità. In Italia, a Catania e Siracusa si celebrerà “A day of natural blue sea”, finalizzato alla sensibilizzazione contro le trivelle nei mari della Sicilia.

Ma altri eventi ci saranno anche a Milano, Brindisi, Napoli Roma e Pontinia (Latina) per incoraggiare l’uso della bicicletta in città, e altri ancora ad Ancona e Torino per incentivare il consumo di cibo prodotto localmente.

Maggiori informazioni si possono ottenere qui.

Perché lei fa tutto questo?

Perché personalmente non posso accettare che delle ditte straniere vengano a fare in Italia delle cose che altrove non sarebbe lecito, e ciò a causa, principalmente, dell’ignavia di chi ci governa. E non è solo una questione di ambiente, è una questione di giustizia sociale. Chi soffrirà gli effetti delle trivelle selvagge?

Il contadino, il pescatore, l’operatore turistico, il cittadino che vive vicino all’impianto petrolifero, e soprattutto un domani i nostri figli. Non certo il Ministro Prestigiacomo. No, non lo posso tollerare, perchè non è giusto. E spero veramente che tutti si rendano conto di quanto importante sia il coinvolgimento del cittadino medio nelle battaglie alla difesa dei beni comuni, perchè alla fine si vince veramente se siamo tutti informati, intelligenti, attivi e sappiamo cosa vogliamo.

L’Abruzzo, Pantelleria, la Basilicata, il Salento, sono nostri e dovremmo essere noi come collettività a difendere il nostro vero unico patrimonio con le unghie e con i denti, da Nord a Sud, e tutti i santi giorni della nostra vita.