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Monday, November 28, 2011

Osservazioni - Villa Mazzarosa


Qui le osservazioni brevi e qui quelle brevissime per Villa Mazzarosa.
Qui tutta la documentazione della Medoilgas per Villa Mazzarosa.
Grazie a Enrico Gagliano per averle raccolte e distribuite.
Come sempre mandare una copia a me che le mettiamo nel raccoglitore comune.

Qui numeri utili di fax

ARTA ABRUZZO - 085.4500201
PINETO 085.9492930
ROSETO 085.89453670
PROV TERAMO 0861.331263
REGIONE ABRUZZO UFFICIO VIA 0862.363486
REGIONE ASSESSORATO POLITICHE AGRICOLE 085.7672939



Mentre i politici dormono, i petrolieri si fanno avanti e propongono le loro nuove concessioni. In questo caso si sono fatti scrivere i testi da questi intelligentoni della Geomap SRL, ditta di Firenze che - nella mia opinione - scrive balle per conto dei petrolieri e che in questo caso si arroga il diritto di dire che si puo' trivellare fra Roseto e Pineto perche' li "non ci sono aree di pregio".

Pero' si dimenticano di dire che dentro la loro concessione c'e' la riserva naturale del Borsacchio!

E chi c'e' dietro questa Geomap di Firenze che dell'Abruzzo non sa niente, se non che la Medoilgas gli da un contratto e dunque $$$$? Eccoli qui i nostri eroi: Carlo Conedera, Pietro Dainelli, Alessandro Ercoli, Paolo Facibeni.

Ignoranza o malafade non cambia niente: non c'e' da fidarsi e il loro studio e' fatto coi piedi, secondo me.

Questa volta sono 4 le osservazioni da mandare - oltre a Villa Mazzarosa ci sara' Cipressi, Santa Venere, Villa Carbone. Sara' un gran lavoro di coordinazione, con Fabrizia, Ilaria, Ludovica, Guido, Enrico che ringrazio gia' da adesso. Soprattutto grazie a Ilaria Giangrande per l'aiuto nella stesura di questi testi. Per oggi iniziamo con Mazzarosa.

La scadenza di Mazzarosa e' attorno al 20 dicembre.

Fabrizia Arduini e mi dice che le lettere si devono mandare o via raccomandata a ricevuta di ritorno agli indirizzi nel testo o VIA FAX a uno di questi numeri:

0862/363486
0862/363475

La commissione VIA della regione Abruzzo, mi pare di capire e' rimasta all'eta' della pietra e non ha (o non vuole avere?) la PEC, per cui si puo' usare questa:

urp@pec.regione.abruzzo.it

con in CC Sorgi cosi' e' sicuro che la legge:

antonio.sorgi@regione.abruzzo.it

Mano che arrivano altre lettere, o che preparo altri testi li metto sul blog. Come sempre questi testi non sono perfetti, ma questo e' il tempo che ho, ciascuno puo' modificarli come crede.

Ci vorrebbe solo qualche avvocato che si decida a rompere le scatole a Chiodi/Febbo/Sorgi e si impunti a far valere le leggi europee ed italiane che dicono che la volonta' popolare va rispettata.

Infine, c'e' sempre bisogno di persone di buona volonta' che mandino testi, per cui chi vuole aiutare con i fax e' sempre benvenuto.

Sunday, November 27, 2011

Fratino e Nervegna, il gatto e la volpe di Ortona





** I testi del progetto Buonefra sono qui e qui. Grazie a Fabrizia Arduini per la documentazione e a Mauro Vanni
per avermi aiutato nel capire gli intrecci Buonefra.
Qui quello che ho mandato io e che ciascuno puo' modificare come meglio crede.
La scadenza e' il 4 Dicembre**

Ci riprovano. Questa volta con il deposito di petcoke ad Ortona e sotto il logo Buonefra. Sono sempre gli stessi: i Fratelli Nervegna e il sindaco piu' amato d'Italia, Nicola Fratino assieme a suo fratello Sergio. Imprenditori di morte, con lo stoccaggio di petcoke - materiale tossico proveniente dalla monnezza petrolifera - da stoccare al mare di Ortona o fra i campi del Montepulciano.

Dei visionari, eh?

Il progetto e' una specie di scatola cinese, e non si capisce bene quale sia il loro vero intento. Ci sono capannoni gia' costruti al mare, ce ne sono altri che si vogliono costruire sia al mare che nei campi di contrada Tamarete.

I proprietari sono tutti collegati alla Buonefra ma non si capisce bene come tutti questi capannoni siano collegati ne' come si spartiscono o come trasportano la monnezza tossica in giro per Ortona.

Secondo me, spezzettano il loro progetto in baracche e baracchine per non essere troppo appariscenti. Cosi un po di monnezza di qua, un po di monnezza di la, e voila, tuttapposto.

E non si puo' dire che sia una cosa politica: a Tarquinia lo stesso PDL, il partito di Nicola Fratino, nelle parole dei consiglieri Silvano Olmi e di Marcello Maneschi si oppone all'ampliamento della centrale petcoke per questi motivi
:

"Non accettiamo progetti che possano nuocere alla salute della popolazione e che vadano contro la salvaguardia dell’ambiente."

Parola del PDL! Si vede che Olmi e Maneschi non gesticono societa' come la Buonefra nel tempo libero.

Del petcoke abbiamo parlato tante volte, ma come sempre, la gente dorme. Come ho detto gia', a me il deposito petcoke non me lo vengono a fare sotto casa, e nel mio lungomare ci stanno le palme soleggiate, i campi di beachvolley e le biciclette, non le baracche di petcoke.

Non volevo fare questo lavoro, perche' penso di avere gia' dato per Ortona, ma a Fabrizia non posso dire di no. Vorrei solo che il resto di Ortona si sentisse in dovere di fare qualcosa per il bene comune, per loro stessi alla fine.

Che senso ha salvarci dalle trivelle se poi ci mettiamo la monnezza tossica?

E tutti i candidati sindaci che hanno da dire? Gli piace il petcoke al mare? In contrada Tamarete?

Ortonesi: svegliatevi!

Gia' lo so che quando la gente vedra' le ruspe, gli verra' l'ansia e mi scriveranno implorandoli di aiutarli, come se io fossi Mandrake e come gia' successo quando hanno visto spuntare Ombrina Mare. Ma io non sono Mandrake, sono una persona sola, non ho poteri paranormali, con un lavoro e mille altri impegni. Occorre che ognuno faccia la sua parte.

Per ora ho mandato quello che e' in cima. Vedete voi.

Saturday, November 26, 2011

Altri inganni ENI a Agrigento - Cassiopea - trivelle di nascosto

Cassiopea e' in basso: per il Ministero delle Attivita' produttive e' sospeso. Per il Ministero dell'Ambiente l'iter autorizzativo e' quasi completo. A chi credere?



** Nota: ringrazio Guido Picchetti per avermi aiutato a mettere i pezzi assieme.
Non e' detto che questa sia la storia completa di Cassiopea.
Ma siamo entrambi dei volontari.
Eventuali giornalisti professionisti sono pregati di citare le fonti
di questo lavoro di indagine. **


The success of this exploration testifies to Eni's
commitment to the search for hydrocarbons
in frontier environments such as deep water,
as well as the great attention paid to the exploration
and development of mining resources in Italy.

Dal sito ENI, 2008

Anche il pozzo scoppiato della BP era
in zone di frontiera e in acque profonde.
Qui siamo a 20 chilometri, li a 80.

I nomi cambiano, quello che l'ENI vuole fare e' sempre lo stesso: trivellare dove gli pare a loro senza rispetto per nessuno e con l'inganno. In questo caso nei mari profondi dello stretto di Sicilia, secondo le concessioni GR 14 AG e GR 13 AG, riuntite sotto il luccicante nome di Cassiopea, nei pressi di Agrigento.

La storia e' lunga, ma lineare e soprattutto ingannevole.

Nel 2008 infatti, l'ENI e altri siti internazionali che si dedicano a divulgare notizie petrolifere fra cui "Upstream" riportava che i beniamini dell'ambiente dell'ENI avevano fatto questa scoperta di gas meravigliosa nei mari dello stretto di Sicilia.

Al contempo l'ENI annunciava gia' di volere accellerare il suo programma per arrivare allo sfruttamento del giacimento il piu' presto possibile.

L'ENI controlla Cassiopea al 60% ed il restante 40% e' della ditta Edison. L'estensione chilometrica della GR 13 AG e' di circa 420 chilometri quadrati, quella della GR 14 AG e' di circa 410 chilometri quadrati.

Il pozzo Cassiopea si trova a 560 metri di profondita', a 22 chilometri da riva, in quelle che vengono considerate acque profonde, e dunque piu' pericolose.

Si parla di circa 16 miliardi di metri cubi di riserve di gas, da tirare fuori al ritmo di 190,000 meti cubi al giorno. L'Italia consuma circa 95 miliardi l'anno di gas. Circa 8 miliardi al mese. Questo giacimento dunque dara' gas all'Italia per circa due mesi.

Cioe' forti pericoli e trivelle in acque profonde davanti ad Agrigento per 2 mesi di gas.

A suo tempo l'ENI diceva anche di volersi riallacciarsi ad altri giacimenti nella zona, detti Panda ed Argo per formare un unico campo petrolifero a mare. Basta guardare la foto sopra per rendersene conto.

Come detto, si tratta di giacimenti in acque profonde, pericolose, proprio come la BP nel golfo del Messico. Notare che la BP era a circa 50 miglia da riva - 80 chilometri - qui invece siamo a soli 20 chilometri.

Passano tre anni e non succede granche'.

Il 25 febbraio del 2011 il sito del Ministero dello Sviluppo Economico riporta che tutto e' stato sospeso per decorrenza di termini. Infatti se uno apre i siti dei rispettivi giacimenti trova la scritta:

Nota: sospeso.

Qui per la GR 13 AG e qui per la GR 14 AG.



Tutti tranquilli allora? Chissa, costava troppo, erano acque troppo profonde, l'ENI non l'ha giudicato appetibile questo giacimento e ci hanno rinunciato?

Manco per niente.

Infatti, se uno va al sito nazionale della VIA del Ministero dell'Ambiente, si scopre invece che e' stato presentato, nel Novembre del 2011 questo:

Permesso per la Concessione di Coltivazione "d.3G.C.-A.G."/ARGO e CASSIOPEA derivante dai Permessi di Ricerca "G.R13.AG" e "G.R14.AG" Scadenza presentazione osservazioni: 04/12/2011

Addirittura il sito della Provincia di Agrigento riporta quanto in basso:

COLTIVAZIONE DEI GIACIMENTI DI GAS METANO "PANDA" "ARGO" E CASSIOPEA" DA UBICARE NELL'OFF-SHORE SICILIANO ANTISTANTE IL CANALE DI SICILIA (ZONA G E C) A CIRCA 30 M AL LARGO DELLA COSTA AGRIGENTINA- DITTA ENI S.P.A.,DIVISIONE EXPLORAZION & PRODICTION CON SEDE LEGALE IN ROMA, DISTRETTO MERIDIONALE VIA DEL CONVENTO 14, 85059 VIGGIANO (PZ)-AVVISO DI DEPOSITO-ART. 23 DEL D.LGS 16/01/08 N°4

A me 30 metri pare errato - ma questo e' quello dicono loro - notare che scrivono "Explorazion e Prodiction" fa un po ridere, ma la sostanza non cambia.

Altro che decorso dei termini! L'ENI ha segretamente presentato tutte le sue scartoffie per trivellare in modo definitivo al Ministero dell'Ambiente e ora c'e' tempo solo fino al 4 dicembre per presentare osservazioni, e per la gente di informarsi, ammesso che gli interessi.

Fa ridere che il Ministero A non sa quello che faccia il Ministero B o la provincia di Agrigento. Peggio di tutto fa piangere che i cittadini non sappiano niente.

Evviva l'Italia.

Io non ho tempo di indagare di piu' di questo, ma spero che la gente del posto abbia voglia quanto meno di saperne di piu' e di fare osservazioni nel tempo ristretto che resta se gli interessa.

I politici, e chi spera piu' in quelli? Possibile che alla provincia di Agrigento non abbiano potuto diffondere notizie? Possibile che nessuno si chiesto cosa succedesse? Boh.

Ho scaricato tutti i file dal Ministero dell'Ambiente - sono circa 30 file - che sono qui, mentre invece il riassunto della loro valutazione ambientale e' qui.

In sostanza: secondo l'ufficio di VIA del Ministero dell'Ambiente le scadenze per mandare osservazioni per quelli che saranno pozzi permanenti e' il 4 Dicembre 2011.

Altro che decorso temporale del 25 Febbraio del 2011!

Friday, November 25, 2011

Comunicato stampa: la legge di Chiodi fa acqua da tutte le parti





La legge regionale approvata dal Consiglio Regionale di Gianni Chiodi nel gennaio del 2010 e che vieta in zone sensibili abruzzesi le estrazioni di "idrocarburi liquidi" mostra tutta la sua inadeguatezza e l'ignoranza di base di chi l'ha redatta.

La legge infatti lascia campo aperto agli "idrocarburi gassosi" per i quali non ci sono vincoli di alcun genere.

Ma i principi della geologia sono semplici: sottoterra ci sono spesso miscele di gas e di petrolio e non e' sempre possibile distinguere fra i due.

I petrolieri allora ci riprovano e invece di far riferimento alla possibilita' di estrarre petrolio, parlano di estrazione di gas naturale. Sono di questi giorni infatti le richieste per ben 4 autorizzazioni a procedere per l'estrazione di "gas" dal Teramano e nel Pescarese.

Le concessioni sono quelle di Villa Mazzarosa e Villa Carbone, in provincia di Teramo, per conto della Mediterranean Oil and Gas - la stessa di Ombrina Mare - e quelle di Santa Venere e Cipressi in provincia di Pescara, per conto dell'Adriatica Idrocarburi, che fa capo all'ENI.

Le localita' interessate sono Cappelle sul Tavo, Città Sant'Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore, Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Elice, Montefino, Penne, Mosciano S. Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco, Bellante.

Anche se i petrolieri lo chiamano ora "gas", le tecniche utilizzate, i rifiuti prodotti, la presenza di idrogeno solforato, sono talquali per il gas che per il petrolio. Basti pensare che presso il lago di Bomba le estrazioni di gas avranno bisogno di un desolforatore i cui principi sono del tutto simili al Centro Oli di Ortona.

A suo tempo tutte le associazioni ambientali, docenti universitari indipendenti e non al soldo di ENI o Assomineraria, avevano denunciato la possibilita' da parte delle ditte trivellanti di utilizzare il gas naturale come cavallo di Troia per bucare il territorio, e sottolineato la necessita' di vietare anche l'estrazione di gas dall'Abruzzo.

Il governo regionale non ha voluto dare ascolto al parere degli esperti, e cosi' il ritorno dei petrolieri si e' concretizzato.

A prendere decisioni su queste 4 concessioni sara' ancora una volta la VIA regionale di Antonio Sorgi, che dopo due anni ancora non riesce a dire il suo no definitivo alle estrazioni di gas a Bomba da parte della Forest Oil, sebbene tutto
l'Abruzzo civile e libero abbia espresso in mille modi il suo no.

Ci aspettano altre battaglie e chiediamo ai presidenti di provincia di Pescara, Guerino Testa e di Teramo, Valter Catarra e soprattutto ai cittadini di prendere informazioni, di indignarsi e di attivarsi contro questi nuovi attacchi. Chiediamo altresi alla dirigenza regionale di rispettare la volonta' popolare e di dire una volta per tutte no all'Abruzzo minerario, senza prese in giro e senza altri stratagemmi volti solo ad ingannare la gente.

Gianni Chiodi, oltre ad essere stato sordo di fronte alle argomentazioni di esperti veri, e testardamente ancorato alle sua scarsa consoscenza scientifica, ancora una volta si mostra incurante della sua terra, della sua gente, e finanche della sua citta',
Teramo.

Queste le concessioni:

A) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Santa Venere”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Società Adriatica Idrocarburi S.p.A. Contrada Tamarete, 66026 - Ortona (CH). Tel. 085 91911.


Provincia di Pescara. Comuni di Cappelle sul Tavo, Città Sant'Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore.

B) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Cipressi”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Società Adriatica Idrocarburi S.p.A. Contrada Tamarete, 66026 - Ortona (CH). Tel. 085 91911.

Province di Teramo e Pescara. Comuni di Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant'Angelo, Elice, Montefino, Penne






C) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Villa Carbone”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.

Medoilgas Italia S.p.A. Via Cornelia 498, 00166 – Roma. Tel +39 06 99 589 179 Fax: +39 06 62 207 256.

Provincia di Teramo. Comuni di Mosciano S. Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco e Bellante.


D) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Villa Mazzarosa”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Medoilgas Italia S.p.A. Via Cornelia 498, 00166 – Roma. Tel +39 06 99 589 179 Fax: +39 06 62 207 256.


Provincia di Pescara. Comuni di Cappelle sul Tavo, Città Sant'Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore.




MRD
Francesco Stoppa, Universita' di Chieti

Thursday, November 24, 2011

Nuove proposte di concessioni in Abruzzo - grazie Gianni Chiodi!

Come vedete la legge di Chodi non e' servita a niente.

Lui ha vietato solo petrolio, e niente altro, un mago della geologia! Era petrolio, ora diventa gas. Non ci voleva un genio per capire che i petrolieri avrebbero usato il gas come cavallo di troia.

Sottoterra nessuno sa cosa ci sia, spesso ci sono miscele di gas e petrolio e cosi' loro scelgono quello che gli fa piu' comodo, in questo caso... il gas!

Una vera presa in giro.

A presto le osservazioni.

I proponenti sono la societa' Adriatica Idrocarburi
(cioe' l'ENI sotto altre spoglie) e la Mediterranean Oil and Gas, gli stessi di Ombrina Mare.

Intanto ecco qui:


A) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Cipressi”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Società Adriatica Idrocarburi S.p.A. Contrada Tamarete, 66026 - Ortona (CH). Tel. 085 91911.

Province di Teramo e Pescara. Comuni di Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant'Angelo, Elice, Montefino, Penne


B) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Santa Venere”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Società Adriatica Idrocarburi S.p.A. Contrada Tamarete, 66026 - Ortona (CH). Tel. 085 91911.


Provincia di Pescara. Comuni di Cappelle sul Tavo, Città Sant'Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore.



C) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Villa Carbone”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.

Medoilgas Italia S.p.A. Via Cornelia 498, 00166 – Roma. Tel +39 06 99 589 179 Fax: +39 06 62 207 256.

Provincia di Teramo. Comuni di Mosciano S. Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco e Bellante.


D) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Villa Mazzarosa”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Medoilgas Italia S.p.A. Via Cornelia 498, 00166 – Roma. Tel +39 06 99 589 179 Fax: +39 06 62 207 256.


Provincia di Pescara. Comuni di Cappelle sul Tavo, Città Sant'Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore.

Wednesday, November 23, 2011

Marea nera Chevron in Brasile: 28 milioni di dollari



28 milioni di dollari: questa e' la cifra minima che il ministero dell'ambiente dara' di multa alla Chevron per avere inquinato il mare davani alle coste di Rio de Janeiro.

Lo scoppio e' iniziato il 7 novembre, e continua a tuttora, dopo due settimane. I $28 milioni sono la multa base: si potrebbe arrivare a $140 milioni nonche' al bando della Chevron dalle future operazioni petrolifere.

La Chevron dice di essersi assunta le proprie reponsabilita'. Il governo dice che hanno fatto le opere di pulizia con molta superficialita' , che hanno mentito, e che il loro piano di emergenza non era all'altezza del compito. Prevedevano di usare macchinari che non avevano!

Soprattutto hanno taroccato le immagini aeree che hanno sottomesso al governo del Brasile, e questo ai brasiliani non e' piaciuto.

Nel 2007 il Brasile scopri' le sue enormi riserve di petrolio, dette "sub-salt", sotto il sale, perche' si trovano sotto uno spesso strato di sale e in profondita' nel mare.

Petrobras, la ditta nazionale del petrolio del Brasile ha grandi progetti per queste riserve, sebbene tutti dicano che ci sono forti rischi associati, data la complessita' del sottosuolo.

E poi ci sono i giochi petrol-politici.

La Chevron e' una delle poche ditte non brasiliane che opera in Brasile, in questo campo Campos, dove c'e' il pozzo Frede, quello scoppiato. I brasiliani diffidano degli stranieri e vogliono tenersi le operazioni petrolifere per se stessi. La Chevron teme che dopo lo scoppio ci sara' ancora maggior nazionalizzazione e chiusura agli stranieri.

Si dice che il governo sia arrabbiato con la Chevron non solo per l'inquinamento ma anche perche' tutto questo mostra che ci sono forti rischi con questo tipo di operazioni e loro non vogliono stare sotto i riflettori. Soprattutto c'e' paura che adesso dovranno essere fatte varie valutazioni ambientali, magari cambiare le regolamentazioni, e questo causera' ritardi alla produzione petrolifera, mancate royalties e soldi che si volevano spendere per le Olimpiadi.

Le riserve sono stimate essere di circa 100 miliardi di barili - che potrebbero essere sufficienti agli USA per 14 anni questo per far capire che sono tanti i barili li sotto.



Fonti: Los Angeles Times

Tuesday, November 22, 2011

La brucellosi e altra morte BP



Gamberetti pescati nel golfo del Messico: uno ha un solo occhio, l'altro e' totalmente cieco.

Uno dei risvolti degli sversamenti di petrolio, e' che quando accadono, qualcuno li deve pulire. E indovinate un po chi li pulisce? Persone spesso ai livelli piu' bassi della societa' per i quali anche quel tipo di lavoro e' una opportunita'.

Ma a quale prezzo?

Ecco allora cosa succede in Louisiana, uno stato petrolizzato, ma povero.

Willie Seaman e' un residente della zona che lavora per le operazioni di pulizia della BP. Racconta che mentre era al largo a ripulire le macchie di petrolio respirava aria pesante e puzzolente. In alcuni posti lo strato di petrolio era di circa 30 centimentri di spessore. Gli bruciavano e gli lacrimavano gli occhi. Ben presto gli sono comparse macchie sulla pelle, sulle mani e sui piedi, macchie che poi hanno iniziato a dare prurito e a squamarsi, come un eczema. Gli hanno dato steroidi di vario genere. Ogni volta che mangia pesce, la pelle gli da fastidio e tornano i pruriti.

La BP gli disse che non c'era da preoccuparsi. Erano elisir di lunga vita!

E questo non accade solo a chi e' andato in mare a ripulire i disastri BP ma anche a chi vive sulla costa. Molta piu' gente del normale si lamenta di eczemi, pruriti, difficolta' a respirare, fatica, mal di testa, irritazione degli occhi e del naso, depressione, confusione, tosse, mancanza di respiro, male al petto, giramenti di testa, diarrea, nausea, mancanza del senso del tatto.

Sono sempre gli stessi guai che succedono sempre vicino ad attivita' petrolifera, scoppio o non scoppio.

Soprattutto, molte delle persone sono povere, e senza sanita' medica. Come dire: se il petrolio porta ricchezza, certo non l'ha portato a chi vive lungo la costa della Louisiana.

Nel frattempo la pesca e' in declino, i delfini continuano a morire, i pesci hanno lesioni strane e sono coperti da macchie di petrolio.

Dallo scoppio fino all'Ottobre 2011 sono morti circa 580 delfini e balene - a ritmi dieci volte superiore alla norma. Numerosissimi anche gli aborti spontanei dei delfini, anche questi a ritmi superiori alla norma.

Un paio di giorni fa intanto i ricercatori che studiano le conseguenze dello scoppio BP hanno identificato la causa della morte dei delfini: si chiama brucellosi ed e' una malattia portata da un batterio, come riporta CNN.

Si pensa che la combinazione di petrolio e del dispersante Corexit abbia indebolito il sistema immunitario degli animali rendendoli suscettibili a questa brucellosi, come dice Teri Rowles del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

Per molte cose i delfini sono simili agli umani, e quel che accade ai delfini potrebbero accadere alle persone. E infatti la brucellosi puo' infettare anche i mammiferi terrestri e le persone tramite il respiro, la pelle o l'ingestione.

I danni di questa brucellosi sono aborti spontanei, febbre, sudore, dolori alla schiena e mal di petto. In circa il 2% dei casi puo' portare alla morte. I delfini sono gia' morti e hanno gia' abortito in massa. Vediamo che accade alle persone.

Secondo wikipedia, questa brucellite puo' avere: manifestazioni gastro-entritiche, epatiche, biliari, neurologiche, cardivascolari, respiratorie, genitali, urinarie, ematologiche, cutanee, oculari e gestazionali.

Di tutto cio' la BP non dice niente, il governo neppure.
Si ammalano i delfini, si ammalano gli umani e tutto tace.

Saturday, November 19, 2011

A Giorgio Mazzenga: 19 comuni contro la raffineria Forest Oil

Il benvenuto a Giorgio Mazzenga e alla Forest Oil tutta a Bomba, Abruzzo


Caro Giorgio Mazzenga,

cosa altro vuole per capire che il lago di Bomba non vuole le sue raffinerie, desolforatori, pozzi di idrocarburi, vasche di lavaggio? Non vogliamo il suo gas saturo di idrogeno solforato ne i suoi soldi.

Ci sono tutti: il presidente della provincia di Chieti, Enrico di Giuseppantonio, il consigliere provinciale per le problematiche petrolifere, Franco Moroni, i 19 comuni di Atessa, Bomba, Borrello, Casoli, Colledimezzo, Fossacesia, Gessopalena, Lanciano, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, Pennadomo, Perano, Pietraferrazzana, Pizzoferrato, Roccascalegna, Tornareccio, Torricella Peligna.

Vedra' che volente o nolente anche la commissione VIA e Antonio Sorgi dovra' dirvi di no, per cui, prima ve ne andate, meglio e' per tutti. Andate via da soli, prima di fare altre figure ridicole.

Una multinazionale cacciata da un paese di 930 persone!

Qui il video sul paese intero contro la Forest Oil.

Wednesday, November 16, 2011

Monopoli: inizio ispezioni sismiche.


You can't have freedom without having responsibility.
Non c'e' liberta' senza responsabilita'.

Martin Luther King

Non si puo' accusare la Northern Petroleum di avere fatto le cose in segreto. Sul suo sito web era tutto scritto in chiare lettere, almeno dal 28 Luglio 2011.

Questo l'ho scritto appena letto tale comunicato, e l'ho pure mandato a tutta la stampa di Puglia. C'e' scritto esattamente quello che accade in questi giorni: la Northern Petroleum vuole iniziare a sondare i fondali marini attorno a Monopoli.

A Luglio avevano detto che avrebbero iniziato attorno alla fine di Ottobre con la campagna acquisizioni in 3D. Iniziano invece a meta' Novembre. Non cambia molto.

A questo punto c'e' poco da fare, se non sperare che almeno la seconda parte del comunicato i politici locali - e la gente - sappia leggerlo: se tutto va come prevedono, si identificano i siti da bucare entro la prima meta' del 2012.

Purtroppo non ho letto la VIA di Giove/Rovesti, ma se e' come quello del Salento, come credo perche' sono tutte uguali, con l'autorizzazione per le ispezioni sismiche si chiede automaticamente anche di trivellare il pozzo esplorativo, per cui potrebbe essere che non debbano neanche ripresentare la VIA per fare il primo buco.

Oggi tutti i politici sono in fibrillazione e si danno la colpa l'un altro. Tale Giampiero Risimini dice che lui lo sapeva da una settimana. Era scritto almeno 3 mesi fa! La verita' e' che bastava solo la voglia di saperlo.

Lo stesso parla di osservazioni. Dove sono le sue personali e di tutto il suo gruppo politico per il Salento, i prossimi in lista di attesa?

Come detto le cose si fanno prima, con la calma, l'organizzazione, la lungimiranza degli adulti e non con la stizza dell'ultimo minuto dei bambini. E il fatto di vivere a Monopoli non preclude che uno non possa essere attivo anche contro le trivelle a Lecce, o a Matera o in Sicilia. Siamo un paese solo e se pensiamo di vincere Monopoli contro la Northern Petroleum, o Santa Maria di Leuca contro la Northern Petroleum o le Tremiti contro la Petroceltic, non andiamo da nessuna parte. Si vince come popolo e non ciascuno pensando al suo orticello.

Quando la frittata e' fatta puoi solo sperare che le uova siano fresche.

Tuesday, November 15, 2011

Oklahoma: fracking e terremoti?


They draw so much out of the earth
Something's got to give.

Pompano cosi' tanto fuori dalla terra.
Qualcosa deve pur cedere.

Gene Gilbreth, residente dell'Oklahoma


Strong correlation in time and space as well as a
reasonable fit to a physical model suggest that there is a possibility
these earthquakes were induced by hydraulic fracturing.


Forti correlazioni spazio-temporali e un buon fit con
modelli fisici, suggeriscono che vi sia una possibilita'
che questi terremoti siano causati dal fracking.

United States Geological Survey



In questi giorni sulla stampa americana diversi articoli sul fracking che ha forse causato dei terremoti in Oklahoma. Non e' la prima volta che succede, e questa e' solo l'ultima puntata di una saga che e' destinata a ripetersi ovunque si decide di trivellare il territorio alla cieca.

L'Oklahoma ha un territorio che dal punto di vista sismico e' stabile, e dove di solito non ci sono terremoti.

In questi ultimi anni pero' c'e' stata una scia spaventosa di scosse, che hanno iniziato ad intensificarsi fra il 2009 e il 2010.

Sabato 5 Novembre ne e' arrivato uno del grado 5.6 a Sparks, a circa 44 miglia (70km) dalla capitale, Oklahoma City. Poi un altro lo stesso giorno, della scala 4.7 che si e' sentito fino in Texas, e il giorno dopo della scala 4.0, a 36 miglia da Oklahoma City. Poi un altro l'8 Novembre della scala 3.6 Richter.

In totale ne hanno avuti 10 in 24 ore. Non male per una zona non sismica, eh?

Per fortuna i danni sono stati solo alle cose e non alle persone. Sorge pero' la domanda: ma perche' ci sono tutti questi terremoti, e perche' adesso?

I geologi sono molto cauti, e dicono che non si sa, e che anche se una zona pare quiescente, potrebbe esserci attivita' geologica latente, pronta a sprigionare energia in modo inaspettato.

Ma questa e' anche una zona dove il territorio e' tutto bucherellato con pozzi di gas, trivellati con la tecnica del fracking, la stessa che Stefano Saglia dice che e' il futuro anche per l'Italia. Basta solo guardare la foto sopra per rendersene conto.

In Oklahoma ci sono 185,000 pozzi di gas.

Si, e' cosi 185 MILA pozzi di gas.

Per contro: fino al 2008 soli 2-6 terremoti l'anno.
Nel 2009 50 terremoti l'anno e nel 2010 sono stati 1047.

Il terremoto di Sabato 5 Novembre e' stato il piu' forte in tutta la storia dell'Oklahoma.

Qualcosa non torna!

Il fracking e' una tecnica per tirare fuori gas da roccia porosa, che intrappola gas. Coma gia' detto, mandi giu' ad alta pressione una miscela di roba chimica che non sa si esattamente cosa sia - ma che e' tossica - causi dei miniterremoti e trituri la roccia porosa (il fracking) e la roccia fratturandosi, rilascia il gas contenuto nelle vacuita'.

Siccome pero' questi microterremoti non sono selettivi, puoi mescolare roba chimica, frammenti di roccia e gas alle riserve sotterranee idriche, che la natura ha cosi saggiamente separato dal resto. Infatti il fracking spesso inquina i giacimenti d'acqua sotterranea.

Ma oltre questo magari puoi anche alterare l'equilbrio statico del territorio. Fai un miniterremoto e risvegli magari una faglia sismica dormiente.

A volte invece, si usano pozzi dimessi, non piu' produttivi, detti di reiniezione per farci accumulare tutta l'acqua tossica di scarto. Anche questo puo' causare alla lunga squilibri nel territorio, inclusi terremoti, a causa di variazioni di pressione sotterranea.

Potrebbero essere allora questi terremoti dell'Oklahoma per colpa del fracking? Non sarebbe una cosa del tutto inaspettata.

Intanto, e' gia' successo in altre parti: i terremoti di Cleyburne, Texas dell'Arkansas
sono stati causati dal fracking, e con molta probabilita' anche quelli dell'Inghilterra di qualche settimana fa. Anche a Basilea la trivellazione di un pozzo per energia geotermica ha causato terremoti del grado 6 della scala Richter.

Nella stessa Oklahoma un primo sciame di terremoti variabili fra il grado 1 e 2.8 nella zona di Elmore City, nella contea di Garvin si era registrato nel Gennaio del 2011.

Anche li, nessuno sapeva niente, ma i geologi si sono messi all'opera ed il report finale, reso pubblico nell'Agosto del 2011 afferma che i terremoti possono essere stati causati dal fracking e che

shortly after hydraulic fracturing began small earthquakes started occurring, and more than 50 were identified, of which 43 were large enough to be located. Most of these earthquakes occurred within a 24 hour period after hydraulic fracturing operations had ceased.

subito dopo le operazioni di fracking si sono registrate microscosse: ne sono stati identificati circa 50 di cui 43 sono stati suffiencentemente forti da esser localizzati. La magigor parte di questi terremoti si e' verificato dopo 24 ore dalla fine delle operazioni di fracking.

Cioe' : fai fracking e dopo 24 ore arriva il terremoto. Puo' essere lo stesso fenomeno che si ripete adesso, dopo dieci mesi in un altra zona dell'Oklahoma?

Il capo dell'associazione dei petrolieri, tale Mike Terry, della Oklahoma Independent Petroelum Association dice che non c'e' alcuna connessione fra il fracking e i terremoti. Dice che dire il contrario e' assurdo, visto che l'industria petrolifera e' in Oklahoma da decenni.

E che altro vuoi che dica?

La gente normale dice invece che si, e' per colpa del fracking e di tutti i pozzi dismessi riempiti di rifiuti chimici.

Nell'area interessata dal terremoto ce ne sono almeno 10 di pozzi dismessi, riempiti di acqua di scarto.

Cosi i geologi sono di nuovo all'opera. Da un lato dicono che questi terremoti sono troppo forti per esser stati causati dal fracking - quelli precedenti erano al massimo della scala 2.8, qui siamo a 5.6! - e forse ci sono delle faglie sismiche dorimenti.

Dall'altra riconoscono che fracking e pozzi di reiniezione potrebbero essere stati una causa dei terremoti anche qui.

In Arkansas dopo i terremoti dello scorso inverno hanno deciso di bannare i pozzi di reiniezione, perche' i geologi alla fine hanno concluso che avevano contribuito ai terremoti dell'epoca.

Vediamo che dicono in Oklahoma.

In Italia, direi di dire a Stefano Saglia che andasse a fraccare casa sua - a differenza che l'Oklahoma, qui siamo gia' sismici, e qui non abbiamo praterie sconfinate, ma territorio vissuto e densamente abitato.

Intanto poveretti a quelli dell'Oklahoma. Noi siamo solo fortunati perche' lo sappiamo in anteprima.

PS: Altre storie sul fracking mentre ero in Cina - nell'UK lo hanno ammesso che e' per colpa del fracking il 7 Novembre - appena ho tempo. Fa strano che la stampa italiana non ne parli di queste cose...

Monday, November 14, 2011

Marea nera Chevron in Brasile


** Dall'Ansa del governo brasiliano : stanno cercando di tappare il buco come fatto per la Louisiana. La Chevron ammette che e' il suo pozzo ad essere scoppiato.**

Per la serie: quando si trivella e' sempre possible riversare petrolio a mare, anche con tutte le tecniche di protezione del 21esimo secolo e nonostante i petrolieri continuino a dire che le loro opere sono sicure e a prova di bomba.

Questa volta tocca alla Chevron, ditta americana con sede a San Francisco (niente di meno). E' stata la prima societa' petrolifera di California quando qui era il far west dell'oro nero, ed hanno mantenuto la loro sede operativa principale in questo stato.

La Chevron opera a scala globale e fra le sue operazioni attuali c'e' la trivellazione dei mari del Brasile, presso il pozzo Frade nel giacimento Campos Basin nei mari di Rio De Janeiro, a circa 230 miglia da riva, circa 370 chilomentri dal mare di Copacabana.

La Chevron ha iniziato a pompare petrolio nel 2009 e si parla di circa 50,000 barili al giorno. Un barile e' circa 160 litri, per cui il giacimento Frade produce circa 8 milioni di litri di petrolio quotidianamente.

Il giorno Giovedi 10 2011 Novembre hanno osservato una patina di idorcarburi, che si stima essere di circa 400-650 barili, o 64,000-100,000 litri di petrolio, molto probabilmente dovuta a perdite di petrolio dal pozzo della Chevron.

Il governo del Brasile aveva introdotto misure stringenti per controllare perdite dai pozzi, in seguito allo scoppio della BP nel 2010, ma evidentemente non e' bastato.

Il presidente Dilma Rousseff ha cosi mandato un comunicato in cui si dava la responsabilita' della perdita alla Chevron, e chiedendo una immediata e rigorosa indagine su metodi e responsabilita' delle perdite.

La Chevron dice che si tratta di "una perdita naturale dal sottosuolo" e che non e' per colpa delle loro operazioni. Per precauzione pero' ha immediatamente sospeso ogni attivita'.

Quelli di Sky Truth, che operano un satellite che fa immagini aeree di zone a rischio ecologico pero' non ci credono e dicono che non gli e' mai capitato di vedere una perdita naturale creare una macchia cosi' grande e cosi estesa su satellite.

Hanno deciso di guardare tutte le foto nell'area che hanno raccolto in anni di attivita' e se non c'e' niente nel passato vuol dire che tanto "naturale" la perdita non e'.

Si, per la serie e' tutto sicuro e i petrolieri dicono sempre la verita'!

Questa notizia mi e' stata segnalata da Francoise Lienhard che saluto e ringrazio.

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1. il pozzo lo stava trivellando la TransOcean, gli stessi del Golfo del Messico.

2. il pozzo ha iniziato a perdere l'8 Novembre 2011

3. Secondo il calcoli di quelli di Sky Truth, la macchia e' di 2,400 chilomentri quadrati. Si stimano che quelli possano essere 630,000 galloni di petrolio in totale, cioe' 2,400,000 litri.

Sono 10 volte piu' di quanto ammette la Chevron. Il cielo non mente.




Fonti: Washington Post

Sunday, November 13, 2011

The big fix - il tuttapposto nel Golfo del Messico






** E' un post lungo, scritto di getto.
Ho preso appunti mentre ero al cinema e non voglio dimenticare niente.
Mentre che lo guardavo pensavo a noi. **


Sono appena tornata dal cinema. The big fix - il documentario sullo scoppio BP. Arrivo al cinema, e c'era una fila abbastanza lunga fuori. Sono rimasta sorpresa, perche' il film non ha avuto molta pubblicita' "ufficiale" - in TV per esempio. E' stato prodotto in modo indipendente, con pochi soldi, e quasi tutti quelli che c'erano l'avevano saputo tramite canali informali - facebook, youtube, blog, amici, o magari dalla review settimanale del Los Angeles Times.

Faccio la fila. Sono contenta di vedere cosi tanta gente.

Entro. Gli unici posti liberi sono quelli in prima fila. Sono sola. Mi siedo. Capisco subito che c'e' un sacco di gente "importante". Dietro a me il direttore del Sierra Club della California del Sud. Di fianco arriva una signora bionda che mi pare di riconoscere... e' Laura Dern, quella di Jurassic Park e suo marito, il musicista Ben Harper. La signora bionda mi fa qualche domanda. Rispondo ma faccio finta di non riconoscerla.

Poi arrivano il regista Josh Tickell e sua moglie Rebecca, qualche fotografo, il direttore del cinema ad introdurli.

Inizia il film.

Una breve storia della BP - nata come la compagnia privata anglo-iraniana del petrolio (Anglo-Persian oil company) per sfruttare il petrolio dell'Iran. Poi arriva il governo inglese a comprarsela formando la British Petroleum, e a trivellare in lungo e in largo in Iran senza rendere conto a nessuno. Quando pero' il nuovo presidente Moussadegh dell'Iran decide di nazionalizzare le risorse petrolifere a beneficio del popolo di Persia, Churchill chiede aiuto agli USA per mandare via Moussadegh. E cosi' la CIA e i servizi segreti britannici rovesciano il governo "socialista" di Moussadegh per metterci lo Shah Reza Palavi.

Il resto lo sappiamo - arriva la rivolta popolare con Khomenini nel 1979 e l'Iran dei nostri giorni: e' la storia dell'Iran scritta dalle multinazionali del petrolio, dalla BP.

Un po' come - mutatis mutandis - l'intromissione della CIA in Chile, con Salvador Allende o in Guatemala, con Jacopo Arbenz, entrambi rovesciati dalle paranoie americane dell'epoca sul socialismo/comunismo mescolato agli interessi economici di multinazionali da proteggere: di Chiquita Banana e della United Fruit Company nel caso del Guatemala - oh yes! - e della ITT e della ditta Anaconda nel caso del Chile, ricco di miniere di rame.

Dopo l'introduzione storica, la storia del petrolio in Louisiana, con i primi pozzi onshore gia' negli anni 1920 e il primo pozzo a mare nel 1938.

Il governatore Huey Long aveva cercato di introdurre regole piu' ferree per controlli ambientali e per una maggiore condivisione dei profitti da parte della Standard Oil di John Rockefeller con la gente di Louisiana (gia' dal 1930!) con il programma "Share Our Wealth" ma mori' ammazzato, chissa come mai.

Dopo la sua morte l'assalto delle ditte petrolifere, con a capo la BP, nota per essere la piu' spregiudicata e la piu' rischiosa delle ditte petrolifere nel mondo: molti rischi, molti guadagni. Pochi controlli, molti guadagni. Molte bugie, molti guadagni.

Nella storia della BP, gli scoppi della raffineria Texas City, dell'oleodotto Prudhoe Bay in Alaska, della nave Torrey Canyon in Cornovaglia, tutti disastri ambientali dovuti alla mancanza di controlli, per risparmiare e per arricchirsi.

Anche durante la costruzione del pozzo Macondo poi scoppiato c'erano stati diversi segnali di allarme - ma hanno VOLONTARIAMENTE spento tutti i rilevatori in modo da poter dire che era tutto sicuro e non pensarci.

Della serie, occhio non vede cuore non duole.

La sera prima dello scoppio hanno pure fatto una macabra festa sulla piattaforma Macondo coi pezzi grossi arrivati in elicottero per dire che era tutto perfetto.

Dopo 12 ore, lo scoppio, la morte di 11 persone.

I loro corpi non sono mai stati ritrovati.

I pezzi grossi erano gia' partiti.

Dopo lo scoppio era importante che tutto tornasse "normale" al piu' presto possibile - per la BP, di modo da pagare meno multe, ma anche per l'industria della pesca, per vendere il pesce, o per quella del turismo, di modo da far tornare la gente.

E cosi vai con altri imbrogli. Gli strumenti per rilevare idrocarburi nei pesci sono stati taroccati e non erano sufficentemente sensibili. Decidono di valutare la pericolosita' del pesce in base alla "puzza" e cosi hanno un gruppo di "sniffatori" per decidere se il pesce e' buono o no.

Ovviamente e' buono e cosi' il pesce torna in circolazione grazie a gli abili sniffatori - fa ridere, se non che fa piangere: le sostanze tossiche non sempre possono essere sniffate, e cosi' chissa' quanta monnezza tossica ci siamo mangiati dal golfo del Messico.

La gente del posto dice che pare il terzo mondo.

In teoria avrebbe dovuto esserci un consorzio di tutte le ditte trivellanti a intervenire in questo scoppio - Exxon, BP, Chevron etc - pronte per qualsiasi emergenza. Non esiste questo consorzio. A capo ci sono persone morte e nello statuto del consorizio si parla di protezione dei trichechi che non esistono nel golfo del Messico. Una gran presa in giro.

I registi vengno portati a fare un giro per il mare dalla BP, per filmare. Ma si rendono conto che vanno solo in posti prescelti dalla BP e che ci sono cose segrete. Cosi vanno da soli per quel che possono, di notte oppure con pescherecci privati. Vedono la sabbia fresca ricoprire strati di petrolio di un centimetro. Respirano petrolio dal mare, vedono macchie ancora in acqua, vedono pesci e delfini nuotarci dentro, vedono delfini ammalati, pesci senza squame.

Intervistano un signore che piange quando parla della pesca, che era la sua vita, e ora e' una palude puzzolente.

Fanno vedere un certo Ed Overton, un chimico dell'Universita' della Louisiana, che dopo una settimana dallo scoppio aveva ricevuto circa 30 milioni di dollari per "studiare" gli effetti del petrolio nel golfo del Messico... da parte della BP.

E che vuoi che dica? Ovviamente, con 30 milioni di dollari e' tuttapposto. Parla di magici batteri che mangeranno tutto il petrolio, parla di petrolio facilmente assimilabile dall'ecosistema.

Questo Ed Overton va su tutte le TV USA a dire che e' tuttapposto.

Interviene Matthew Simmons per anni consulente per le ditte petrolifere e per il governo Bush e che aveva cercato di allertare governo e petrolieri sulla fine delle riserve petrolifere, e che dopo la crisi del 1973 aveva cercato di promuovere l'energia alternativa. Dice che secondo lui il buco continua a tirare fuori petrolio anche dopo il tappo, che c'erano altre falle piu' lontane che la BP cercava di nascondere e che molte cose non quadravano.

L'8 Agosto del 2010 viene trovato morto nella sua vasca da bagno. Morto annegato nella vasca. Secondo le teorie ufficiali. Ma come fa uno a morire annegato in vasca?

Intanto per ripulire tutto il disastro la BP usa tonnellate e tonnellate di un dispersante chinico chiamato Corexit. Questo Corexit e' altamente tossico, a persone e ad animali, e' stato sviluppato dalla ditta Nalco e dalla Exxon ed e' vietato in Inghilterra proprio per la sua tossicita'.

C'erano altri 12 dispersanti che potevano essere usati, tutti meno tossici del Corexit, ma la BP sceglie di usare proprio questo perche' e' piu veloce: con il Corexit il petrolio viene ridotto in piccoli globuli che invece di affiorare in superficie, restano nascosti nel mare.

La BP dice di averne usati 2 millioni di tonnellate. Stime indipendenti dicono che invece sono stati spruzzati sulle macchie - e in aria - circa 40 milioni di tonnellate di Corexit.

Occhio non vede, cuore non duole, tasche non pagano.

Il Corexit contiene un ingrediente che si chiama 2 Butoxyethanol, tossico alle persone e che causa irritazione delle mucose, del naso, della gola, degli occhi, mal di testa, problemi alla pelle, e tumori.

La gente riporta tutti questi sintomi, con ulcere e bubboni sulla pelle, eczemi, problemi alle vie respiratorie. La puzza di petrolio pervade una strisicia di 500 miglia con 4/5 milioni abitanti. Una signora intervistata dice che chi poteva andarsene se n'e' gia' andato.

Chi resta sono solo i poveri, i pesci malati e la puzza. Un film che si ripete.

Il governo ad un certo punto da l'ultimatum alla BP, di smettere di usare Corexit. La BP risponde che era il loro strumento piu' efficace per pulire il mare. Cosi' ultimatum o non ultimatum, la BP continua ad usarlo, a tuttoggi, e infatti i registi li filmano di notte, mentre il Corexit viene spruzzato dall'alto, in una zona dall'accesso ristretto.

La BP e' il piu' grande fornitore di benzina al governo USA.

Nel 2010 hanno avuto contratti per 17 billion dollars = 17 miliardi di dollari.

La moglie del regista si ammala pure lei dopo essere stata 4 mesi sul golfo a filmare. Va del medico. Lui le dice senza giri di parole che e' per colpa di questo Corexit che continuano a sparare dagli areoplani in mare, per nascondere le macchie.

Seguono immagini di pesci malati, di gente malata.

E il governo? Varie persone intervistate parlano di un petrol-state, di un posto dove le lobby del petrolio sono cosi forti che si fa tutto quello che vogliono loro: hanno i soldi per decidere le elezioni e tutti i politici di Louisiana ne hanno presi dai petrolieri per pagarsi la campagna elettorale.

E' evidente che una volta eletti fanno quello che dicono loro. Tutte le proposte di leggi che anche timidamente cercavano di introdurre maggiori obblighi ambientali, di sicurezza o di controlli nei mari e nell'aria di Louisiana sono fallite. Tutte.

Lo stesso governatore della Louisiana, Bobby Jindial, giovane - avra' si e no 45 anni - subito dopo lo scoppio si affretta a dire che lui non vuole la moratoria, ma che le trivelle devono andare avanti perche' danno lavoro e benessere.

Qualcuno dice che non e' vero che la Louisiana e' stata violentata dalle ditte petrolifere, ma che la Louisiana si e' prostuitita a loro in cambio di denaro.

E' un ciclo che non finisce, perche' dopo i loro mandati, i politici vanno a fare i lobbysti o i consulenti per i petrolieri, e cosi' il tutto si tramanda di generazione in generazione.

La Louisiana ha 4 milioni di abitanti e nel Senato ha 2 voti, tanti quanti la California, che ha invece 37 milioni di persone. E' evidente che e' difficilissimo passare leggi per l'ambiente a livello federale quando le leggi devono essere approvate dalla meta' del Senato, e quando un piccolo petrolstato ha lo stesso peso della California, che con tutti i suoi difetti e' la piu' severa nelle norme ambientali.

Nel Senato ci sono 400 lobbysti per ogni rappresentante eletto. Fra questi quelli pagati dai fratelli Koch, estremi conservatori, che hanno dato una valanga di soldi a quelli del Tea Party, e che hanno finanziato la campagna elettorale di piu di mille parlamentari USA nel corso degli anni. Sono gli stessi dietro a Prop. 23 che voleva fermare le leggi sul cambiamento climatico qui in California e grazie al cielo e' stata sconfitta l'anno scorso dagli elettori.

Obama va in Louisiana a fare il bagno con la figlia Sasha nel mare blu di Louisiana, per far vedere che tutt'apposto e tutto pulito. Viene fuori che non era il mare vero, ma una piccola baia dall'accesso ristretto al mare, dove il petrolio non era arrivato.

Pure Obama e' un politico alla fine.

Il film si chiude con una nota di speranza. Un po e' quello che predico sempre: occorre che come popolo ci rendiamo conto di quanto potere abbiamo, non come individui, ma come collettivita', e che se tutti lo vogliamo e se lo vogliamo veramente le cose cambiano. E cosi' arriva Martin Luther King, e le proteste del Vietnam, e per i diritti delle donne.

Ma prima che il film finisse, io ero gia' altrove.

Raramente piango davanti alle cose del petrolio. Questo perche' ne ho lette cosi tante, che un po ci ho fatto il callo e non mi stupisce piu niente. E invece qui, nel silenzio della sala cinematografica, non ho potuto fare a meno di sentire le lacrime venire giu abbondanti.

Forse e' perche' sono anni che continuo a ripetere la stessa cosa, forse perche' vorrei che il tutto finisse presto perche' sono stanca, forse perche' vedere i delfini morti, sentire le persone ammalarsi, vedere il mare nero, hanno un effetto piu' forte che leggerne, forse perche' in quella sala buia non ero nessuno e potevo semplicemente lasciarmi andare a qualsiasi sentimento - rabbia, tristezza, stanchezza che fosse.

Ma credo che la sensazione piu' pungente fosse l'impotenza. L'impotenza di non sapere fare di piu' di quel che faccio, l'impotenza di sapere che questa e' la fine che faranno i nostri mari, le nostre comunita' se li lasciamo fare. L'impotenza di volere farlo vedere a tutti gli italiani e i politici italiani questo film di modo che sentano tutti l'urgenza impellente di dire di no a ENI, Audax, Petroceltic, Northern Petroleum, MOG, a tutti quanti, ma per davvero. L'impotenza di volere risparmiare queste angoscie alle isole Tremiti, a Pantelleria, a Venezia, all'Abruzzo, al Salento, anche se in qualcuno di questi posti non ci sono mai stata.

L'impotenza di risvegliare il cittadino medio italiano e di darci da fare tutti assieme, perche' non ci salva nessuno - ne Monti, ne Berlusconi - se non noi stessi.

Finisce il film. Un po di domande e risposte dalla sala.

Volevo alzarmi e dire a tutti: vogliono fare la stessa cosa a Venezia.

Mi sono vergognata.

Il regista e' assalito dalla folla. Bella gente, tirata. Cosa vuoi che possa fare io? Vado in bagno, tiro un forte sospiro. Cerco di essere carina. Sto per fare qualcosa che non e' nella mia natura.

Mi rifiondo tra la folla. Aspetto il mio turno. Mi avvicino al regista e gli do una copia del film di Matteo, Peter e Francesco spiegandogli che vogliono trivellare tutto l'Adriatico, e che se aveva tempo, sarebbe stato bello se lo guardasse. Sono stata goffa.

Non so se lo guardera'. Avra' mille richieste di questo genere. Cosa puo' fare lui?

Esco dal cinema.

Un po e' ventilato.

Mi sento confusa ma sollevata di averglieli dato il DVD.

Cammino.

Mi chiedo se tutto questo mi faccia bene alla salute. Che posso fare? Avrei voluto avere piu' coraggio. Compro un gelato per non pensarci. Mi sento sola. Accendo il motore. Vorrei tanto una macchina elettrica. This is the best I can do. Will it ever end? What about a husband? What about my career? What about my children? I am 39 years old. Cosa restera'? E' servito a qualcosa? Chilosa. Piango ma non lo sa nessuno.

Arrivo a casa. Accendo il computer. Scrivo. Non ci penso troppo.

E' tardi, vado a dormire.

Friday, November 11, 2011

The bix fix - documentario sullo scoppio del golfo del Messico



Update 15 Giugno 2016

Lo sparatore di Orlando appare in questo video come security della BP
Omar Mateen, 2010


"No one gives a shit, no one gives a shit here.

Like, everybody’s just out to get paid. They’re, like, hoping for more oil to come out and more people to complain so they’ll have job. Cause once people get laid off here, it’s gonna suck for them. They want more disaster to happen. That’s where they’re money-making is. All about the money. Exactly."

Dopo sei anni quest'uomo uccise 50 persone. 

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E cosi arriva il documentario sullo scoppio BP dello scorso anno nel golfo del Messico. Si chiama "The big fix" ed e' diretto da Josh e Rebecca Tickell.

La traduzione letterale sarebbe "Il grande aggiustamento" ma in italiano il senso del titolo sarebbe qualcosa del tipo "Tuttapposto", come dire, non ci pensiamo piu' che va tutto bene.

Il documentario esce nelle sale questo fine-settimana, e indaga su temi di negligenza da parte della BP, di corruzione politica e di effetti del petrolio su pesci e natura nel golfo del Messico.

Gia' da prima lo scoppio, la BP aveva racimolato un sacco di multe per problemi alla sicurezza e all'ambiente. Ne abbiamo parlato qui, con le raffinerie scoppiate in Texas, o con l'oleodotto Prudhoe in Alaska. Qui invece le cancer alley della Louisiana.

Le conseguenze dello scoppio della BP invece sono qui: i pesci malati, oppure i delfini che abortiscono o anche le macchie che ricompaiono.

Ma non e' colpa solo della BP, i produttori descrivono anche la corruzione di tutto il sistema politico della Louisiana - un petrolstato che loro descrivono come una colonia del petrolio.

E questo me lo confermano tutti quelli di qui che conosco della Louisiana: il petrolio e' diventato parte del sistema e non c'e' altro. E' come l'ENI a Brindisi, o a Gela. Arrivano, distruggono, ti fanno il lavaggio del cervello, mangiano tutto e a un certo punto quasi gli devi quasi dire grazie che ti lasciano le briciole.

La BP ha declinato ogni commento sul film.

Crediamo in Italia che la Shell, la Northern Petroleum, la MOG, l'ENI, la Audax saranno diverse?

Ma quando mai.

Le ditte petrolifere sono tutte amiche e operano tutte nello stesso modo. E quando arrivano, niente e' mai piu' tuttapposto, niente.

Continuo a ripeterlo: e' in nostro potere di evitare tutto questo. In Louisiana il petrolio e' arrivato 50, 60, 70 anni fa, noi invece abbiamo il lusso di sapere cose che loro non sapevano, di avere visto cose che non si potevano vedere, ed e' folle permettere ad Audax e compari di distruggere una nazione intera.

Gia' vedere il trailer fa male al cuore.

Se ci riesco vado a vederlo nel weekend e raccontero'...

PS: Non so se possa essere di interesse che io racconti le mie impressioni della Cina, non e' niente di petrolifero (a parte le conferenze e le loro reazioni, interessanti anche queste) ma se possa essere interessante ne scrivo...

La Mediterranean Oil and Gas ci riprova a Teramo


Ma uno va a Roseto a vedere i pozzi di gas o al mare?

A Sergio Morandi non e' bastata la lezione di Ombrina Mare


Di ritorno dalla Cina avrei voluto scrivere qualcosa sul mio viaggio li, ma sono un po' stanca e devo ancora processare tutte le cose viste e sentite e cosi, eccoci qui con l'ultimo attacco petrolifero, da parte di Sergio Morandi della Mediterranean Oil and Gas, a Teramo che mi segnala Augusto de Sanctis del WWF.

Vogliono trivellare i comuni di Mosciano S. Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco e Bellante, secondo la concessione "Villa Carbone" e quelli di Roseto e Pineto secondo la concessione "Villa Mazzarosa".

Per ora parlano di ispezioni sismiche, ma gia' lo sappiamo che questo e' solo il
primo passo verso lo scopo vero della MOG e di tutte le sue amiche che vogliono solo riempire l'Abruzzo (e l'Italia!) di pozzi di petrolio, senza rispetto alcuno per nessuno.

Notare che dicono:

Si evidenzia che il rilascio di un permesso di ricerca su un’area geografica vasta non comporta necessariamente azioni dirette su tutta la superficie richiesta. Zone protette o soggette a vincoli paesaggistici possono rientrare nell’area richiesta per una continuità dei limiti del permesso di ricerca ma esse non saranno interessate da attività di perforazione e/o registrazione sismica.

E quindi lo sanno pure loro che vogliono trivellare dove non si puo'. E che significa? Che la trivella la metti dieci metri dalla zona protetta? E poi, dovrebbe essere la zona protetta ad estendersi per continuita' e non il permesso petrolifero!

Altri sciacalli - Sergio Morandi non ha ancora capito con chi ha a che fare, e si vede che la lezione di Ombrina Mare non gli e' ancora servita.

Ecco qui cosa hanno combinato in Basilicata quei gran signori della MOG in un post di qualche tempo fa, ed ecco come li trattano i vincoli ambientali: trivellandoci dentro senza chiedere niente a nessuno!

La Magistratura parlo' di OCCULTAMENTO DI RIFIUTI DI NATURA INDUSTRIALE. E noi vogliamo dare a questi qui l'opportunita' di fare lo stesso in Abruzzo?

Vediamo che ha da dire quel galantuomo di Gianni Chiodi. Notare che la sua supposta legge in difesa dell'Abruzzo non e' servita a niente, perche' ora invece di chiamarlo petrolio lo chiamano gas.

Ci sono 45 giorni per le osservazioni.

Le decisioni finali vengono prese tutte solo ed esclusivamente dalla regione Abruzzo e dal capo della Commissione VIA Antonio Sorgi.

Altro giro altra corsa.


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Ecco gli annunci:

1. VILLA CARBONE

AVVISO AL PUBBLICO
Art. 20 del D.lgs 4/2008 e s. m. ed. i.

Si avvisa che è stato trasmesso alla Regione Abruzzo - Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia - Servizio Tutela, Valorizzazione del Paesaggio e Valutazioni Ambientali – Ufficio Valutazione Impatto Ambientale, Via Leonardo da Vinci (Palazzo Silone), 67100 - L’Aquila, il progetto di seguito specificato:

OGGETTO

Istanza di permesso di Ricerca denominato “Villa Carbone”. Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.

PROPONENTE

Medoilgas Italia S.p.A. Via Cornelia 498, 00166 – Roma. Tel +39 06 99 589 179 Fax: +39 06 62 207 256.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Intervento di cui alla lettera g). punto 2) dell’allegato IV al D. Lvo n° 4/2008 ovvero “Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma”.

LOCALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO

Provincia di Teramo. Comuni di Mosciano S. Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco e Bellante.

DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO

Svolgimento di studi geologici e interpretazione di linee sismiche (eventuale acquisizione sul terreno di nuove linee sismiche per circa 20/30km) volti a determinare l’ubicazione di un prospetto a gas nel sottosuolo. L’area interessata dal progetto di ricerca di idrocarburi copre una superficie di 68,12 km2. Il progetto prevede inizialmente una fase riconoscitiva con acquisto e reinterpretazione di linee sismiche già esistenti nell’area e, se necessario, l’acquisizione di nuove linee sismiche mediante un’apposita campagna geofisica. Si evidenzia che il rilascio di un permesso di ricerca su un’area geografica vasta non comporta necessariamente azioni dirette su tutta la superficie richiesta. Zone protette o soggette a vincoli paesaggistici possono rientrare nell’area richiesta per una continuità dei limiti del permesso di ricerca ma esse non saranno interessate da attività di perforazione e/o registrazione sismica.

UFFICIO REGIONALE COMPETENTE

Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia – Servizio Tutela, Valorizzazione del Paesaggio e Valutazioni Ambientali – Ufficio Valutazione Impatto Ambientale.

Dalla data di pubblicazione del presente avviso sul B.U.R.A., decorrono i 45 giorni entro i quali chiunque (associazioni, Enti, privati cittadini e portatori di interesse) in conformità alle leggi vigenti, può presentare, in forma scritta, al predetto Servizio, istanze, osservazioni o pareri sull’opera.

Ditta Medoilgas Italia S.p.A.

Via Cornelia, 498
00166 Roma


2) VILLA MAZZAROSA
AVVISO AL PUBBLICO
Art. 20 del D.lgs 4/2008 e s. m. ed. i.

Si avvisa che è stato trasmesso alla Regione Abruzzo - Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia - Servizio Tutela, Valorizzazione del Paesaggio e Valutazioni Ambientali – Ufficio Valutazione Impatto Ambientale, Via Leonardo da Vinci (Palazzo Silone), 67100 - L’Aquila, il progetto di seguito specificato:

OGGETTO

Istanza di permesso di Ricerca denominato “Villa Mazzarosa”. Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.

PROPONENTE

Medoilgas Italia S.p.A. Via Cornelia 498, 00166 – Roma. Tel +39 06 99 589 179 Fax: +39 06 62 207 256.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Intervento di cui alla lettera g). punto 2) dell’allegato IV al D. Lvo n° 4/2008 ovvero “Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma”.

LOCALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO

Provincia di Teramo. Comuni di Roseto degli Abruzzi e Pineto.

DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO

Svolgimento di studi geologici e interpretazione di linee sismiche (eventuale acquisizione sul terreno di nuove linee sismiche per circa 20/30km) volti a determinare l’ubicazione di un prospetto a gas nel sottosuolo. L’area interessata dal progetto di ricerca di idrocarburi copre una superficie di 13,40 km2. Il progetto prevede inizialmente una fase riconoscitiva con acquisto e reinterpretazione di linee sismiche già esistenti nell’area e, se necessario, l’acquisizione di nuove linee sismiche mediante un’apposita campagna geofisica. Si evidenzia che il rilascio di un permesso di ricerca su un’area geografica vasta non comporta necessariamente azioni dirette su tutta la superficie richiesta. Zone protette o soggette a vincoli paesaggistici possono rientrare nell’area richiesta per una continuità dei limiti del permesso di ricerca ma esse non saranno interessate da attività di perforazione e/o registrazione sismica.

UFFICIO REGIONALE COMPETENTE

Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia – Servizio Tutela, Valorizzazione del Paesaggio e Valutazioni Ambientali – Ufficio Valutazione Impatto Ambientale.

Dalla data di pubblicazione del presente avviso sul B.U.R.A., decorrono i 45 giorni entro i quali chiunque (associazioni, Enti, privati cittadini e portatori di interesse) in conformità alle leggi vigenti, può presentare, in forma scritta, al predetto Servizio, istanze, osservazioni o pareri sull’opera.

Ditta Medoilgas Italia S.p.A.

Via Cornelia, 498
00166 Roma

Amministratore Delegato

Dott. Sergio Morandi

Thursday, November 3, 2011

Il petrolio d'Abruzzo in Cina



Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli.
Vittorio Alfieri.


E cosi' il 6 e il 7 Novembre vado a raccontare la nostra storia del petrolio in Cina. Il primo talk in una libreria dove vengono invitati gli "intellettuali" a tenere presentazioni, chiamata Utopia e di cui parla anche l'Economist e l'altro presso l'Universita' di Pechino, la piu' importante della Cina.

Il volantino in alto e' stato preparato dagli studenti universitari di Pechino ed e' un collage di tutte le iniziative che abbiamo portato avanti in questi anni, per salvare l'Abruzzo dal petrolio. Tutte le locandine italiane dentro il poster cinese sono di Santa Fabrizia Arduini.

Il tutto e' stato organizzato dal Prof. Louis Tao, newyorkese trasferitosi a Pechino, e da sua moglie Prof. Wang Zhaohui, di Pechino. Quando hanno saputo che andavo per lavoro nella loro citta', sono stati entusiasti di sentire la nostra storia di come una comunita' riesca a lottare, tutti assieme, contro una multinazionale, e cosi' hanno organizzato questi due eventi.

L'annuncio, in cinese, e' qui.

Di solito non pubblicizzo queste cose per pudore, ma negli scorsi mesi sono stata invitata a parlarne anche a San Francisco, presso il Museo Italo-Americano, a Santa Monica College, alla mia Universita' e anche presso il Comune di Santa Monica. Ci sono anche altri inviti organizzandi a New York e pure ad Occupy LA. Non so se si concretizzeranno. Ma questa della Cina mi pareva davvero una cosa speciale, che deve renderci tutti orgogliosi, perche' l'abbiamo fatto tutti assieme.

La presentazione e' cosi' articolata:

1. 10-15 minuti sull'Abruzzo - gli faccio vedere i trabocchi, il parco nazionale della costa teatina, i vigneti, punta aderci, il mare, gli uliveti, la pasta de Cecco.

2. 5-10 minuti sull'ENI e l'Italia - i soldi che hanno, l'Italia che secondo le classifiche di transparency international e' corrotta 67, gli USA 22 e la Cina 33, per far capire quant'e' difficile spuntarla in un paese cosi, dove la stampa non e' veramente libera e dove gli inciuci e i conflitti di interessi sono strabilianti.

3. La nostra battaglia. Ci siamo dentro un po tutti - i vescovi, Armando Orsini, le manifestazioni, l'incontro ENI a Pescara, la MOG che va quasi in fallimento, la mollezza di Gianni Chiodi, Nicola Fratino, Remo di Martino, gli appalti Buonefra-ENI, la raffineria spacciata per frantoio, Ottaviano del Turco finito in carcere con il bottino nei sacchi di mele (ridono tutti), la pagina pubblicitaria sul Centro d'Abruzzo, il coinvolgimento delle scuole, gli inganni di Mario Rainone, le locandine ad imbroglio, la Forest Oil a Bomba, le proteste contro Mazzenga e Klein, le barzellette del parco ad isole di Mauro Febbo, le osservazioni, il ministero che ci da ragione su Ombrina Mare, il WWF, i filmati di Cupello, del ritorno di Attila, le lenzuola di Bomba contro la Forest Oil, Elsa2, Berlusconi che arriva in piazza a Pescara sulla scala a dire che l'Abruzzo e' piu' bello del Maine e che il centro oli non si costruira' (anche qui ridono tutti.)

E alla fine cerco anche di parlare un po' di altre realta' italiane - della Basilicata martoriata, di Venezia, della Sicilia. Restano tutti stupiti di fronte alla follia di trivellare Venezia. Non ci possono credere.

Quando la racconto la storia mi pare sempre un po' magico che siamo arrivati a fare cosi tanto, considerato da dove siamo partiti. Sopratutto e' magico poter dire che dopo 4-5 anni la MOG, la Petroceltic, l'ENI, la Forest Oil non siano riusciti ancora a trivellare da nessuna parte, nonostante tutti i loro quattrini.

E come ci siamo riusciti? Perche' non ci siamo arresi mai, e perche' la nostra tenacia e' stata piu' forte degli inganni di tutti gli speculatori venuti da Milano, dall'Irlanda, dall'UK o dagli USA. L'abbiamo voluto noi, piu' di loro e questo deve darci la voglia di continuare. L'ho gia' detto, questa battaglia e' per la vita, e avra' bisogno di tutti a vigilare a oltranza finche' resta petrolio sottoterra.

Permettetemi anche di dire che non c'e' niente di piu' soddisfacente per me dirlo a tutto il mondo della coppia Fratino-DiMartino e ricordare che all'inizio mi davano dell'antidemocratica perche' loro sono stati eletti e io no. Di Martino a un centro punto disse che sarebbe venuto negli USA a dire ai miei studenti che io ero un cattivo esempio di democrazia. Quando lo racconto, tutti ridono.

Infine, i ringraziamenti ai miei compagni di viaggio in questi anni: Fabrizia, Giosue', Marco, Assunta, Guido, Davide, Giusto, Alessandro, Ilaria, Sam, Mauro, Pasquale, Ludovica, Hermes, Gabriele, e tutti quelli che ho potuto ricordare. Ovviamente Danilo, Loretta e Filippo. E la mamma che non puo' mancare mai.

Ecco. La storia riguarda tutti noi, e spero che questa attenzione porti da un lato a che la gente conosca l'Abruzzo, lo visiti, se ne innamori, si dia da fare per salvarlo anche da lontano, e dall'altro che porti gli Abruzzesi ad essere ancora piu' combattivi, contro il petrolio e tutte le altre porcherie che ci vogliono affibbiare.

Di solito gli americani sono affascinati, e fra le cose che mi chiedono sempre c'e' la domanda: cosa posso fare per aiutare? chi finanzia tutto questo? Gente pratica, eh?

Vediamo che dicono in Cina. Per ora siamo quelli che hanno combattuto e vinto (si spera!) contro una multinazionale del petrolio.

Ai vari Mazzenga, Petri, Primavera, Klein, e a tutti gli altri avvoltoi dell'ultim'ora: vedete che via dovete fare perche' non avete ancora visto niente di cosa siamo capaci.

Non ci riuscirete a trivellarci, mettetevi il cuore in pace.

L'ENI controlla la mossa Roberto Petri in Abruzzo


Ridicoli! Sono appena venuti sul mio blog dall'ENI di Milano per vedere che frutti aveva dato la loro nuova mossa: mettere Roberto Petri, pescarese, a sparare balle sul petrolio in Abruzzo!

Rido. Sono veramente piccoli, o forse siamo noi troppo piu' avanti.

All'ENI: non vi preoccupate, Petri o non Petri, non vi crede e non vi vuole nessuno qui.

Wednesday, November 2, 2011

La protesta ad oltranza in Tunisia

Davanti ai cancelli ENI dal 21 Ottobre 2011, Tarazaka, Tunisia


Che l'ENI fosse la distruttrice di tutto quello che gli capita sottomano, gia' lo sapevamo abbondantemente. Basta guardare cosa hanno combinato in tutta Italia - teoricamente la loro patria: dei 57 siti piu' inquinati d'Italia meta' sono dell'ENI o di loro associate petrolchimiche - Saipem, Polimeri Europa etc etc, ditte che l'ENI controlla al 100%.

Stupisce allora che in Italia ben poche siano state le proteste vere, organizzate, composte e AD OLTRANZA finora. Avete mai sentito gli abitanti di Gela decidere: e' troppo e da qui non ci muoviamo se l'ENI non cambia le cose? E' mai successo in Basilicata? E mai successo a Marghera? E' mai successo a Praia a Mare?

L'ENI ha fatto cose immonde in Italia: monnezza radioattiva smaltita come materiale edilizio nelle scuole, gente a ripulire sostanze cancerogene con nessuna precuazione, bugie e soprusi a non finire.

La storia petrolchimica italiana e' piena di storie di individui eroici: mi viene in mente Nicola Lovecchio di Manfredonia, che spese gli ultimi anni della sua vita a fare causa all'ENI, oppure l'Ingegner Mario Zambon che spese anni a spiegare la subsidenza ai Veneti e il suo legame con le trivelle in Polesine - ma raramente c'e' l'indignazione totale, diffusa, dell'oltranza, dopo che le trivelle sono arrivate.

E' come se ci si rassegnasse e questa e' un'altra conseguenza dell'invasione petrolifera: il territorio ti sfugge di mano, tu diventi anestetizzato e pensi che non ci puoi fare niente, perche' hai paura, perche' sono grandi, perche' magari ti danno pure un posto (postaccio?) di lavoro.

E allora ecco cosa accade in Tunisia, da cui oggi ci arriva una lezione di civilta'.

A Tazarka secondo quando riporta il Fatto Quotidiano, c'e' una raffineria ENI a circa 60 km da Tunisi. Qui le condizioni sembrano del tutto simili a quelle nelle raffinerie d'Italia: inquinamento, scarso coinovlgimento con il territorio, sfruttamento selvaggio, corruzione e mazzette di vario genere. La gente allora si e' ribellata e 200 persone sono li a presidiare i cancelli da circa 2 settimane. Sono accampati, sono arrabbiati, sono uomini, sono donne.

La gente si lamenta non solo della presunta corruzione, con denaro che finisce nelle mani dei funzionari, ma anche dei contratti precari e di infrazioni del codice di lavoro tunisino. Si lamentano della mancanza di investimenti sul territorio, si lamentano dei danni ambientali che l'ENI gli ha portato.

Vogliono risarcimenti.

In Tunisia.

Ovviamente, io non supporto in nessun modo la violenza, ma non posso che chiedermi perche' tutto questo non succede anche a Viggiano, a Gela, nella civilissima Italia?



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