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Monday, December 30, 2013

North Dakota: esplode treno con centosei vagoni di petrolio





 

Centosei vagoni carichi di petrolio per la precisione.

L'urto ha innescato una esplosione incontrollata con enormi fiammate che hanno avvolto numerosi vagoni.  Nonostante l'intervento tempestivo dei vigili del fuoco, solo cinquanta vagoni sono stati staccati dal lungo convoglio e sottratti alle fiamme. I restanti cinquantasei sono stati lasciati al loro destino, a causa delle elevate temperature. L'inferno che si e' creato ha reso impossibile qualsiasi altra operazione di recupero. A tutti i residenti nel raggio di nove chilometri dall'impatto e' stato consigliato di abbandonare le proprie case. Fortunatamente non ci sono state vittime.

Nel luglio del 2013 ci fu un incidente simile a Lac-Megantic in Quebec. Piu' di quaranta persone sono morte in seguito al deragliamento di un treno con settantadue vagoni carichi di petrolio che e' andato a schiantarsi contro le case della cittadina canadese, incendiandosi. Anche qui, il petrolio partiva dal Bakken Shale del North Dakota.

Il boom del fracking e la stimolazione di vecchi e nuovi pozzi di petrolio qui negli USA -- specie in North Dakota, Colorado e Texas -- ha portato con se l'incremento dei convogli petroliferi che attraversano il Nord America.

Le ferrovie americane trasportano oggi venticinque volte piu' petrolio che nel 2008.

Dal solo North Dakota partono circa 10-12 convogli al giorno che complessivamente trasportano circa un milione di barili al giorno. 

Cento e piu' vagoni di greggio  -- con oltre centomila litri di petrolio -- sono adesso la norma.
Fino ad un decennio fa, le statistiche erano di circa 2-3 incidenti con perdite di petrolio l'anno. 


Prirazlomnoye, Russia: apre il primo pozzo permanente in Artico




 
Le proteste gia' nel 2012

Update 10 Agosto 2016

La Gazpromneft ha messo in produzione altri due pozzi per un
totale di quattro pozzi estrattivi a Prirazlomnoye, in Artico.
Ha anche aperto il suo terzo nuovo pozzo da reiniezione. 
Il progetto di avercene 32.
 
 
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"This is a dark day for the Arctic. Gazprom is the first company on Earth to pump oil from beneath icy Arctic waters and yet its safety record on land is appalling. It is impossible to trust them to drill safely in one of the most fragile and beautiful regions on Earth." 

Faiza Oulahsen,  Greenpeace


"It is inevitable you will get a spill – a dead cert. I would expect to see a major spill in the not too distant future. I would be astonished if you did not see a major spill from this.
The conditions in the Arctic would vastly compound the problem. It's a completely different environment. In temperate climes, oil disperses quickly. Bacteria help to digest the oil. In the Arctic the oil does not break down in this way – it can take decades before it breaks down. 
Nature will not help us."



Nonostante l'arresto  e l'incarcerazione degli attivisti di Greenpeace in Russia, la Gazprom e' riuscita nel suo intento.

Il giorno 20 Dicembre 2013 infatti hanno annunciato di avere iniziato a pompare petrolio dalle viscere dell'Artico e di essere stati i primi ad essere riusciti a farlo da una piattforma fissa.

Siamo nel campo detto di Prirazlomnoye, nel mare di Pechora a 60 chilometri da riva. Le riserve parlano di circa 72 milioni di tonnellate di petrolio e di una produzione a regime, cioe' dopo il 2020, di sei milioni di tonnellate l'anno.

La piattaforma Prirazlomnaya e' in teoria resistente al ghiaccio e secondo Alexey Miller il capo della Gazprom -- l'oste della situazione -- "tutte le operazioni sono sicure". Dalle trivellazioni alla produzione, dallo stoccaggio al trattamento, dai carichi al trasporto e' tutto stato progettato per essere incidente-free.  La piattaforma resistera' a condizioni ambientali estreme, in presenza di elevata corrosione, basse temperature, ambienti marini aggressivi, alta umidita', e ghiaccio.

Non sono previsti riversamenti in mare di alcun genere, e se mai ci dovessero essere incidenti, l'eventuale greggio sversato confluira' all'interno della piattaforma e non in mare, a causa delle precauzioni prese durante la fase di costruzione. Il gas di produzione verra' usato sulla piattaforma, e non ci saranno scarichi in mare di nessun genere. A disposizione ci sono delle apposite navi di emergenza spacca-ghiaccio in caso qualcosa andasse storto.

Le operazioni dureranno tutto l'anno, nonostante i ghiacci e le temperature che possono arrivare a -50 gradi centigradi.

Questo Miller non lo dice, ma Prirazlomnaya non e' una piattaforma nuova di zecca. E' una piattaforma costruita nel 1984 che aveva gia' operato per 18 anni nei mari di Norvegia. La ditta russa Sevmorneftegaz l'ha comprato nel 2002.  Doveva essere risistemata e pronta per l'Artico nel 2011, ma ci sono stati due anni di ritardo. Finora i costi sono stati di quasi 3 miliardi di dollari.

Prirazlomnoye e' solo il primo di altri pozzi previsti in Artico. Miller dice infatti che vogliono aprire un intero "centro di idrocarburi" in Artico.

Greenpeace -- e molti altri esperti indipendenti -- sono invece del parere che nessuna compagnia del mondo intero abbia le capacita' per veramente sapere agire in caso di incidenti e problemi. La Shell ci ha provato per vari anni, e ogni volta ha dovuto abbandonare i suoi tentativi,  dopo avere speso oltre 4 miliardi di dollari, a causa di problemi di ogni genere.

E come ricorda Simon Boxall, dell'Unversita' di Southhampton

"No industry is perfect, but the oil industry has behaved poorly in the past. At times, this is an irresponsible industry. Corners are cut, money is saved in small ways. Then it can go wrong and end up costing a huge amount of money, like in the Gulf of Mexico. Different countries have different levels of health and safety. Russia does not have an enviable record on this."

Nessuna industria e' perfetta, ma l'industria del petrolio si e' comportata male in passato. A volte questa e' una industria irresponsabile. Si cerca di tagliare, di risparmiare in modo piccoli. E poi le cose possono andare male e puo' costarci molto, come nel Golfo del Messico. Paesi diversi hanno diversi livelli di salute e di sicurezza. La Russia non ha un record invidiabile da questo punto di vista.

Qui a Prirazlomnoye sembra tutto perfetto. Ma se il miglior indicatore del futuro e' il passato, non occorre andare troppo lontano, e basta guardiare a come e' stata trivellata Usinsk, in terraferma e non troppo lontano da Prirazlomnoye.

A Usinsk infatti c'e' una storia diversa. Molto diversa.

Le immagini e la delusione di Usinsk sono qui.

Nel 2011 una piattaforma esplorativa in mare di proprieta' della Gazprom si capovolse uccidendo 50 persone.





Saturday, December 28, 2013

Marea nera a Trinidad


Pitch Lake - La Brea nel sud ovest dell'isola.








La Brea, Trinidad, Dicembre 2013


Spesso si pensa che le perdite di petrolio in mare, gli scoppi e gli incidenti siano eventi rari, e che dopo l'esplosione della piattaforma Macondo nel golfo del Messico piu' di tre anni fa, sia tutto sotto controllo.

E invece i riversamenti e gli incidenti, anche gravi, sono piu' frequenti di quel che pensiamo, e spesso neanche arrivano alle cronache, se non a quelle locali.

Un esempio e' la misteriosa marea nera che in questi giorni invade il sud dell'isola di Trinidad, nei Caraibi e di cui nessuno parla.

Siamo in zona La Brea -- che significa bitume -- e dove sorge il La Brea Pitch Lake, il piu' grande "lago" di asfalto naturale del mondo che fra l'altro e' protetto dall'Unesco per la sua unicita' geologica. La presenza del lago di bitume ha dato impulso all'industria estrattiva e cosi' oggi ci sono piattaforme, pozzi e oleodotti in tutta La Brea.

Ed e' proprio qui che in questi giorni si registra un susseguirsi di eventi e di incidenti su piattaforme, oleodotti e tubature: cinque solo nella scorsa settimana. Non si sa ancora se si tratti di sabotaggio o di coincidenze. Il fatto certo pero' e' che intere comunita' costiere di La Brea sono coperte di petrolio. 

Le vicissitudini iniziano il giorno 17 Dicembre 2013 quando si scoprono riversamenti di petrolio dal porto di Pointe a Pierre a causa di tubature difettose usate nelle varie operazioni di carico e di scarico del petrolio e da una piattaforma a mare, la Riser Platform 5 di proprieta' della Trinmar, che fa capo alla Petrotrin, la ditta nazionale petrolifera di Trinidad.

Il giorno dopo, la Petrotrin riceve delle chiamate di segnalazione di inquinamento da petrolio a Coffee Beach,  in zona La Brea. Vengono allertati tutti gli enti di difesa dell'ambiente e messo in atto il National Oil Spill Contingency Plan, coinvolgendo il ministero dell'energia, dell'ambiente e l'istituto di studi marini.

Il 19 Dicembre, vengono scoperte altre perdite, questa volta sulla piattaforma 17 della Petrotrin, nel campo a mare Trinmar Operations East Field.

Come se non bastasse, il 21 Dicembre un altro degli operatori che fa capo alla Petrotrin, la Trinity Oil and Gas, riporta di avere trovato varie valvole di sicurezza aperte che lasciavano fluire il petrolio da un altra concessione,  la WD-2 in zona Rancho Quemado. Si sospetta che le valvole siano state lasciate aperte volontariamente.

L'allerta arriva ai livelli massimi, tanto che si richiede aiuto internazionale dalla Oil Spill Response, che ha sede in Florida. Sono gia' arrivate quattro navi, due dagli USA e altre due dal Regno Unito. L'inquinamento arriva nelle spiaggie di Queen's Beach, Carrat Shed, Station Bay, Patience, Granville, Fullaton e Cedros.

La marea nera copre circa 4 miglia di costa, sei chilometri.

Non si sa come fermarla, e anzi, la Petrotrin dice di non sapere esattamente quqle

Finora sono stati recuperati solo 700 barili di petrolio. Ce ne sono molti di piu' e si stima che ci vorranno settimane per sistemare il tutto. 

E' il piu' grave incidente petrolifero della storia di Trinidad.

Ovviamente le comunita' di pescatori sono fortemente impattate: c'e' puzza dappertutto, le mangrovie sono annerite dal petrolio, la pesca e' ferma, con carcasse di pesci e granchi morti in riva. Molti gli uccelli coperti dal  petrolio. Almeno venti persone sono finite in ospedale a causa di nausea e forti mal di testa dovuti alle esalazioni tossiche. Non si puo' cucinare con fornelli a gas, perche' si teme che la presenza di fiamme aperte possano causare ultieriori incidenti.

Siccome non si riesce bene a capire esattamente da dove venga il tutto Alvin La Borde, il presidente dell'associazione di pescatori Fishermen and Friends of the Sea, chiede che vengano fermate tutte le operazioni di estrazioni di petrolio nei mari di Trinidad.

In tutta risposta, la Petrotrin, che opera a Trinidad da piu' di 100 anni, ha ammesso che alcune delle sue infrastruttre sono obsolete e pericolose e che non hanno le capacita' necessarie per gestire questa emergenza.

Gia' dieci anni fa la Petrotrin aveva annunciato di avere registrato circa 20,000 -- ventimila! -- perdite minori da oleodotti corrosi.

Hanno pero' promesso 2,000 dollari al giorno a ciascun pescatore per ogni giorno di lavoro perso.

La Borde accusa la Petrotrin di tagli e di mancanza di adeguati controlli, adeguata sicurezza, adeguata manutenzione e adeguato personale. Oltre a lui Ancel Roget, presidente del sindacato Oilfield Workers' Trade Union che accusa la Petrotrin di segretezza e di silenzio peer proteggere gli operatori strattivi

“We want to say there is a massive cover-up of the Petrotrin management to shield their friends, the lease operators, who they invited to and in fact gave away some of the lucrative acreage of Petrotrin assets, and therefore a cloud of silence and secrecy has shrouded the lease operators in the La Brea situation,”

"Vogliamo annunciare che e' in corso una mastodontica operazione di segetezza da parte della Petrotrin per proteggere i propri amici, i gestori delle piattaforme, che hanno invitato e a cui hanno in effetti regalato dato parte delle loro risorse petrolifere, e quindi una nuvola di silenzio e di segretezza ha avvolto e protetto gli operatori petroliferi a La Brea."

E intanto oggi 28 Dicembre 2013 il conto delle perdite di petrolio e' salito a nove incidenti in dieci giorni. Non si sa ancora quale di queste perdite abbia causato la marea nera.
 
Qui le domande dei pescatori alla Petrotrin.



Friday, December 27, 2013

Wyoming: i pozzi orfani dopo il fracking

Wyoming, quattro pozzo da fracking ogni chilometro quadrato

 Wyoming, pozzi semiabbandonati



Il giorno di Natale, il New York Times ha pubblicato un altra delle sue meravigliose inchieste sulle conseguenze inaspettate del fracking qui negli USA.

Questa volta si tratta di cio' che resta dei pozzi orfani, quelli da cui il gas e' stato tirato fuori e nel sottosuolo non e' rimasto niente piu' da spremere.

Siamo nel Wyoming, dove ci sono gia' 1200 pozzi da fracking e da coal bed methane che sono stati abbandonati nel corso degli anni e di cui non si sa cosa farne. Qui nel Wyoming il boom del gas naturale e' durato dal 1995 al 2004. Dopo quella data, il declino e i margini di profitto sono diventati sempre piu' tenui.

E cosi' le ditte responsabili dei pozzi abbandonati sono svanite come neve al sole, molte di queste dopo avere dichiarato bancarotta.  E voila'. Adesso non e' chiaro chi debba prendersi cura dell'inquinamento e del ferrame di trivelle e oleodotti lasciati dietro.

A Dicembre il governatore Matt Mead ha proposto di stanziare circa 3 millioni di dollari per sigillare i pozzi, per bonificare i terreni circostanti, e per rivalorizzare economicamente i terreni.  Shawn Reese, che rappresenta il governo del Wyoming sul tema gas naturale dice

“The downturn in natural gas prices has forced small operators out of business, and the problem has really accelerated over the last couple of years. Landowners would like their land to be brought back to a productive status and have orphaned wells cleaned up.” 

"Il ribasso dei prezzi del gas naturale ha tagliato i piccoli operatori fuori dal buisness e il problema e' accellerato negli scorsi due anni. I proprietari di terra vorrebbero che i loro terreni tornassero ad essere produttivi e vorrebbero che i pozzi orfani fossero ripuliti".

Le stime pero' sono che i tre milioni di dollari non sono affatto sufficenti e che ce ne vorrebbero almeno otto milioni. Da dove prenderli questi soldi?

La legge attuale del Wyoming e' che a prescindere dal numero di pozzi di petrolio o di gas, ciascun operatore deve versare 75,000 dollari per qualsiasi evenienza. E' evidente che questa e' una cifra molto bassa, considerato che ciascun operatore puo' anche avere centinaia di pozzi!

E intanto, oltre ai 1,200 pozzi gia' dismessi ce ne sono altri 2,300 che sono semi-dismessi di operatori privati ed altri 400 ancora di proprieta' pubblica.

Fanno quasi 4,000 pozzi da sistemare.

Evviva il fracking!






Thursday, December 26, 2013

Erie County, New York: no al fracking


Divieti fracking nello stato di New York al 20 Dicembre 2013

 Divieti fracking nello stato di New York al 14 Agosto 2012


Un altro piccolo passo in avanti nei divieti di fracking negli USA.

Il giorno 12 Dicembre 2013 la contea di Erie, nello stato di New York, ha vietato il fracking su tutti i terreni di proprieta' della contea. Il voto e' stato approvato per 9-2.

La legge vieta anche l'introduzione di qualsiasi tipo di monnezza da fracking nelle aziende delle contea, come ad esempio i depuratori e lo spargimento di qualsiasi tipo di "sotto-prodotto" del fracking sulle strade - vedi sale sulle strade durante le nevicate.

La persona che sta dietro questa vittoria si chiama Rita Yelda ed e' membro del gruppo Food and Water Watch e del Western New York Drilling Defense. I due che hanno votato no alla legge anti-fracking, Joseph Lorigo e Edward Rath, dicono che era una legge scritta di fretta, ambigua e non necessaria.

Niente di nuovo sotto il sole!

E infatti siccome non sa cosa dire Lorigo dice

“We don’t need another invalid law that’s going to open us up to litigation that’s going to cost the county possibly hundreds of thousands of dollars in legal fees

"Non ci serve un altra legge invalida che ci apre le porte ad altre cause e che causera' alla contea centinaia di migliaia di dollari in spese legali".

E poi ancora, Chris Collins, altro politico interessato alle trivelle, che invece dice che il divieto di fracking e' "anti-job and anti-business".

Al che gli risponde Charley Bowman, presiedente del Renewable Energy Task Force del West New York Peace Center che gli ricorda che l'industria del fracking ha creato meno di 6,000 posti di lavoro in Pennsylvania.

Ne avevano promessi 88,0000.

Dai pozzi gia' fraccati in Pennsylvania la produzione di gas e' in calo del 30% per pozzo. La produzione di metano cala perche' come per tutte le energie fossili, la produzione di petrolio o di gas e' temporanea. Fra qualche anno di quei 6,000 posti di lavoro ne rimarranno zero.

Per non parlare di tutti i capoccioni pro-business - la Goldman Sachs investe ogni anno $4 miliardi di dollari in energia rinnovabile.  Samsung ha invece aperto un centro di energia rinnovabile al suono di $5 miliardi di dollari in Ontario, Canada, dove si producono elementi per pale eoliche e pannelli solari.

Amen.

Wednesday, December 25, 2013

Natale 2013

Abruzzo 2013
Costa dei Trabocchi foto di Cappel.One

Orange County, 1939
40 metri di trivella natalizia

A noi la scelta.




Tuesday, December 24, 2013

Tom Steyer: lo Zio Paperone d'America e il petrolio


Tom Steyer ha 56 anni ed e' un riccone della California, il cui patrimonio e' stimato essere di 1.4 miliardi di dollari.

1400 milioni di dollari.

E' finanziere che ha fondato una ditta che gestisce capitali di grandi istituzioni, come universita' private e fondazioni private, la Farallon Capital Management, LLC ed e' anche il fondatore della OneCalifornia Bank con sede a Oakland, nei pressi di San Francisco. Questa e' una community development bank, una banca commerciale con la missione di usare i propri proventi per lo sviluppo di zone economicamente svantaggiate. Nel 2010 Tom Steyer e sua moglie hanno sottoscritto il programma di Warren Buffett e di Bill Gates di devlovere tutto il capitale accumulato durante le loro vite prima di morire, a cause di beneficenza e di filantropia.

Ma Tom Steyer ha anche il pallino dell'ambiente. 

E cosi' qualche anno fa ha fondato Next Generation, una organizzazione che ha come scopo primario quello di sensibilizzare il pubblico e di proporre soluzioni ai problemi ambientali del nostro tempo.

In questi giorni e' li che lotta anima e corpo contro la costruzione dell'oleodotto delle Tar Sands, il Keystone pipeline che dovrebbe portare il bitume dei canadesi giu' nelle raffinerie della Louisiana, attraversando l'America, e aumentando ancora di piu' la nostra dipendenza dalle fonti fossili.

Scrive lettere ad Obama - e dalla sua posizione di democratico e liberale influente, non e' una lettera qualunque - si incontra con i leader di chiese e sinagoghe affinche' il tema dell'ambiente venga discusso maggiormente ai fedeli, sponsorizza e partecipa a conferenze sul petrolio in tutta la nazione e ha dato milioni e milioni di dollari ai referendum e ai candidati che nelle campagne elettorali sono anti-trivelle.

Piano piano inizia a crearsi una rete politica e di contrastare l'enorme potere della ricca destra conservatrice americana, con a capo i fratelli Charles and David Koch, che se fosse per loro l'ambiente sarebbe una pattumeria.

A Giugno 2013, Obama presenziando una cerimonia all'Universita' Georgetown, vicino a Washington disse che avrebbe approvato l'oleodotto se la comunita' scientifica portava le prove che l'oleodotto non avrebbe contribiuto ai cambiamenti climatici.

Ed ecco qui Tom Steyer che mette assieme un gruppo di scienziati a dire esattamente il contrario: qualche settimana fa infatti, c'e' stata una conferenza anti-Keystone di nuovo a Georgetown con tutti gli esperti a dire di no. E' stata una cosa che ha messo molto in imbarazzo la Casa Bianca, tant'e' che che se prima le chance che Obama approvasse Keystone erano del 90%, ora si parla piu' di un 50%. Il tutto grazie alla mobilitazione dell'opnione pubblica,

Il passato di Tom Steyer non e' verdissimo. La sua ditta ha investito in ditte petrolifere, incluse la BP che di oleodotti ne gestisce a decine e che e' stata la responsabile dello scoppio nel golfo del Messico.

Ecco cosa dice a proposito:

"My position has evolved over time. They're right - that we invested in every industry in the world, including energy industries. And as I became aware of the problems with that, I became concerned that it was important to me to clean up and make sure I didn't have any conflicts with the positions I was taking." 

E' bello che uno ammetta le cose sbagliate fatte in passato e che si vada avanti. Venti, trenta anni fa non si parlava di cambiamenti climatici come adesso e penso che sia bello riconoscere di essere cambiati per il meglio.

Ora aspetto con ansia che i ricchi d'Italia prendano esempio e che gli eredi Berlusconi, Agnelli, De Cecco, Benetton, Barilla e tutti quelli che hanno fortune mastodontiche usino il proprio potere e i propri soldi per un Italia piu' bella, piu verde, piu' civile, piu' giusta, senza trivelle.

Ci sono poche cause piu' nobili e per cui spendere le proprie fortune e il proprio tempo che non il bene di tutti.





Dear Mr. President,

With Friday’s announcement that the Canadian provincial government of British Columbia opposes the transportation of tar sands oil over their lands, the last of the arguments for the development of the Keystone Pipeline has collapsed.

It has been my belief all along that your Administration was not going to approve the Keystone Pipeline because it simply made no sense on the policy merits to allow a pipeline that would enable massive greenhouse emissions, do almost nothing for our economy and slow our own move to research-based advanced energy independence that will generate hundreds of thousands of American jobs. Now this announcement by British Columbia, coupled with the other information that has come out since the review of the project began, means the controversy should be over.

Over the last year, each of the policy arguments for the pipeline has cratered.

First fell the argument that the pipeline would support oil independence. The U.S. is now an exporter of oil, and the Keystone oil will be piped across the Midwest down to the Gulf of Mexico where it will then be shipped as a cheap source of energy to our economic competitors in Asia, including China. In fact, TransCanada, the company building the pipeline, refused to support guarantees that the Keystone oil would not be used for foreign export when asked by Congressman Ed Markey (D-MA) during congressional testimony in December 2011.

Second toppled the argument that the pipeline is good for the U.S. economy. The pipeline will generate profits, but profits overwhelmingly for foreign companies. The project will generate as much as $3.9 billion in additional revenue for foreign oil companies. Jobs, of course, are critical, but for the billions that the American people will generate for foreign oil companies, we will only get 35 permanent jobs in return. In fact, it appears that among the few Americans who would actually financially benefit from the building of the pipeline are the Koch Brothers (they have already been storing a toxic byproduct of Canadian tar sands oil at a location in Detroit, and in Canadian regulatory filings one of their subsidiaries declared that it had a “direct and substantial interest” in the construction of Keystone).

And now, the argument that the tar sands oil was going to be delivered across Canada if the U.S. pipeline was not permitted has been demolished. The contractor hired by the State Department to prepare its Keystone XL environmental impact review is reportedly under investigation for an alleged conflict of interest. Based on that contractor’s report, the State Department declared that there will be no significant greenhouse gas emissions from Keystone because the oil would be exported by other means if the pipeline were not approved. That argument was always a flimsy rationalization, but it has now been completely undermined by the decision of British Columbia to oppose a route through that province. This decision shows that our Environmental Protection Agency was right all along: Transporting tar sands from Canada through the Keystone Pipeline will significantly increase greenhouse gas emissions.

Given that none of the chief arguments being put forth by supporters of the pipeline remain standing, NextGen Action is going to be working with our friends and allies who are opposed to the development of Keystone XL to intensify our efforts in communicating what is the right policy choice to your Administration. On June 20, in Washington D.C. we will announce a campaign that will specifically focus on communicating to those Americans across the country who supported your re-election in 2012.

Respectfully,
Tom Steyer

Monday, December 23, 2013

Il vero Abruzzo, la vera Italia



Dal 1960 una storia fatta di uomini e territorio. 
Abbiamo dalla nostra un territorio amico e una cultura enologica millenaria. Di fronte, solo ambiziose mete.

Cantina Tollo, Abruzzo


Dedicato a Confindustria Abruzzo
Dedicato alla Medoilgas
Dedicato alla Forest Oil
Dedicato alla Petroceltic
Dedicato all'ENI
Dedicato al possibilista Gianni Chiodi
Dedicato ai politici rammolliti d'Abruzzo

Una cultura enologica millenaria non ha bisogno di trivelle

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La Cantina Tollo, in provincia di Chieti, e' un consorzio di piccoli produttori vitivincoli che nel corso degli scorsi cinquanta anni e' diventata un gigante dell'industria del vino. Coprono nel loro complesso un territorio di 3000 ettari di terra, con spettacolari vigneti collinari. In questi giorni hanno annunciato di avere chiuso il proprio bilancio annuale con un fatturato di 46 milioni di euro, facendo registrare il 24% di aumento rispetto al 2012.

Circa il 35% del fatturato consiste in vendite all'estero, inclusi i paesi emergenti, India, Cina e Russia anche qui con un aumento del 15% rispetto all'anno scorso.

Un bel risultato, per un paese in crisi, e che mostra ancora una volta, secondo me, la strada maestra da seguire per il futuro: la nostra storia, il nostro territorio, il nostro capitale umano.

E' interessante che questo risultato venga fuori proprio in concomitanza con la Medoilgas che propaganda, ubriaca, una assurda convivenza fra trivelle e territorio,  e con i sindacati che ciechi, si svegliano solo adesso al tema trivelle e bevono tutto quello che gli dice la Medoilgas come se fosse vino e non veleno, e una classe politica stolta, che, avendo perso la partita dell'opinione pubblica sul petrolio, cerca adesso di far passare il messaggio che gas si, petrolio no.

Non hanno capito niente.

E' qui a Tollo,  l'Abruzzo e l'Italia che vogliamo.

E' questa una nazione che ha la ricetta magica per un futuro prospero e ricco, se solo lo volesse: il recupero di chi siamo, con la nostra arte, il nostro territorio, i nostri parchi, i nostri vigneti, il nostro paesaggio, tutte cose che affondano nei millenni passati, ma che possono essere il traino per il mondo globale se sfruttate bene, con intelligenza e modernita'.

Il mondo vero vuole il nostro vino, le nostre chiese, le nostre colline, il nostro genio, il nostro modo di vivere. Il mondo vero, non vuole le nostre trivelle, anzi il mondo vero neanche lo sa che c'e' melma petrolifera in Italia. Il mondo vero vuole il sogno Italiano: tutto il mondo - e lo dico per esperienza personale - sogna veramente di guidare le nostre macchine, di mangiare il nostro mangiare, di bere i nostri vini e di vestire come noi.

E finche' non capiamo chi siamo, e cosa possiamo offrire di unico e speciale, mai potremo andare avanti.

E voila', uno studio del Fondo Monetario Internazionale che mostra l'andamento del PIL nei paesi piu' industrializzati del mondo.

Hanno rinormalizzato tutto in modo che il PIL pro capita del 2000 fosse settato a 100, e poi studiato l'andamento nel corso degli scorsi 13 anni.

Ecco qui.

Sono tutti cresciuti - la Germania piu' di tutti, seguita da Giappone, UK, USA, Canada e poi Francia, e ultimissima, l'Italia.

L"Italia e' l'unico paese dove il PIL pro capita e' meno di quello dell'anno 2000.

Siamo la linea verde.



Abbiamo perso drammaticamente dal 2008 a questa parte.

Ora, ovviamente si potra' dire PIL si, PIL no, ma il fatto e' che dappertutto e' cresciuto, da noi no. E questo non serve il Fondo Monetario Internazionale a dirlo, lo sappiamo tutti, nelle strade, nelle case, nelle scuole, che in generale, la qualita' della vita in Italia e' in declino.

Io non sono un economista ma non credo che ci vogliano gli MBA da Harvard per capirlo: occorre
puntare sul sogno italiano nel cuore e nella fantasia del mondo, e non sulla monnezza che abbiamo sotto i piedi.







Sunday, December 22, 2013

Message in a bottle - i ghiacciai si sciolgono

Interessante articolo, io abito vicino a Belluno da 40 anni a 385 metri slm ed ho visto in questi anni grandi cambiamenti, quando avevo 13-18 anni nel 1974-79 era abitudine andare a sciare o con la slitta sotto casa mia, la domenica si andava la mattina rientravo a mezzogiorno per mangiare con gli sci ai piedi e ritornavo il pomeriggio sulla nostra pista.

C'era un prato all'ombra poco piu in su che permetteva lo sci o la slitta fino a fine marzo perchà se anche non c'era neve c'era la brina .. ma mio padre mi diceva che quando era ragazzo lui la neve a Belluno cadeva moltio piu copiosa. 

Poi dagli anni '80 il livello delle nevi sciabili si è progressivamente inalzato fino a mille metri ed oltre rendendo impossibile ai ragazzi d'oggi i nostri sani divertimenti fuori casa e nel contempo tutte le stazioni di sci minori che si trovavano sui 1000-1300 metri si sono sciolte come la neve al sole.

Altro segno di cambiamento climatico nelle mie zone è che le imprese di scavo si fermavano di lavorare nei mesi di dicembre fino a marzo a causa del terreno gelato che faceva rompere le pale delle ruspe. 

Ora mi pare lavorino tranquillamente tutto l'anno almeno nella parte bassa della provincia ,i terreni non si ghiacciano quasi piu se non nei mesi piu freddi e per un stratto sempre piu sottile e non è raro vedere le talpe buttare fuori terra nei mesi invernali.

Altro caso è che l'orto mio che nel passato aveva molti mesi di innativià ne periodo invernale ora da verdura fino a novembre e a marzo si può già iniziare a mettere giu le prime verdure con una serra minimale a tunnel per le brine residue...

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C'e' un omonimo di Paul Walker di Fast and Furious alla ribalta delle cronache questi giorni.

Si tratta di un geologo calforniano 25-enne morto nel 1959 che aveva seppellito una bottiglia con un messaggio per i posteri. Non era un messaggio di amore, o gettato nel mare per vedere dove lo portavo le correnti.

La bottiglia era stata fissata sotto alcuni sassi a circa cinquanta metri da un ghiacciaio nell'Artico. Il messaggio all'interno chiedeva a chi lo trovava di misurare la distanza della bottiglia dal ghiacciaio ai tempi del ritrovamento e di fare un paragone.

Gia' da allora si sospettava infatti che la temperatura del pianeta andava innalzandosi e che i ghiacciai si scioglievano.

Passano quasi 55 anni e la bottiglia viene trovata l'estate scorsa da un biologo canadese, Warwick Vincent.

Il risultato? Il ghiacciaio e' ora a 120 metri dalla bottiglia.

Il ghiacciaio e' indietreggiato di settanta metri in 55 anni.

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E ovviamente non ci sono solo le nostre Alpi o l'Artico. E' un fenomeno globale. Qui invece il Pakistan e le previsoni che entro il 2035, il ghiacciaio piu' grande del Pakistan, il Siachen Glacier si sciogliera'.


“We have to save our water resources because there will be no life without them.”








Saturday, December 21, 2013

Los Angeles 1984



















Roma pone la sua candidatura per le Olimpiadi del 2024 con il supporto del primo ministro Matteo Renzi. Il Corriere della Sera manda un reportage sullo stato pietoso delle strutture del 2006 a Torino: “Le Olimpiadi non sono mai il modo migliore per spendere denaro pubblico” si legge. Strutture dilapidate anche ad Atene. Recessione per Nagano dopo le Olimpiadi del 1998. Anche Sochi pare destinata all’abbandono.

1984, Olimpiadi di Los Angeles. Avevo 11 anni, vivevo a New York. La nazione era in fibrillazione per le gesta di Carl Lewis. Dalla TV era tutto magico e colorato.

Quelle Olimpiadi, nate sotto una cattiva stella per il boicottaggio dei russi, si rivelarono un gran successo e l’eredita' collettiva che hanno lasciato dura tuttora.

Alla fine degli anni settanta, organizzare Olimpiadi non era una impresa cosi ambita. Montreal era in debito per quelle del 1976, Denver aveva rinunciato ad organizzare quelle invernali dello stesso anno, in favore di Innsbruck, proprio per motivi fiscali. E poi c’erano tutti problemi politici, con il terrorismo del 1972 a Monaco, o il boicottaggio delle olimpiadi di Mosca del 1980.

Per gli USA solo New York e Los Angeles si fecero avanti. Il Comitato Olimpico USA scelse Los Angeles. A livello internazionale non si candido’ nessun altra citta’, e cosi nel 1979 in automatico vinse Los Angeles.

Subito iniziarono le critiche: a Los Angeles non c’e’ un centro civico, la citta’ non ha fondi per mettere su uno show internazionale, c’e’ troppo traffico, le Olimpiadi ci sono gia’ state nel 1932, a che servono nuove Olimpiadi?

Soprattutto non erano disponibili fondi pubblici. Il governo federale non avrebbe dato un nickel. Doveva tutto essere racimolato da LA84, il comitato locale appena creato e guidato da Peter Ueberroth, un imprenditore locale. Si decise subito di cercare sponsor privati, con una estenuante opera di `fundraising`. Il canale televisivo ABC diede 225 milioni di dollari per i diritti televisivi. In cambio le Olimpiadi di Los Angeles sarebbero andate in onda in diretta per la prima volta dall’inizio alla fine.

Una delle decisioni piu’ importanti fu di lavorare con la filosofia del riutilizzo, guardando al passato e pianifcando per il futuro. Non venne costruita quasi nessuna struttura atletica nuova. Tutto venne invece riammodernato. Gli eventi di apertura e di atletica leggera si svolsero nello stadio olimpico del 1932. I villaggi olimpici furono costruiti vicino alle universtita’ con l’idea che dopo l’estate del 1984 sarebbero stati usati come dormitori per studenti. Le uniche due nuove strutture furono il velodromo e il centro acquatico, che sono ancora in uso oggi.

E le decorazioni e i logo e i cartelli? Si decise di usare materiali semplici e leggeri, per oggettistica che alla fine sarebbe stata temporanea: invece di costruire torri e sculture si usarono impalcature mobili, legno, stoffa e cartone colorato. Era tutto poco costoso, efficace, colorato ed evanescente, giusto per durare il tempo delle Olimpiadi. Come Hollywood, no?

Si decise di organizzare eventi in quante piu’ possibili delle 88 citta’ che fanno parte della contea di Los Angeles per creare un senso di partecipazione e di orgoglio collettivo. Ai commercianti fu chiesto di organizzarsi per le consegne di notte, ai datori di lavoro di facilitare orari di lavoro flessibili, alcune strade divennero a senso unico, aumentarono autobus e ai residenti fu chiesto di usare la macchina il meno possibile per agevolare gli spostamenti di troupe televisive, atleti e giornalisti. La gente rispose agli inviti e il traffico fu un non problema.

Ma il successo piu’ grande fu quello che successe dopo.

LA84 aveva un accordo con il Comitato Olimpico USA. Se ci fossero stati degli utili in queste Olimpiadi, il 60% del ricavato sarebbe stato versato al Comitato stesso, ma il rimanente 40% sarebbe rimasto nelle casse locali.

Finiti i giochi, nessuna struttura con un futuro da inventare e la cifra record di 232 milioni di dollari di utile. Quasi cento milioni per LA84. Paradossalmente, le uniche Olimpiadi ad avere avuto dei ricavi cosi lauti erano state quelle del 1932, sempre a Los Angeles.

Che fare di questi soldi?

Ueberroth decise di creare un fondo interamente per lo sport giovanile, chiamato LA84 Foundation. Gli organizzatori non avrebbero tenuto niente per se stessi. Secondo i calcoli dell’epoca il fondo sarebbe durato vent’anni, poi si sarebbe estinto. Invece grazie ad una gestione oculata, i fondi sono ancora li. Ogni anno vengono generati 8 milioni di dollari: in totale ne sono stati elargiti piu di duecento e ne hanno beneficiato circa due milioni di ragazzini.

Il fondo persistera’ sine die.

Le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 furono quelle di maggior successo economico di sempre.

Time magazine nomino’ Peter Ueberroth Man of the Year 1984.

Dopo trent’anni LA84 Foundation e’ ancora attiva.

Anche Los Angeles si ricandida alle Olimpiadi del 2024.