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Sunday, September 24, 2017

Indonesia: il fiume Citarum, il piu' inquinato del mondo sara' ripulito grazie a due fratelli francesi



















Sono sempre belle le storie in cui le persone normali decidono di fare qualcosa per la comunita'.

In questo caso si tratta di due fratelli francesi, Gary e Sam Bencheghib.

Il giorno 14 Agosto 2017 si mettoni in kayak e vanno giu' lungo quello che e' considerato il fiume piu inqunato del mondo, il Citarum River, in Indonesia.

Portano con se telecamere e macchine fotografiche.

Vogliono solo documentare lo stato pietoso del fiume.

Ci mettono due settimane a fare 68 chilometri, dal villaggio di Majalaya, fino alla foce presso in mare di Java Sea.

Quello che hanno registrato e' spaventoso. Tratti interi di immondizia, plastica dappertutto, fiume colorato di rosso, blu e nero a causa degli scarichi in mare delle ditte tessili che non hanno depuratori. Sostanze chimiche, immondizia domestica, industriale, schiume e oggetti piu' svariati, inclusi carcasse di animali e pesci morti.

I loro video sono diventati virali in Indonesia e il governo, che forse un po si e' verognato, ha annunciato di avere avviato una campagna di emergenza per la pulizia del fiume. Il progetto coinvolgera' i due fratelli, i sindaci delle tredici citta' lungo i 68 chilometri di fiume perlustrati e il governo stesso.

Il fiume e' in teoria fonte di approviggionamento di 15 milioni di persone. 

I kayak dei due fratelli, simbolicamente, era fatto di 300 bottliglie di plastica, per rappresentare che anche la plastica puo avere una seconda vita.


Ma chi sono questi due fratelli?

Sam Bencheghib e' parigino di origini indonesiane, ed e' stato un giocatore junior di tennis, semi-professionista. Da bambino con la famiglia si trasferi' a Bali per qualche tempo. Gia' li lui e suo fratello notarono alcune spiagge piene di plastica e pensarono di cercare di ripuirle con l'aiuto di amici e volontari.

E cosi' ci hanno preso gusto ed hanno aperto pagine facebook dedicate a pulire le spiagge di Bali, con il gruppo "Make a Change Bali". Presi dal successo dell'iniziativa, il loro gruppo e' poi e' diventato "Make A Change World".

L'idea e' di mostrare i problemi di inquinamento e di cambiamenti climatici nel mondo.

Quando hanno scoperto che il fiume piu' inquinato del mondo e' proprio il Citarum River, in Indonesia, di cui sono originari, Sam e suo fratello Gary che ha fatto studi di cinematografia, non ci hanno pensato due volte e sono partiti alla volta del paese con un cameraman e un drone. 

I kayak se li sono costruiti da soli.

Le immagini del fiume sono veramente strazianti. 

Sam Bencheghib ha 20 anni.
Suo fratello Gary Bencheghib ne ha 22.

I video sono qui e qui.

Non sappiamo se il governo dell'Indonesia manterra' la promessa, ma intanto, ne ha parlato gia' mezzo mondo. Speriamo che la pressione resti finche' qualcosa cambi lungo il Citarum. 

Saturday, September 23, 2017

La regione Puglia e l'ARPA non hanno verificato le prescrizioni sulla TAP. Il Ministero revoca loro l'autorita'






Alla stampa di Puglia: se copiate/vi ispirate si prega di citare. 
Ci vuole lavoro per fare tutto questo.



Secondo il Ministero dell'Ambiente i gasdotti verso l'Italia “rivestono carattere di interesse strategico"  sono una "priorità a carattere nazionale",  sono di "pubblica utilità", e addirittura hanno carattere"indifferibile e urgente".

Il Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto sopranominato TAP  fa parte di questa serie di lavori.

Il gas partira' dall'area del Mar Caspio e arrivera' in Europa.  L'allaccio iniziale sara' dal Trans Anatolian Pipeline, al confine fra Grecia e Turchia, si passera' poi in Grecia, Albania e finalmente si arrivera' in Italia, dove il gas sara' immesso nella rete nazionale.

La parte italiana di tale gasdotto si snoda per 45 chilometri in mare Adriatico prima e in terraterma a Medelugno, in provincia di Lecce. Percorrera' poi altri 8 chilometri in Puglia prima di arrivare alla rete nazionale.

Il consorzio che costruisce la TAP si chiama TAP-AG e appartiene alla British Petroleum per il 20%, alla SOCAR, la ditta di stato petrolifera dell'Azerbaijan, per il 20%, alla SNAM italiana per il 20%, alla Fluxys del Belgio per il 19%, alla Enagás di Spagna per il 16% e alla Axpo di Svizzera per il 5%.

La sede centrale della TAP-AG e' a Baar in Svizzera; ci lavorano 200 persone. Il suo ruolo e' solo di trasportare gas verso l'Italia, non di produrlo o di commercializzarlo.

In Italia, il permesso per la realizzazione della TAP e' stata accordata nel 2014. Come parte del progetto approvato nel 2014, ci sono tutta una serie di prescrizioni: e' compito dell' "ente vigilante" controllare che queste precrizioni siano eseguite correttamente. Alcune sono affidate alla regione Puglia, altre all'ISPRA, altre al Minsitero dell'Ambiente.

Il gionro 18 Settembre 2017, il Ministero stesso informa che la TAP-AG ha segnalato ritardi da parte della regione Puglia e dell'ARPA Puglia nel verificare queste prescrizioni. Avevano mandato documentazione gia' a partire dal 2015, ma queste verifiche non sono state mai completate.

E cosi', siccome gli enti vigilanti non hanno vigilato, il governo recova questi compiti di verifica alla regione Puglia e all'ARPA Puglia.

Perche' la regione Puglia e l'ARPA Puglia non hanno eseguito questi controlli? Chi controllera' adesso la correttezza dei lavoro? Quali sono le conseguenze di questa revoca dei permessi di verifica?  Ovviamente, tutti ci chiediamo dell'utilita' di questo gasdotto nei mari e lungo le spiagge salentine, ma visto che la sua realizzazione e' stata accordata ormai da tre anni, perche' nessuno controlla lo stato dei lavori?

O e' una tecnica per rallentare la costruzione della TAP?

La cosa interessante pero' e' che nell'Aprile del 2017 la stessa regione Puglia, almeno secondo i documenti ministeriali aveva chiesto di "avocarsi" i procedimenti per la verifica dei controlli.

Non si sa.

Quello che pero' sappiamo e' che le seguenti verifiche non sono mai state portate a termine:

dalla Regione Puglia: A18) studi sismici per verificare la vulnerabilita' della condotta in caso di sisma con parametri fisici del suolo e del sottosuolo, e in caso di saturazione del carico del gas; studi sulle dimensioni sulla condotta per verificare sicurezza massima in rischio di frana; 

dalla Regione Puglia: A.23) valutazione di rischio di incidenti, "spillamenti e spandimenti" in fase di cantiere;

dalla Regione Puglia: A.31) redazione di un Progetto di Monitoraggio Ambientale che dovra' presentare le criticita' ambientali, azioni per il monitoraggio, minimizzazione dell'impatto su atmosfera, ambiente idrico, ambiente marino, suolo, sottosuolo, vegeratazione, flora, fauna, ecosistemi, rumore e paessaggio

dalla Regione Puglia: A.32) capitolato di appalto con tutte le azioni progettuali, mitigative, e compensative con particolare alla salvaguardia di ambiente marino, acque superficiali e sotterranee, salute pubblica, clima acustico, qualita' dell'aria, stoccaggio del terreno di scotico

dalla Regione Puglia con il coinvolgimento dell'ARPA Puglia: A.41) piano di monitoraggio della fauna stanziale e migratoria per assicurare che le tutele imposte dalla Rete Natura 2000 per la protezione della fauna nelle aree protette vengano rispettate; controllo che i lavori vengano eseguiti fuori dei periodi di nidifcazione e riproduzione delle specie protette

dall'ARPA di Puglia: A.24) monitoraggio delle emissioni degli inquinanti e rumore, con le azioni da intraprendere nel caso in cui i valori limite verranno superati, numero e posizione delle centraline, sistema di allerta per la popolazione in caso di emissioni critiche

dalla regione Puglia con il coinvolgimento dell'ARPA di Puglia: A.28) Interventi di mitigazione dell'impatto paesaggistico con interventi di mascheramento e di fabbricati "armonizzati" al contesto territoriale circostante

dalla regione Puglia con il coinvolgimento del comune di Melendugno:
A.44) Approvazione delle misure di mitigazione e di ripristino vegetale, specie per la ricollocazione delle piante di ulivi,

dall' ARPA di Puglia con il coinvolgimento della regione Puglia: A.45) Presentazione di un progetto quinquennale sulla rivegetazione, specie per gli ulivi.

dalla regione Puglia con il coinvolgimento dell'ARPA di Puglia: A.40) Siccome c'e' la "accertata interferenza" del metanodotto a terra con alcuni habitat protetti, la TAP-AG avrebbe dovuto presentare varianti nel percorso per cercare di eliminare tali interferenze, considerando le caratteristiche floro-vegetali dell'area. Se questo non fosse stato possible, la TAP-AG avrebbe dovuto presentare un progetto con i dettagli per il ripristino utilizzando le migliori tecniche di ingegneria naturalistica. L'ampiezza della fascia di lavoro deve essere limitata a 18 metri.

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Ecco.  La Regione Puglia e l'ARPA di Puglia non hanno verificato niente di tutto cio', almeno dal 2015 ad oggi. Come detto: perche'?

Perche' la regione Puglia e l'ARPA di Puglia non hanno controllato? Perche' avevano paura di dover dire "si" a prescindere? Perche' non hanno gli strumenti? Perche' non gliene importa? O e' una strategia per opporsi in modo "passivo" a questa TAP odiata da tutti?

E' certo uno scandalo al giorno d'oggi continuare con gas e petrolio e scavi e trivelle e oleodotti. E' uno scandalo fare le cose contro la volonta' popolare, estirpando ulivi centenari e mettendo a soqquadro il carattere delle nostre regioni e dei nostri campi.

Ma e' uno scandalo anche il far finta di niente, e neanche assicurarsi che quei pochi controlli che il nostro governo impone, sulla salute pubblica, la sismicita' indotta, la preservazione della natura, la qualita' dell'aria e dell'acqua, poi non vengano eseguiti.

Intanto Matteo Renzi arriva tutto bello in Puglia a parlare di un piccolo e necessario tubino, e a dire che non i deve polemizzare sulle trivelle. 

Nel 2017. Che stoltezza.



 











Thursday, September 21, 2017

Kuwait: tre riversamenti di petrolio a mare in un mese


 















Kuwait: 13 Agosto 2017. 

Un minuscolo paese, ma il sesto piu' grande repositorio di petrolio del mondo.

Ci sono delle perdite di petrolio nel golfo di Persia.

Nelle vicinanze di Ras al-Zour, zona a sud del paese, costiera con resort e spiagge. Nelle vicinanze la citta' di al-Khiran dove vanno in molti per fuggire dal caldo torrido della stagione.

Ras-Al-Zour e' anche il centro scelto dalla Kuwait National Petroleum Company per la costruzione della piu grande raffineria del Medio Oriente. Quando sara' completa potra' sfornare 615mila barili di petrolio al giorno. La raffineria costera' almeno 11.5 miliardi di dollari.

Ma all'inizio le autorita' decidono di non avvertire nessuno di queste perdite. Si vede che pure in Kuwait occhio non vede cuore non duole, specie visto la petrol-economia del paese.

Ma a un certo punto la marea nera e' diventata impossibile da nascondere, la gente ha iniziato a fotografare e cosi anche l'agenzia ambientale del Kuwait ha dovuto ammettere il danno e rilasciare foto ufficiali.

Anche Sky Truth, la non-profit USA che dal cielo esegue monitoraggio dell'inquinamento sulla terra dai satelliti ha rilevato chiazze e petrolio in mare. 

Si e' temuto per le centrali di energia e di rifornimento acqua poste lungo la costa.

Il capo di tale agenzia ambientale e' uno sceicco, che si chiama Abdullah al-Sabah e che ha detto che chiunque sia il reponsabile di queste perdite paghera' caramente per l'accaduto.

Non sappiamo ancora adesso quanto petrolio sia finito in mare, se il petrolio arrivi da pozzi a terra o da petroliere a mare e di chi sia la colpa.

Si presuppone che forse sia stata colpa di un oleodotto vecchio di 50 anni.

Il paese non e' troppo attrezzato per la pulizia e cosi' la Chevron e gli specialisti di una ditta di terzi, la Oil Spill Response hanno aiutato nelle operazioni di salvaguardia dell'ambiente e delle cose.
In realta' 

Non si sa se la Chevron sia in qualche modo responsabile dell'accaduto.

Dal canto suo, Sky Truth, facendo stime dai suoi satelliti parla di circa 140mila litri di petrolio finiti in mare. 

Ma tutto questo arriva tardi ed infatti, Khaled al-Hajeri, il presidente della Green Line Society del Kuwait, una non-profit che si occupa di ambiente accusa duramente il suo governo:

"The government failed to issue a statement communicating the severity of this disaster. There was no warning people against fishing or entering the polluted area, even though it is close to some of the most popular summer destinations in Kuwait. This is what happens when under-qualified individuals handle the government's most sensitive environment entity."

Anzi, accusa che si sapeva delle perdite gia' tre giorni prima che arrivasse il governo. Dice che la gente ha il diritto di sapere, e queste perdite avranno conseguenze sul pescato, sul cibo, sul mare, e sulla salute di chi li vive.

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Altre perdite il giorno 22 Agosto 2017. 

Altre perdite ancora il giorno 18 Settembre 2017

Il giorno 23 Gennaio 2017 era addirittura stata dichiarata l'emergenza nazionale per altre perdite di petrolio dal campo al-Maqwa. Ma non furono rilasciate ne le cifre del rilascio in mare, ne furono date particolari speigazioni dell'accaduto.

Nell'Agosto 2016 altre perdite presso il campo Ahmadi.

Nel Febbraio 2016 un pozzo si incendio e scoppio'.

Chissa' quanti altri casi di petrol-perdite di cui noi non sappiamo niente.

Anche in Kuwait. 

Tuesday, September 19, 2017

Salamina, Grecia: petrolio in spiaggia da petroliera non certificata


















La petroliera Agia Zoni II e' affondata nei mari greci attorno al golfo di Saronico il giorno 10 Settembre.  Era ancorata in acque calme, con un carico di 2,200 tonnellate di petrolio e 370 di gas: sono tutte finite in mare.

Il petrolio si e' diffuso verso la vicina isola di Salamina, attorno ad Atene, portando disturbi a delfini, tartarughe, foche, uccelli e pesci.  Una dozzina di chilometri di spiaggia si e' annerita.

Non si sa cosa sia successo ne perche'.

La Agia Zoni aveva 45 anni.

La supervisione era pressoche' inesistente. Era troppo vecchia, e non c'erano state ispezioni appropriate.

Il governo di Norvegia aveva gia' certificato almeno dieci irregolarita' nel 2008, dieci anni fa!
Dopo quella ispezione, la petroliera fu tolta dal registro norvegese e inserita in quella greca, meno rigoroso nei controlli e un po dove ciascuno fa come meglio crede.

La Grecia, spezzata dalla crisi, non ha le risorse o il personale per condurre ispezioni sul serio.

Ma la Agia Zoni non era nemmeno riuscita ad accontentare i greci: il certificato di compatibilita' marina era scaduto in Luglio e non era mai stato rinnovato. Anzi, la nave aveve ricevuto una estensione per recuperare questi certificati ma fino al giorno delle perdite non aveva fatto niente.

Ma una cosa il governo greco aveva appurato: la nave, secondo il sindacato dei lavoratori marittimi PEMEN, era "estremamente pericolosa per la navigazione". La stanza con i controlli non era in buone condizioni e c' erano state varie riattoppature di buchi. E' stato da qui che l'acqua e' penetrata all'interno della nave.

Ad ogni modo, la risposta del governo greco e' stata lenta e ci sono state anche critiche a verso il primo ministro Alexis Tsipras, che alla fine ha ordinato di eseguire analisi approfondite dei certificati e di iniziare le operazioni di pulizia. Il capitano e' stato accusato di negligenza.

Intanto, venti chilometri di costa sono chiusi alla navigazione dal porto del Pireo fino a Glyfada a sud di Atene, e sull'isola di Salamina.

Alcune attivita' commerciali sono state chiuse. La zona contiene molte raffinerie, impianti di smaltimento rifiuti, ed e' inquinata anche in condizioni normali.

Ci vorranno almeno 4 mesi per pulire tutto.

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E' questo il destino, mutatis mutandis, di tutte le zone dove arriva il petrolio, da Galveston a Gela, dalla Basilicata al Bakken Shale.

Non e' meglio il sole, il vento e la rottamazione di petroliere sgangherate?