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Thursday, June 22, 2017

Boom del sole in California: regalata energia all'Arizona










Per due settimane di Marzo, l'Arizona ha ricevuto energia gratis dalla California. Anzi in alcuni giorni l'eccesso di solare prodotto dal nostro stato era cosi grande, che Sacramento ha dovuto pagare Phonenix per prenderla e non sovraccaricare le linee.

Era gia successo a Gennaio e a Febbraio. 

Ovviamente tutto questo e' stata una manna per l'Arizona, che ha risparmiato milioni di dollari, secondo il gestore della rete elettrica di California anche se i numeri esatti non sono stati annunciati.

Ovviamente questo e' anche un problema per la California.

Il regalo sarebbe stato ancora maggiore se non fosse stato che in alcuni giorni gli impianti al sole sono stati operativi solo parzialmente, appunto per non portare al sovraccarico.

C'era solo il sole? No, assolutamente no. Anzi, sebbene raddoppiata rispetto al 2016, l'energia prodotta dal sole che finisce in rete e' ancora solo il 10%.  E poi c'e' un altro 4% che arriva dai tetti e che viene usata in loco. 

Quello che c'era e' che c'e' ancora a occupare lo scenario energetico e' il gas, e i gestori di questi impianti che cercano di proteggere i loro interessi, costi quel che costi.

Una piccola parentesi. La California e grande, e per molte cose disorganizzata. A volte veniamo presi in giro per essere troppo liberali (progressisti) e perche' ci sono mille e piu enti a fare la stessa cosa.

E l'energia e' la stessa cosa. Non c'e un vero ente che coordina tutto, ma un potpourri di agenzie varie. Il risultato e che sebbene abbiamo un surplus di energia in questo stato (e appunto paghiamo l'Arizona per prendersela!) i costi dell'energia sono ancora elevati.

Paghiamo qui il doppio di quanto paga l'americano medio, secondo il Los Angeles Times.

Abbiamo l'obiettivo bellissimo di arrrivare al 50% di energia da sole e vento entro il 2030. E' una decisione che arriva da Sacramento. Oggi in totale siamo al 25%. Si prevede che il sole scoppiera' nei prossimi anni a causa del crollo dei prezzi, e della loro maggior efficenza.  L'obiettivo ulteriore e' il 100% entro il 2045.

Possiamo farcela.

Ma allo stesso tempo chi controlla e gestisce gli impianti per la gestione dell'energia lo fa in modo indipendente. E cosi, fino a pochi anni fa hanno continuato a fare le cose che facevano prima: approvare rinnovi ad impianti a gas, senza troppo accomondare la nuova realta' rinnovabile.  Perche'?

Perche' come detto, tutto il mondo e' paese e pure il gestore californiano ha amici e connessioni ed amici da accontentare. La solfa e' che le rinnovabili sono imprevedibili a causa delle fluttuazioni climatiche, che non si sa mai con le batterie, e che per essere sicuri occorre usare le fossili.

Spesso ci sono stati anche battibecchi fra i politici di Sacramento, questi gestori statali, e i gruppi ambientali.


Esemio? La ditta AES Southland propose nel 2012 di abbattere una vecchia centrale a gas a Redondo Beach e di ricostruirla per un costo fra i $250 e i $275 milioni. Avrebbero pagato tutto i residenti, con un aumento del costo in bolletta. Inizialmente l'hanno spuntata, sebbene le rinnovabili continuano a crescere e sebbene occhi indipendenti non ne vedesse veramente l'utilita'. 

Tutti sappiamo come andra' a finire: le fossili prima o poi spariranno, lo sappiamo tutti. Ma per adesso c'e' ancora questo periodo di aggiustamento, in cui la morte del fossile coincide con la maturazione delle rinnovabili.

Un segno di questa battaglia dal vincitore annunciato e' che di recente e' stato deciso nel 2017 per la prima volta che vari impianti a gas vecchi e bisognosi di essere rinnovati verranno demoliti e mai piu ricostruiti.  Altri sono sotto esame, per capire cosa farne.

Intanto occorre trovare armonia fra tutti i pezzi e capire come bene regolamentare il tutto. Le calibrazioni sono difficili da calcolare, specie se contiamo l'energia generata dai residenti. Ma perche' non spegnere le centrali a gas quando il sole picchia forte? Perche' e' piu facile spegnere un campo solare che non una centrale a gas.  E quindi si tengono accese le ultime e si spengono le prime.

Nonostante tutti questi balletti pero' a volte i conti proprio non tornano e quindi occorre mandare l'energia in eccesso in Arizona, in Nevada. Quando gli serve la pagano, quando no, dobbiamo noi pagare loro. 

Nel frattempo le ditte del gas cercano di prolungare l'agonia finche' possono. Un giorno tramonteranno, lo sanno anche loro.

Come e' finita a Redondo Beach?

Alla fine nel 2017, dopo anni di battaglie legali e di udienze, e' stato deciso che davvero non serviva.
Quella vecchia chiudera' nel 2020 e poi sara' storia. 

Il buon senso ha vinto.

Wednesday, June 21, 2017

Dal Texas: il petrolio causa inquinamento e terremoti







E' considerato "lo studio" per eccellenza sullo stato delle trivelle in Texas. 

Le estrazioni di petrolio inquinano l'aria, erodono il suolo, contaminano l'acqua, causano terremoti.
Puo' bastare?

E lo dice un consorzio di scienziati dello stato piu' trivellato d'America, l'Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas. E non si parla solo di ambiente, ma anche di guai sociali.

Il petrolio che ha portato ricchezza a tanti in Texas ha anche portato alla degradazione delle risorse naturali, ha aumentato gli incidenti stradali, portato traffico a zone rurali.

Non che la gente normale non lo sappia: e' un dato di fatto che l'acqua e l'aria sono spesso soggette a contaminazioni vicino ad operazioni di petrolio e di gas, con o senza fracking.

Intanto, specie negli ultimi anni, si accellerano le operazioni di green-washing, mentre che si trivella sempre piu vicino alle citta', a zone naturali protette, a riserve idriche e in generale in zone dove e' meno indicato stuzzicare il sottosuolo.  Dicono di usare programmi di riclicaggio dell'acqua, di avere filtri e attrezzatura ultramoderna. Sara', ma nessuna di queste cose puo' veramente garantire che non succedera' mai niente. Anzi.

Ma cos'e' questo Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas? E' la crema della comunita' scientifica del Texas. Ci fanno parte tutti i premi nobel dello stato del Texas, i membri dell'accademia nazionale di scienza del Texas. Hanno iniziato a indagare due anni fa, assieme ad avvocati, geologi, seismologi, ingegneri e pure petrolieri.

Hanno analizzato centinaia di documenti e di studi.

Il Texas non ha un database comune dei danni dai petrolio, nessun protocollo statale per lo studio dell'ambiente, non tiene la lista delle perdite da renieizione. Non ci sono neanche dati presi in modo sistematico sulle tossine in atmosfera.  Non vengono presi dati su flora e fauna.

Alla fine sono state scritte 204 pagine, con una lunga lista di danni e di potenziali problemi.

Come il Texas, cosi la Basilicata.

Tuesday, June 20, 2017

Cambiamenti climatici: a Phoenix fa cosi caldo che cancellano i voli



Succede a Phoenix, Arizona: American Airlines cancella 50 voli perche' fa troppo caldo e gli aerei, molti dei quali di grandezza media, non possono partire.

Siamo arrivati a 49 gradi centigradi.

La densita' dell'aria e' piu' bassa e non e' sicuro per gli aerei decollare perche' si genera meno spinta verso l'alto. E siccome l'aereodinamica non e' sufficente, il motore deve essere piu' potente, la rincorsa piu' lunga, l'ascesa piu' graduale. La maggior parte degli aerei e delle piste di decollo non sono disegnate per queste temperature: gli aerei non possono avere cosi tanta benzina e le piste non sono lunghe abbastanza.

Ad esempio i Bombardier al massimo possono operare fino a 48 gradi. 

A volte vengono imposte limitazioni sul peso quando fa troppo caldo, ma quando la calura e' troppo elevata, i voli vengono fermati.

E' colpa dei cambiamenti climatici?  Non e' chiarissimo in questo caso specifico, ma di certo queste sono temperarture elevate e inusuali anche per Phoenix. Anzi, nel 2016 un report dell' International Civil Aviation Organization, ente internazionale che regolamenta il volo aereo, disse che i cambiamenti climatici possono avere gravi conseguenze per i decolli degli aerei, in quanto le ascese e le lunghezze delle piste di decollo possono non essere compatibili con il carburante stoccato o con il peso associato.

Fra l'altro e' per questo motivo che molti dei voli che partono dai paesi piu caldi del Sud America o dal Medio Oriente sono programmati per la sera, quando e' piu fresco.

Ora, non ci sono solo di mezzo i cambiamenti climatici. Gli aerei che non possono partire sono di grandezza media.  Negli scorsi anni le ditte aeree, per risparmiare, hanno iniziato ad usare aerei meno grandi per citta' non troppo grandi, fra cui Phoenix.  Questi aerei hanno limiti di tolleranza al caldo minori rispetto ai grandi jet transatlantici.

Fatto sta che e' stato a causa del caldo inaspettato che i voli non possono partire, e che in questo caso, tutto si mescola: la deregulation che ha consentito l'uso di aerei piu' piccoli, economie di scala, calura.
E di questo dobbiamo tenere conto: non e' solo la temperatura che aumenta, e' che tutto il costruito attorno e la normali attivita' che ne risentono. 

E siamo solo a Giugno.

Sunday, June 18, 2017

Gemini, Olanda. Apre parco eolico a mare per dare elettricita' a 1.5 milioni di persone





Gli olandesi ne sanno qualcosa di mulini a vento, 

E adesso continuano la tradizione: il paese ha appena inaugurato Gemini, un enorme campo eolico a mare per dare elettricita' a 1.5 milioni di persone -- 785mila case e 600 megawatt.

Si tratta di 150 turbine Siemens su un area di circa 68 chilometri quadrati nel mare del Nord. Una serie di cavi porta l'elettricita' a riva e da qui viene distribiuta. Tutto e' stato fatto entro i costi preventivati, e anzi, con anticipo rispetto ai programmi di lavoro. E' questo il  secondo impianto eolico piu' grande del mondo, superato solo per poco dal progetto da 630 megawatt del Regno Unito.

Grazie a Gemini, le emissioni di CO2 dell'Olanda si abbasseranno di 1.25 milioni di tonnellate l'anno.

E' un piccolo passo in avanti, per questa nazione che per molto, troppo tempo, ha sfruttato come prima sorgente energetica il campo di gas Groningen. L'area viene trivellata dagli anni 1960 ed e' diventata sismica. Ma i profitti erano troppo grandi, e troppo facili. E infatti, ancora adesso il 95% dell'energia elettrica del paese viene dal fossile.

L'obiettivo pero' e' di arrivare al 16% nel 2023 e Gemini dara' un grande contributo in questa direzione.

L'ironia della sorte e'  che il nuovo campo eolico si trova a circa 85km da riva, proprio davanti a Groningen.

Il vento spira forte qui, a circa 36 chilometri l'ora.

A differnenza di Groninger, Gemini non causera' terremoti e sopratutto, il vento non finira' mai.






Saturday, June 17, 2017

Stoccaggio gas di Minerbio: ampliamento centrale e aumento della pressione - nel cuore dell'Emilia









"perdite fisiologiche che possono avere valori dell'ordine di grandezza dell'uno per mille, equivalenti quindi ad una consistente quantita' di metri cubi di gas persi annualmente"


L"uno per mille l'anno fa 14 mila metri cubi l'anno di metano che finiscono in atmosfera.

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Ma niente paura: qui viene prescritto che i colori dell'impianto devono essere piu' neutri, per omogenizzarsi con i colori del centro storico del paese, e quindi, che vuoi che sia il gas che fuoriesce.

Quello e' gia' incolore, e quindi si omogenizza bene con l'atmosfera!

  

Minerbio, provincia di Bologna.

Sorge qui il piu grande impianto di stoccaggio d'Italia. Circa 2.5 miliardi di metri cubi di gas stoccati  dal 1981.

La citta' riceve circa 65mila euro l'anno sottoforma di royalties.

Nessuno si lamenta, tanto meno gli amministratori che nel corso degli anni hanno ripetutamente ricordato il tuttapposto.

Il sindaco Lorenzo Minganti a suo tempo rassicuro' che i pericoli di esplosioni e di "palle di fuoco" sono sciocchezze, anche se ci se c'e' da "tenere d’occhio le emissioni dai macchinari impiegati per l’estrazione e l’immissione del gas nel sottosuolo, la rete di condotte sotterranee"

Minganti rassicuro' tutti pure che il terremoto del 2012 non ebbe effetti a Minerbio ma che “ben diversa e' la questione di Rivara, poiché l’azienda multinazionale vorrebbe adoperare una concavita' sotterranea che al momento ospita acqua, mentre quella che abbiamo a Minerbio è un reservoir già naturalmente predisposto per il gas”.

Una concavita' sotterranea? Gia' predisposta per il gas? Chissa' che vuol dire. 

Ad ogni modo, eccoci qui. Un altro regalo del duo Dario Franceschini e Gianluca Galletti - l'aumento della pressione di stoccaggio a Minerbio.

Passera' a 1.07 volte la pressione massima; cioe' se prima mettevo 100, ora metto 107, schiacciando di piu' il gas. Per fare questo ci sara' bisogno di una serie di nuove "linee" per un totale di 1170 metri, dal diametro di 6 inch. Un inch e' 2.5 centimetri, per qui queste pose saranno di circa 15 centimetri di diametro.

In totale qui ogni giorno verranno pompati 20 milioni di metri cubici di gas, mentre il vicino impianto esistente ne produrra' 63 milioni.  

Chissa' cosa ne pensa Minganti.

Secondo i nostri ministri tale tipo di impianto e' sottoposto alle procedure di sicurezza per il controllo di pericoli da incidente rilevante che prevede incontri con il pubblico.

Ci saranno incontri pubblici?
Ci sono stati?
Chi relazionera'?

Non si sa. Si sa pero' che tutti hanno detto si.

La regione Emilia Romagna ha dato il tuttapposto, ovviamente il ministero dei beni culturali ha detto si, e cosi tutte le varie commissioni tecniche VIA interpellate.

E ovviamente c'e' anche qui la litania di giustificazioni, di tuttapposti, e il tentativo di sminuire tutto quello che c'e' nel circondario, come dire: fa gia' tutto schifo, rendiamolo gia' piu' schifoso.

Dicono infatti: 

1. A 2.2 km ci sono siti protetti: il Sito di Interesse Comunitario e la Zona protetta speciale "Biotipi e Ripristini Ambientali di Budrio e di Minerbio" mentre invece a 3.6 km ce n'e' un altro, chiamato "Biotipi e Ripristini Ambientali di Bentivoglio, San Pietro in Casale, Malarbergo e Baricella".

Pero' che vuoi che sia. La Commissione ha deciso che non ci sono e non ci saranno "effetti di disturbo sulle componenti biotiche".

2. C'e' stata una sola osservazione di un solo eroico cittadino, alla quale la Stogit ha potuto rispondere, controdedurre e zittire. Come sempre, i prepotenti trivellatori hanno il diritto di avere la prima e l'ultima parola!

Si vede che a Minganti gli sta bene cosi. Chissa, piu royalties?

3. L'aumento della pressione non comportera' l'aumento della superficie occupata a Minerbio, ma solo un aumento delle ore di funzionamento dell'impianto.

Non possono mancare le prescrizioni!

Come sempre, ci saranno reti di monitoraggio sismico, e pure microsismico che dovra' coinvolgere l'ARPA locale. Questa rete dovra' scovare i terremoti di magnitudo 0.9 in su, e dare indicazioni di "eventuale sismicita' indotta dalle attivita' di stoccaggio".

Notare che fra le righe ricordano pure loro che le attivita' di stoccaggio *possono* portare a terremoti.

Questo monitoraggio dovra' essere fatto in un area di 5km dall'area di stoccaggio e occorrera' installare una "serie di moduli strumentali".

Ci dovranno pure essere modelli matematici con "tutti i dati disponibili". Tutti i dati disponibili? E che vuol dire? E che siamo Mandrake???

Il modello dovra' essere in 3D, dovra' identificare le vie di fuga del gas,  e indentificare le perdite fisiologiche del pozzo, che puo' essere dell'uno per mille l'anno. Occorrera' prendere almeno un anno prima del cambio delle pressioni per poter fare raffronti. Questi dati devono comprendere le attuali fughe di gas.

Cioe': gia' ci sono e non sappiamo quantificarle. Perfetto. 

E qui secondo me sta, fra le righe una delle cose piu' gravi di questo permesso, che in realta' era' stato gia' scritto su altri testi: la stima della perdita dell'1 per mille di gas.

Se e' cosi per Minerbio e per tutta l'Italia vuol dire che ogni anno escono in atmosfera circa 14mila metri cubi di metano, cosi, in modo normale. Abbiamo infatti circa 14 milioni metri cubi di gas stoccati sottoterra. E' grave che non se ne parli, e che nessuno studi gli effetti di queste perdite "fisiologiche" sui residenti.

Andiamo avanti, in questo bollettino dell'assurdo.

Se si arriva a scosse di intensita 2.2 occorre usare "tutti gli accorgimenti opportuni" per  riportare la sismicita' sotto tale valore.

Puo' dirci il ministero quali sono questi accorgiementi?

Vanno bene i riti vodoo?

Se invece si arriva a mangitudo 3, allora li interviene il ministero dello sviluppo economico per capire cosa succede ai fluidi e ad indentificare se ci possano essere spostamenti dell'acquifero di fondo.

Cosa? Potrebbe essere che questo stoccaggio sposti gli acquiferi del sottosuolo! E lo diciamo cosi, in tre righe? Spero che il sindaco di Minerbio lo sappia, e sopratutto che lo sappia la gente di Minerbio.

Ad ogni modo, se succede tutto questo, scosse superiori alla magnitudo 3, ci dovra' pensare il ministero dell'economia a fare chiarezza. Certo, sono sicura che spiegheranno tutto e rimetteranno tuttappposto. Altro che gli stregoni vodoo.

Si dovranno misurare le concentrazioni di composti organici volatili (alcuni dei quali cancerogeni), nitrati, ozono e monossido di carbonio.

Anche qui ci sara' il "mascheramento" dell'area centrale con alberi, che dovranno essere "autoctoni".
E anche qui sono importantissime le scelte dei colori dell'impianto.

Dicono questo:

"poiche' il colore chiaro dei manufatti impiantistici esistenti li rende molto visibili e dissonanti rispetto alla vista che dalla via Palio si ha della Rocca Isola e del centro storico con il volume emergente della chiesa di San Giovanni Battista, si prescrive che tale colore venga sostituito con un colore piu' neutro, in modo da omogenizzarsi con i colori sullo sfondo del centro di Minerbio".

Ma davvero?

Ah, se fossero altrettanto preoccupati di quei 14mila metri cubi l'anno che escono in atmosfera!!

Vedono la pagliuzza e non la trave.

Ma non e' finita qui.

"anche per i cluster A,B,C risultando necessaria una mitigazione cromatica dei manufatti attualmente di colore verde brillante che li rende molto visibili sopratutto nella stagione invernale si prescrive che detta mitigazione venga attuata applicando un tono di verde piu' neutro rispetto ai colori dominanti del paesaggio circostante"

E dunque, basta un verde piu verdino, e siamo apposto.
Come detto, il gas che fuoriesce non e' sottoposto a prescrizioni, perche' quello e' incolore.

Anche qui, si parla di operazioni di scavo, con appositi archeologi da Bologna. Ma non capisco: dicevano che semplicemente si aumentava la pressione di stoccaggio non che erano necessari altri scavi.  E quindi a che serve l'archeologo di Bologna?
 
Lo sa la destra cio' che scrive la sinistra?
Mistero.

Insomma, un sacco di bla bla bla, di verdino, di mitigazione cromatica, di modelli che tengano conto di tutto, di interventi del ministero, e di misteriosi incontri con il pubblico.

Cio' che manca e' il semplice buonsenso: a chi serve tutto questo gas, se siamo in fase di declino nel suo consumo? Possible che il terremoto del 2012 non abbia insegnato nulla, e cioe' che il terreno e' fraglie da quelle parti e che continuare a stuzzicarlo, con o senza prescrizioni, non portera' niente di buono?

Il sindaco di Minerbio veramente non ha niente da dire?

Mi sa che il profumo delle royalties e' piu' forte del profumo di quell'uno per mille di gas che finsice in atmosfera.












Friday, June 16, 2017

L'Europa e il trasporto elettrico - Norvegia in pole position, Italia male




“Our energy and the transport sectors are engaged in a co-transformation."

Andreas Kraemer, Potsdam, Germania

"By 2023, 10% of parking spaces in new 
buildings in the EU zone will also 
need recharging facilities."

"Despite being a G8 country 2015 sales of electric vehicles in Italy still amounted to a modest 0.1% of the total car sales in the country. This is mainly due to a lack of commitment by the government (incentives have been discontinued in 2014), a meager public charging infrastructure and timid reception by the public, which still considers BEVs too expensive and unsuitable. Further, many Italian houses are still equipped with electric contracts allowing only 3 KW of peak consumption, making home charging of electric cars unsuitable."

Lo status italiano dell'auto elettrica


Ve lo immaginate quante proteste in Italia quando
arrivera' il mandato EU e non avremo fatto niente
per incentivare le auto elettriche?




Si chiama elettro-mobilita' e la regina e' la Norvegia. 

Oslo ha tutta una serie di incentivi pratici per le auto elettriche: parcheggi dedicati, diritto di transitare nelle corsie degli autobus, una fitta rete di stazioni di ricarica, anche veloci per il pieno in 30 minuti, e niente pagamento di pedaggi. L'elettricita' da molte delle stazioni di ricarica e' gratis.

Inizio' tutto negli anni 1990 per ridurre inquinamento, traffico, e rumore; ben prima che si parlasse a larga scala dei cambaimenti climatici.

La Norvegia ha ora 135mila veicoli elettrici su un totale di 5.2 milioni di residenti.

Il 40% delle auto nuove vendute nel paese nel 2016 e' stato elettrico.

L'obiettivo e' di avere zero immatricolazioni a petrolio entro il 2025.

E il resto d'Europa?

Il paese che viene dopo la Norvegia e' l'Olanda con circa 113mila unita' elettriche; a seguire la Francia con 108mila macchine elettriche. 

In totale ci sono 637mila veicoli elettrici nel continente, in realta' la Cina ne ha di piu, circa 645mila, ma ha anche una popolazione che e' il doppio dell'Europa.  Negli USA siamo a 570mila unita'.

A livello globale, il numero di immatricolazioni elettriche e' salito del 30 percento rispetto al 2015: 
in Europa i modelli piu' amati sono le BMW i3, la Renault Zoe, la Nissan Leaf, e la Mitsubishi Outlander.

Si prevede che il 2017 sara' un anno di grande crescita per l'elettrico: per combattere i cambiamenti climatici, per ridurre l'inquinamento, per rispettare gli accordi di Parigi -- alla fine, per forza di cose si dovranno includere interventi sulla mobilita' dei cittadini.

In Norvegia, paradossalmente uno dei principali produttori di petrolio del mondo, funziona: con l'eletricita' che arriva dall'idroelettrico, l'e-trasporto e' quasi del tutto pulito e il chilometraggio e' sufficente per la maggior parte dei bisogni quotidiani di tutti. L'infrastruttura e' capillare e veloce e gli e-veicoli vengono ora usati non solo per andare sul brevissimo raggio, ma anche per distanze maggiori.  Qui l'obiettivo e' di vendere *solo* autovetture elettriche entro il 2025.

Ovviamente tutto questo abbisogna di incentivi, perche' siamo in un momento di transizione, e nessuna transizione, specie di questa portata, puo' avvenire senza investimenti a grande scala: in Norvegia l'auto elettrica beneficia dell'esenzione dalla tassa di acquisto, il 25% sul costo dell'autovettura.

Come finanziano cio'? Dai soldi dell'oil e del gas!

In realta', cio' che sta dando una grande spinta all''elettrico in altre parti d'Europa non e' tanto la presenza o meno di incentivi quanto nuove regole per l'emissione di CO2 dalle automobili.  Entro il 2021, l'EU ha deciso che ogni automobile dovra' emettere il 40% in meno di quel che emette adesso.

L'unico modo per centrare questo obiettivo e' di promuovere l'elettrico, e si lavora su questo in ogni citta' d'Europa. Ne beneficera' anche l'ambiente e la qualita' dell'aria, con il calo, dei PM nelle citta'.

Anzi, l'EU impone anche che dal 2023 in poi *tutte* le nuove case, complessi di appartamenti e anche quelle rinnovate, dovranno avere stazioni di ricarica.

Entro il 2023, il 10 percento di tutti i parcheggi pubblici dovra' essere per l'elettrico.

E cosi' e' partita la corsa.  Tutti ad investire, tutti a installare centraline per la ricarica, a cercare acquirenti. 

Tutto questo non puo' che arrivare al momento giusto? In Europa, dal 1990 ad oggi, le emissioni industriali sono calate del 38% -- in parte perche' sono calate le industrie -- mentre quelle dalle autovetture sono aumentate del 9% secondo i dati ufficiali dell'EU.

Intanto i costi dell'elettrico calano, grazie a sviluppi tecnologici, per la maggior parte portati sul mercato da Tesla: il prezzo delle batterie al litio (il 40% del costo di una auto elettrica) e' calato del 75% dal 2010 ad oggi: molto piu' in fretta di quanto gli esperti avevano predetto.

Nel 2010 il costo delle batterie al litio era di $1,000 per kilowatt-ora; adesso siamo a $350. Si prevede che nei prossimi anni arriveremo a $125.

E non solo i costi calano, aumenta anche la capacita' di stoccaggio delle batterie.  La BMW i3 arriva fino a 180km su singola carica e la Renault Zoe arriva a 320km. Tesla arriva a 340km. 

L'efficenza aumenta del 5% circa ogni anno, e siamo adesso arrivati alla "seconda generazione" di elettrico con modelli piu' leggeri, con autonomia maggiori.

Tutto questo arriva per la maggior parte da Tesla; i produttori di automobili europei hanno capito che o si adeguavano oppure in futuro avrebbero perso mercato e si sono dati da fare, dal mercato del lusso al mercato dell'utilitaria, ci sono modelli elettrici per tutti.

In Scandiavia hanno installato anche le stazioni di ricarica di seconda generazione: che caricano le automobili in breve tempo. Ce ne sono 1300 di queste ultramoderne. In totale in Europa le stazioni sono 100,000, la maggior parte lente.

E in Italia?

La situazione non e' rosea qui. Al dicembre 2015 (quindi un anno e mezzo fa, secondo le ultime statistiche che ho potuto trovare) c'erano solo 4,580 veicoli elettrici e 1,550 ibridi. Le vendite a quella data erano solo lo 0.1% del totale.

Perche'?

Perche' al governo non gliene importa niente -- incentivi non ce ne sono dal 2014, e l'infrastruttura e' carente.

La FIAT?  Dove sono le 500 elettriche in giro per l'Europa? Per l'Italia? Dove sono le automobili elettriche di seconda generazione della FIAT?

La FIAT e' rimasta all'eta' del petrolio.

E che nessuno dica che non erano stati avveriti.

L'UE dice che ogni casa nuova entro il 2023 dovra' avere stazioni di ricarica -- cioe' fra sei anni!

Ve l'immaginate quante polemiche in Italia quando arriveranno questi costi, senza le macchine elettriche?  Tutte le polemiche che ci saranno? La gente che si lamenta?  Occorre che ci sbrighiamo ad incentivare questo mercato dell'elettrico anche in Italia, e a dire alla gente che non e' vero che non si puo'.

Sei anni passano in fretta.

Invece che trivellare, caro Gentiloni, caro Salvini, caro Renzi, caro Berlusconi, caro Maio, iniziamo ad elettrizzare il paese in modo intelligente e cooperativo.


Thursday, June 15, 2017

We are still in -- Mille duecento sindaci, universita', aziende USA rispetteranno gli accordi di Parigi



Continua la resistenza americana contro le folli scelte ambientali di Donald Trump.

Martedi 6 Giugno 2017 oltre milleduecento ditte, citta', universita' e stati americani in barba alle decisioni anacronistiche di Donald Trump, hanno firmato un documento dal titolo We Are Still In.


Per la prima volta, all'unisono, questo gruppo cosi eterogeneo, di uomini d'affari e di accademici, promette al mondo intero che per loro, per noi, gli accordi sul clima di Parigi sono ancora un impegno sacrosanto, e che collaboreranno per la giusta implementazione di misure per mitigare i cambiamenti climatici, anche senza la guida del governo centrale. 


Ci sono gli stati di California, New York, Hawaii, Oregon, Washington, Hawaii, North Carolina, Connecticut e della Virginia, alcuni sotto il governo repubblicano, altri sotto quello democratico.


Ci sono oltre duecento citta', New York e San Francisco, Austin e Miami, Los Angeles e Houston, Little Rock e Philadelphia.


Ci sono Disney, Apple, eBay, Tesla, Mars, Microsoft, Evian, Gap, Google, Nike, Estee' Lauder, Patagonia, Tiffany, Campbell Soup, Ikea, Danone, Levi's e Timberland. 


Assieme rappresentano 120 milioni di persone. Producono 6.2 trillioni di dollari dell'economia USA.
Il totale e' di 18 trillioni. Quindi siamo un terzo della nazione. Anzi, se tutti questi gruppi fossero una nazione, tutti insieme saremmo la terza economia piu' grande del mondo.


Ricordano a tutti che la lotta ai cambiamenti climatici porta vantaggi per l'ambiente e per la salute, ma anche per il business, la competitivita', lo sviluppo di idee nuove. Non hanno mezze parole per Trump: la sua decisone di uscire dagli accordi di Parigi e' dannosa, fuori dalla realta' americana. Che Trump lo voglia o no, il mondo ha deciso da quale parte andare, e non e' verso il fossile.


E intanto, Micheal Bloomberg, ex sindaco di New York, devolve 15 milioni di dollari al fondo per l'ambiente delle Nazioni Unite che Trump ha rifiutato di finanziare; l'ambasciatore di Cina si dimette perche' non e' d'accordo con le decisioni del presidente, Elon Musk della Teska e Robert Iger di Disney lasciano il proprio ruolo di consiglieri alla casa bianca.

E ancora, come atto di sfida una dozzina di citta' americane hanno ripostato sui loro siti ufficiali tutti i dati che l'EPA (l'ente di protezione ambientale degli USA) aveva raccolto nell'arco di decenni sui cambiamenti climatici e che Donald Trump ha fatto togliere dai siti governativi di Washington. 
Ha iniziato Chicago a Maggio, e a seguire sono state altre grandi citta' come Atlanta, San Francisco, Seattle, Boston, Philadelphia, e Houston.

Ci riusciranno scuole e sindaci? E' presto per dirlo, ma grandi passi in avanti sono stati fatti negli USA per diminuire le emissioni di CO2 e sono quasi tutti stati grazie all'implementazione di leggi locali, e di ricoversioni dell'industria stessa, che ha visto dimiuire i costi dell'energia passando al solare e all'eolico.

Continueranno a farlo. Nelle loro parole: "Il futuro non aspetta, e nemmeno noi."

Tuesday, June 13, 2017

Tamera, Portogallo. Dal deserto all'Eden










Venti anni fa nel sud del Portogallo c'era un area semi abbandonata, arida e a rischio desertificazione.

A vederla oggi e' Tamera e' un area di colline, terrazze coltivate a mais, girasoli e pomodori, con qualche lago di qua e di la. Un piccolo paradiso naturale.

Ma venti anni fa non era cosi.

Gli alberi erano mezzi morti e l'area non era affatto ospitale.

Nel 1995 arrivarono qui un gruppo di tedeschi. Si definivano pacifisti, e alla ricerca di un posto dove creare una societa' "that is free from hatred, lies, violence and fear". volevano un posto di pace, una modello di vita postcapitalistico, e in contatto con la natura. Avevano inziato in Germania nel 1978, ma decisero di trasferirsi in questo angolo sconosciuto del Portogallo. Erano una trentina, con il loro pragmatismo e la loro efficenza teutonica.

Tamera parte due, in Portogallo. Se volevano essere autonomi, in grado di prodursi cibo da soli, gli serviva l'acqua, per prima cosa.

E cosi, hanno interpellato esperti ecologi, hanno creato spazi per l'irrigazione, e usato i ritmi della natura. D'estate certo era tutto secco, ma d'inverno 'c'erano abbondanti pioggie. E cosi hanno deciso di usare l'acqua che finiva allo scolo, e che a volte era cosi abbondante che danneggiava le infrastrutture e causava erosione. Quell'acqua poteva essere invece catturata ed usata in tempi di aridita'.

Bernd Mueller e' il capo del Global Ecology Institute di Tamera, e' un ingegnere ed e' l'artefice del sistema di cattura e pianficazione dell'acqua. Inizio' dalla cima delle colline - acqua e vento erodevano tutto. Crearono dei piccoli laghi, dei canali in modo da facilitare il riassorbimento dell'acqua nelle falde sotterranee. Il principio era quella della permacultura: e delle sue tre s: spargi, sotterra, e lentamente (slow, spread and sink).

Cioe' rallenta il corso dell'acqua di modo da spargerla sulla terra e farla riassorbire.

Dopo vari anni di tentativi e di pianificazione, nel 2008 la natura inizio' a riprendersi Tamera. Dapprima a valle, con un ruscello che dalle colline portava l'acqua a valle in modo ordinato e costante. La flora e la fauna iniziarono ad insediarsi lungo questi canali e attorno ai laghi che avevano creato.

E da li' e' tutto cambiato. Ogni anno un po di piu', e oggi Tamera e' un isola verde. Vivono qui ora 200 persone.

Il modello Tamera, secondo chi ci vive e che ha programmato la rinascita dell'area puo' essere replicato ovunque: quello che serve e' una buona gestione dell'acqua e della vegetazione.  Mueller e' diventato un consulente dell'acqua in varie parti del mondo e viene chiamato per offrire la sua opinione su come risolvere i problemi idrici in posti piu' svariati, Israele, Palestina, Turchia, Giordania, Kenya, Brasile, Bolivia e Colombia. I suoi consigli variano, dal raccogliere l'acqua sui tetti, a creare sofisticati sistemi di collegamento idrici. Spesso viene anche coinvolto in progetti umanitari, per esempio Haiti dopo il terremoto.

Anche l'ONU e' interessata al modello Tamera.  

I contadini sono sempre entusiasti dopo il suo intervento, perche' i primi risultati, anche se timidi, non tardano ad arrivare, e l'acqua fa sempre la differenza.


Monday, June 12, 2017

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