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Wednesday, November 22, 2017

La plastica nelle viscere dell'Artico









"Our data demonstrate that the marine plastic pollution has reached a global scale after only a few decades using plastic materials. It is a clear evidence of the human capacity to change our planet. This plastic accumulation is likely to grow further.”

Andrés Cózar Cabañas, Universita' di Cádiz, biologo


Se uno pensa all'Artico, pensa a una distesa di bianco, con magari il blu del mare, un orso polare che goffamente si incammina verso l'acqua, o qualche igloo.

Nessuno pensa alla plastica.

E invece, testimonianza ulteriore che l'inquinamento da plastica e' ormai ovunque, si trovano pezzi di plastica galleggianti anche nei mari dell'oceano Artico, a meno di duemila chilometri dal polo nord,
e in aree che fino a pochi anni fa non potevano essere raggiunte a causa degli enormi ghiacciai.

Come ci e' arrivata questa monnezza in Artico?

Facile: i nostri fiumi, piu o meno inquinati, riversano plastica a mare. Questa plastica pian piano si diffonde in tutti i nostri mari e negli oceani di tutto il mondo. Ed arriva anche in Artico. Ma qui, una volta arrivata, la plastica si "congela" nei ghiacci della zona e puo' restarci per decenni. Finche' non arrivano i cambiamenti climatici a sciogliere parti delle nevi perenni e a rimettere in circolazione la plastica magari di tanti anni fa.

E cosi l'Artico diventa un accumulatore di monnezza.

E' la prima volta che interi pezzi di plastica sono visibili in Artico. E questo perche' prima era tutto ghiacciato, coperto dalle nevi, e la navigazione difficile. E adesso che questi ghiacciai iniziano a sciogliersi, ecco che dall'Artico arrivano pezzi di polistirolo e monnezza di vario di genere in bella vista. A testimoniare il tutto e' un articolo pubblicato da Science Advances in cui si dice chiaramente che l'Artico e' una sorta di dead-end della plastica.

Una volta arrivata qui la plastica, non se ne va piu.  Nessuno sa esattamente quanta plastica ci sia, ma si calcola che potrebbero esserci 300 miliardi di pezzi, e che l'Artico potrebbe essere un concentrato ancora peggiore del Great Pacific Garbage Patch scoperto qualche anno fa.

Come sempre, e' tutto non-biodegradabile e chissa' da quanti anni questa roba era li, nascosta enl ghiaccio, chissa' quanta altra ce n'e', e chissa' fino a quando resteranno queste traccie della nostra "civilizzazione" in Artico. Come sempre, questi pezzi di plastica non riguardano solo l'Artico, i suoi orsi polari, le sue foche, le sue balene, ma noi tutti, perche' la microplastica che ne deriva viene mangiata dai pesci entrando cosi nella catena alimentare, prima localmente e poi in modo globale, ed in ultima analisi nei nostri corpi.

La cosa triste e' che la situazione peggiorera': con lo scioglersi dei ghiacciai, arriveranno i pescherecci, le navi, il petrolio, e infrastruttura pesante di vario genere. Il fatto che la neve rilasci la plastica che ci si era accumulata dentro ha altri risvolti negativi: gli animali che non sanno di meglio possono morire mangiandola, o rimanendone intrappolati dentro.








Come proteggere l'Artico?

Come proteggerlo dalla monnezza e dall'inquinamento che l'uomo portera' con se?

E tutta questa plastica nascosta nei ghiacci, una volta sciolti i ghiacci, chi li recuperera' per toglierli dalla circolazione?

Come proteggere l'uomo da se stesso?


Friday, November 17, 2017

La Norvegia a divestire tutti i fondi sovrani da oil and gas - un bottino di 40 miliardi di dollari



Era quasi l'ora, no?

Per una nazione che aspira ad essere il piu' possibile rinnovabile e progressista e attenta alle politiche ambientali, non era molto green che parte del suo fondo sovrano fosse investito in oil gas gas, da Exxon a Shell.

Ma poi, la Norvegia da questo punto di vista e' un po una nazione atipica visto che il suo fondo sovrano, uno dei piu' grandi del mondo, di circa 1 trillione di dollari!, e' stato in gran parte finanziato grazie alle estrazioni di petorlio degli scorsi decenni.  Anzi, a tuttoggi, il petrolio e il gas
rappresentano il 20% della sua attivita' economica.

Il 60% di questo questo trillione e'  investito in borsa --  seicento miliardi di dollari, l'1.5% delle azioni di tutto il mondo. Una enormita' di denaro e di azioni e di potere.
Adesso decidono che gli investimenti nel petrolio e nel gas sono troppo rischiosi, datosi il clima internazionale cosi ostile al petrolio, i titoli in borsa che calano, i rischi finanziari associati ai cambimenti climatici. 
E cosi, la banca centrale norvegese annuncia stanno considerando l'opzione di divestire tutto il fondo sovrano dal petrolio. Per evitare rischi economici, per diversificare i loro risparmi, e questo dopo avere gia' divestito dal carbone. Evidentemente fanno tutto questo per business, non per amore. Ma non importa, l'importante e' che lo facciano. 
Si tratta in totale di 40 miliardi di dollari, quasi tutti investiti in Exxon e/o Shell.

Il fondo norvegese e' in realta' molto scrutinato da cittadini, investitori e dall'opinione pubblica, proprio perche' e' cosi' grande e cosi potente. A volte hanno divestito da alcune industrie per motivi etici, come ad esempio armi o sigarette, altre volte a causa di decisioni economiche o politiche. Questa del petrolio e' appunto una sorta di via di mezzo, visto che il fondo stesso e' stato creato dal petrolio!

Il fondo e' *raddooppiato* in valore negli scorsi cinque anni. E anzi, adesso non solo si vogliono usare investimenti piu' sicuri, ma anche passare dal 60% del totale investito in borsa al 70%.  Per la prima volta nel 2016 hanno dovuto attingere dal fondo perche' a causa del calo dei prezzi del petrolio esportato dalla Norvegia, le spese erano troppo grandi, e cosi invece di diminuire servizi e programmi nazionali, hanno usato quelli del fondo.

E' anche per questo che decidono di divestire le azioni dal petrolio: siccome lo producono in casa, nelle annate grasse, usano gli introiti diretti, in quelle magre, se ce ne saranno ancora, useranno quelli del fondo, che adesso saranno svincolati da investimenti petroliferi. Come dire, meglio non mettere tutte le uova in solo cestino.

Uno si chiedera' e perche' il fondo non investe in ditte petrolifere norvegesi? Risposta: perche' la Statoil e' gia' della nazione.

Non sappiamo se davvero questa decisione verra' messa in atto, ma se si, sara' nel 2018 e il mondo del petrolio avra' allora ricevuto un altro, forte colpo in attesa della morte definitiva.

Ci arriveremo, prima o poi.

Mica posso scrivere questo blog per sempre?
Un giorno il petrolio sara' storia remota.

E anche questo blog.


Thursday, November 16, 2017

Keystone: perdite per 800mila litri di petrolio in South Dakota








La notizia e' di 30 minuti fa. Non ci sono ancora immagini e quelle in alto sono di altre perdite, di altri scempi. Ma le immagini del South Dakota non saranno diverse.

Siamo a Marshall County, South Dakota.

L'operatore rassicura che e' tuttapposto. Sempre. Sempre.
In questo caso e' TransCanada. Nessun inquinamento, nessun impianto idrico e' contaminato.

Si, e dove e' andato il petrolio?

800mila litri sono tanti!
L'oledotto della nostra discordia parte dall'Alberta, Canada, attraversa raffinerie in giro per l'Illinois e Oklahoma, Nord e Sud Dakota, Nebraska, Kansas e Missouri. E' attiva almeno in parte dal 2010.

Trasporta la bellezza di circa 100 milioni di litri al giorno. gallons, daily.

Non e' la prima volta che succede e gia' nel 2016 in Sud Dakota c'erano stati 70mila litri di petorlio riversate in terre private. E poi ancora nel 2011 con altre perdite in North Dakota.

Allora era una "anomalia".

Come in Basilicata!

Usano queste parole soavi per farci credere che e' una "una tantum" invece e' "una spessum". 

L'intero Keystone Pipeline una volta completo sara' lungo 2,687 miglia, circa quattromila chilometri,
come da Stoccolma al Marocco!

L'ultimo pezzo che manca e' il Keystone XL che attraverserebbe le terre sacre agli indiani d'America e sappiamo tanto odiate e tanto combattute durante la presidenza Obama.

Trump ha scellertamente risposto si ai permessi federali poco dopo l'insediamento, a Marzo 2017, nonostante il veto di Obama. L'uncio stato a dover ancora accordare il permesso e' il Nebraska.

In teoria decidereanno Lunedi 20 Novembre.

Speriamo che 800mila litri dopo diranno no, anche se, il danno e' ormai stato fatto.
E' questo il destino comune degli oleodotti, delle raffinerie, dei pozzi in tutto il mondo.

Scoppi e perdite e inquinamento. Sempre, ovunque. Prima o dopo, ma con sicurezza.
 
Occorre solo avere gli occhi per vederli e la volonta' per volerli vedere e la perseveranza di non farceli venire. Per nessun motivo mai.

Friday, November 10, 2017

Inquinamento fuori ogni limite in India. Sospesi voli sulla citta' di New Delhi.













La qualita' dell'aria e' cosi scarsa a Nuova Delhi che United Airlines ha sospeso i voli sulla capitale dell'India. I voli dal 9 al 13 Novembre saranno tutti sospesi. Chi ha comprato biglietti potra' fare nuove prenotazioni dal 18 Novembre in avanti, ammesso che le cose migliorino.

In citta' e' stato dichiarato lo stato di emergenza di salute pubblica.

C'e' qui una fitta coltre di aria inquinata e grigia che ha causato scarsa visibilita', incidenti in strada. Sono state chiuse le scuole  Il traffico ai camion e' stato vietato. Tutti i lavori di costruzioni sono stati fermati. Il traffico e' stato limitato, con turni e targhe alterne.

Il livello di inquinamento collettivo e' arrivato a 969. Secondo l'organizzazione mondiale della sanita' dovrebbe essere 25.

Questo numero e' una sorta di voto collettivo in cui si tiene in considerazione la concentrazione di particelli fini, PM 2.5.  Sono queste le piu' pericolose perche' essendo cosi piccole possono facilmente accumularsi nei polmoni e passare ad altre parti del corpo.

Dehli e' inquinata da molto tempo e ogni anno in inverno tornano i problemi. Ci sono qui circa 18 milioni di persone, poche regole e ancora meno controlli.

Nel 2014 Dehli e' stata dichiarata la citta' piu' inquinata del mondo. Adesso e' la numero 14 grazie al fatto che altre citta' sono hanno aumentato le loro emissioni.

E' interessante che Arvind Kejriwal, amministratore della citta' dica che New Dehli sia diventata una camera a gas.

La situazione e' cosi grave che sono stati chiusi alcuni impianti industriali, vietati i caminetti a casa, e addirittura vietati i fuochi d'artificio per la festivita' annuale del Divali, il festival delle luci.

Perche' succede tutto questo? I contadini che bruciano resdidui agricoli, la conformazione geografica della citta' che blocca tutte le particelle in loco, le industrie poco regolamentate e controllate, inquinamento dal diesel delle automobili, l'aumento del numero di automobili e la mancanza di adeguato trasporto pubblico.  Un po di tutto.

Sopratutto manca qualcuno che cerchi soluzioni permanenti, che le voglia, che metta pressione ai politici.







Thursday, November 9, 2017

Scozia: 99% dell'elettricita' di Ottobre e' arrivata dal vento










La Scozia continua a fare record su record. Nel mese di Ottobre 2017 il 99% della sua elettricita' e arrivata dall'eolico.

Grazie anche all'uragano Ophelia, circa 1.7 milioni di megawatt-ore sono state immesse nella rete elettrica durante i 31 giorni di Ottobre.  Sarebbe stato sufficente per alimentare il doppio delle case di Scozia.

Come e' successo? Ovviamente, grazie al vento, ma anche grazie ad una seria politica di *volere* le rinnovabili in questa area un tempo culla delle trivelle nei mari del nord.  E se Ottobre  e' stato un mese eccezionale, la media annuale e' del 50% circa di energia dalle rinnovabili.

Intanto si moltiplicano i tentativi di stoccaggio di energia a larga scala. Per esempio Hywind Scotland, il primo campo eolico galleggiante a mare inaugurato poche settimana fa e' stato integrato da Batwind, batteria al litio che puo' stoccare un megawatt-ora di potenza. E' stata prodotta... dalla Statol la ditta nazionale petrolifera di petrolio.

Un megawatt-ora non e' tanto ma e' certo un passo in avanti.

Tuesday, November 7, 2017

Un mondo 100% rinnovabile si puo'






Arriva un nuovo studio dalla Lappeenranta University of Technology di Finlandia che conferma che un mondo 100% rinnovabile si puo', e che sara' piu' economicamente vantaggioso del mondo fossile che abbiamo ora. 

Il traguardo a cui guardano grazie ai loro modelli per il 100% rinnovabile e' il 2050, e forse anche prima grazie ai progressi nel campo dello stoccaggio, con l'abbassamento dei costi del solare, e con nuova tecnologia che permettera' di ottimizzare l'approvvigionamento elettrico. 

E prima ancora con forte volonta' politica.

Si stima che nel 2050, con la transizione green, il costo energetico sara' di 52 euro per MWh, in raffronto ai 70 euro di oggi. La transizione non solo abbasera' i costi, ma creera' anche 36 milioni di posti di lavoro.

L'autore principale dello studio e' Christian Breyer, professore di "economia solare" (in Finlandia hanno professori di economia solare!) che dice che occorre fermare tutti gli investimenti in carbone, nucleare, petrolio e gas, e che invece occorre investire in modo pesante nell'infrastruttura rinnovabile. 

Lo studio in questione si chiama Global Energy System Based on 100% Renewable Energy Power Sector, ed e' stato presentato al COP23 di Bonn, la conferenza mondiale sul clima. Il COP21 era quell di due anni fa, a Parigi.

Non e' la prima volta che si parla di 100% rinnovabile grazie alla volonta' politica, ed e' evidente che quando lo si vuole una strada la si trova.
 
Di mia natura sono sempre scettica con questi obiettivi a cosi lungo termine, ma il punto e' che di queste cose iniziamo a parlare, a volerle, a programmarle. Che sia il 2050 o il 2040 poco cambia, e' in questa direzione che andiamo, e prima o poi ci arriveremo, perche' e' evidente che l'evidenza contro l'energia fossile e' preponderantemente contro il benessere delle comunita' locali e del pianeta.

Intanto, la popolazione cresce. Siamo ora 7.3 miliardi. Entro il 2100 saremo, si prevede, 9.7 miliardi.
La richiesta di energia continua a crescere, grazie al numero di persone su questa terra, ma anche grazie all'aumento dell'armamento tecnologico di ciascuno di noi, e grazie al fatto che con il crescere del benessere in paesi del terzo mondo, ci sara' sempre piu' gente connessa alla rete elettrica.

E' evidente che continuare a fare buchi non e' la soluzione. 




Monday, November 6, 2017

Goliat: chiusa FPSO dell'ENI in Norvegia per "gravi irregolarita'"








The Petroleum Safety Authority Norway (PSA) 
has audited electrical safety
and the person in charge of the electrical facilities at 
Eni Norge (Eni) on board the Goliat FPSO.


Serious breaches of the regulations were identified, 
and Eni has now been given notice of an order. 
Until the order has been complied with to the PSA’s satisfaction, 
all production from the Goliat floating production, 
storage and offloading (FPSO) unit must remain shut down.


Dagli ordini della Norway Petroleum Safety Authority all'ENI



Non gliene va bene una all'ENI in Norvegia.

E questo specie perche' la Norvegia esegue controlli e impone ordini.

L'ENI in Norvegia gestisce Goliat, fra le altre cose, una FPSO che serve per processare in loco il petrolio estratto dai mari del Nord.

E' una posizione difficile, le intemperie non rendono sempre la vita facile a strutture petrolifere e a FPSO. E l'ENI in Norvegia ha avuto gia' tanti problemi, per mancanza di competenza, per sfortuna, o chissa' anche per malafede.

Come parte di un normale controllo la Norway’s Petroleum Safety Authority (PSA) ha ispezionato Goliat fra il 19 e il 28 Settembre 2017.

Hanno trovato varie irregolarita' al sistema elettrico e hanno ordinato all'ENI di chiudere Goliat il giorno 5 Ottobre 2017.

Il tutto e' in messo in bellavista sul sito ufficiale della PSA.

Prima di riaprire Goliat ordinano all'ENI di: 

Complete the systematic survey of potential ignition sources related to electric Ex motors.

On the basis of the survey, implement the necessary technical, operational and organisational measures to reduce as far as possible the threat of ignition from all faults which represent an ignition source.

Fra queste irregolarita' dunque, pericolo di incendio da motori difettosi della FPSO.  Dicono che l'ENI ha tre settimane per sollevare obiezioni. Alla fine, nel loro ordine, PSA scrive:

“Until the order has been complied with to the PSA’s satisfaction, all production from the Goliat FPSO unit must remain shut down."
 
L'ispezione ha anche messo in evidenza che ci sono alti tassi di fallimento dell'integrita' dell'equipaggiamento della FPSO. Secondo l'ENI stessa il tasso di fallimento era del ... 38% durante le ispezioni! Di queste il 3.5% erano gravi.

E questo secondo l'ENI stessa.

Il giorno 6 Novembre 2017 arrivano risultati piu' approfonditi dell'ispezione. E arriva un nuovo ordine e' di revisionare in modo sistematico tutte le potenziali sorgenti di incendio della FPSO prima che la produzione possa tornare attiva.  Dicono che le irregolarita' sono serie. 

L'ENI deve indentificare tutte le non-conformita', chiarificare tutte le loro cause, presentare sistemi correttivi per evitare occorrenza di nuovi problemi e rischi. Devono anche fare una revisione del propri controlli del sistema elettrico, far si che tutti i ruoli siano chiari al personale, che le procedure siano compliate per iscritto, con linee guida e che tutto sia adeguato alle varie possibili condizioni a bordo. Devono anche presentare moduli di formazione che devono essere adeguati a tutti i ruoli a bordo della FPSO.

Questo e' quello che scrive PSA:

The report from the audit has now been completed, and identifies further breaches of the regulations. 
During the audit, nonconformities were identified relating to:

  • follow-up and handling of nonconformities
  • electrical safety and the person responsible for the electrical facilities
  • management and risk assessment of conditions related to ignition source control.
Furthermore, improvement points were identified relating to:

  • reporting of situations of hazards and accidents
  • planning and setting of priorities
  • heating-cable installation
  • safety supervisor.
On the basis of the nonconformities identified, the PSA has now given Eni Norge AS notice of the following order. 

Eni Norge is ordered to do as follows.
  • Review the company’s system for following up identified nonconformities, so that the nonconformities are corrected, their causes are clarified and corrective measures are initiated to prevent the nonconformities reoccurring. The effect of the measures must be evaluated.
  • Review all identified nonconformities related to ignition source control, clarify their causes and initiate corrective measures to prevent the nonconformities reoccurring.
  • Review nonconformities which have been closed without adequate correction to ensure the necessary handling of the nonconformities and adequate correction. This includes further handling of conditions described in the report’s nonconformity 5.1.1.
Conduct a review of the management system for the electrical discipline area and implement the measures necessary to ensure that:
  • roles and responsibilities are defined and understood
  • necessary procedures, guidelines and instructions have been drawn up and are complied with, and that these are adapted to the extent necessary to site-specific conditions on board
  • existing training programmes are evaluated and measures implemented to ensure that relevant training modules are tailored to and implemented for each position on board.

Il giorno 11 Dicembre 2017 il PSA di Norvegia eseguira' ulteriori controlli, e la scadenza finale per mettersi in regola sara' il giorno 1 Marzo 2018.

Questo e' quanto accade in Norvegia. Seguo queste cose da quasi 10 anni, e spesso leggo e/o scrivo del governo norvegese che impone limiti, controlli, manda ordini di chiusura. E in Italia? Ci sono controlli regolari? Le nostre infrastrutture a mare, a Ravenna o a Gela, sono davvero cosi sicure che non succede mai niente?

Davvero queste cose accadono solo in Norvegia?
In Italia e' tuttapposto, o vogliamo fare finta che sia tuttapposto? 










Sunday, November 5, 2017

Cancer Alley: la Exxon condannata a pagare 300 milioni di USD per inquinamento. Il giorno dopo scoppia un'altra sua raffineria.













Baton Rouge, Louisiana. 



Scoppia un incendio dalla raffineria della Exxon Mobil alle 2:30 del mattino.

Non e' una novita' in questa zona, con raffinerie e impianti petrolchimici che si snodano uno dopo l'altro.  Quando non scoppiano ci sono puzze e perdite. Tutti i giorni.

Siamo infatti a Cancer Alley -- la stradina del cancro lunga circa cento miglia lungo il fiume Mississippi fra Baton Rouge e New Orleans.  Come da copione, la Exxon manda comunicati tranquillizzanti -- e' tuttapposto e non ci sono danni. Li manda subito. Di routine.

Punto, fine. Nuovo inzio, nuova corsa. Ma come fanno a dire sempre cosi subito, e senza ombra di dubbio che e' tuttapposto? 

La cosa interessante e' che questa raffineria non e' lontano dalle altre otto della Exxon Mobil che e' stata sotto indagine dall'agenzia per la protezione dell'ambiente (EPA) e del dipartimento per la giustizia americano per inquinamento. 

Secondo le accuse, la Exxon e i suoi otto impianti avevano violato le leggi sull'inquinamento con emissioni fuori da ogni controllo, e che non avevano ne installato ne controllato le fiammate dai loro impianti causando danni alle persone e all'ambiente. La Exxon aveva accettato di installare impianti di monitoraggio e di controllare le sue emissioni in tutto il Texas e in tutta la Louisiana al costo di $300 milioni. Fra i due stati la Exxon opera almeno 26 impianti.

Oltre ai 300 milioni altri 2.5 milioni in pene civili.

E' tanto? E' poco?

Beh certo, per la Exxon, una delle ditte piu' ricche del pianeta, gli importu con tanti zeri alla fine da pagare non sono cosi un grande problema. La cosa importante pero' e' che almeno questi soldi verranno spesi per il monitoraggio e la salvaguardia dell'ambiente. 

E certo questa soluzione e' la soluzione "meno peggio". Perche' come sempre, il monitoraggio e le multe e i sensori non sono che contentini.

L'aria continuera' ad essere malsana perche' le emissioni continueranno ad esserci e non puo' essere altrimenti.

Il petrolio non porta mai aria fine, porta invece benzene, composti organici volatili, idrogeno solforato. E queste cose non fanno bene a nessuno.

Come sempre, la soluzione e' l'abbandono repentino dell'uso, la produzione e la distribuzione dell'energia fossile e' abbracciare il sole il vento con tutta l'energia e la volonta' che possiamo avere.