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Wednesday, May 31, 2017

New York: ex centrale a carbone diventa campo solare

Il deposito di ceneri di carbone che presto diventera' parte di un campo solare.
Lansing New York

 
La centrale che verra' presto dismessa e trasformata in un campo solare.






Our sources of creation of electricity are evolving, and so is Cayuga's business model.
This business plan shows vision, creativity and a willingness to evolve into a supplier of inexpensive and cleaner power to our region.

Il management della Cayuga.


"Se vogliamo che tutto rimanga come e' bisogna che tutto cambi"

Che peccato che in Italia nessuno capisca queste cose e che si resti
arenati al 1960.



E intanto...

Intanto a New York un ex impianto a carbone diventera' un enorme campo solare.

Siamo nella localita' di Lansing, nella contea di Tompkins, e l'operatore dell'impianto a carbone si chiama Cayuga Operating Company. La trasformazione non sara' particolarmente complicata: ci vorranno 25 milioni di dollari, ma la zona e' gia industriale, il terreno gli appartiene, ci sono gia' infrastrutture per la distribuzione di energia.

E quindi invece che dal carbone, l'energia adesso arrivera' dal sole.

Alla fine, la ditta in questione diventera' nota come Cayuga Solar, il campo di Lansing generera' 18 MW di potenza, alimentera' 3,000 case e dara' lavoro a 150 persone. Non ci si puo' perdere -- l'intero stato di New York vuole le rinnovabili, tutti (tranne Trump!) sono a favore del sole e del vento, e quelli della Cayuga hanno visto l'utilita', il business, il benvolere. Non ci si puo' perdere.

Parte del progetto sara' sopra la discarica di ceneri da carbone, in modo da trovare nuova vita a terreno dismesso, visto che li sopra non potrebbe crescerci niente altro, e visto che nessuno potrebe viverci.

Hanno pure avuto il permesso di collegarsi al NYISO -- il New York Independent System Operator -- la rete energetica indipendente dello stato di New York.

Interessante anche il profilo economico: nel 2009-2010 l'impianto a carbone valeva circa 160 milioni di dollari; oggi ne vale 35 milioni, Nel 2019-2020 ne varra' solo 20. L'arrivo dell'impianto solare portera' piu' valore, e dunque piu' tasse che Tompkins County e la citta' di Lansing prevedono di usare per biblioteche, scuole, e vigili del fuoco.

Parte del progetto e' anche di creare partnership con le scuole per mostrare loro il business del solare, come funziona il monitoraggio, aiutare i misurare i picchi del sole, e magari aiutarli a crearsi una professionalita' futura.

Il mondo ha fame di questi progetti, e c'e' benvolere dappertutto.

Se fossi io Claudio Descalzi, mi ci getterei a capofitto.









Ufficializzata l'uscita degli USA da Parigi: una vergogna



La prima telefonata al sole avvenne grazie a questo pannello solare, il "Bell Solar Battery" Americus, Georgia, 4 Ottobre 1955.

La prima cella fotovoltaica venne creata nel 1954 presso i Bell Labs del New Jersey

 



La prima turbina generatrice di energia, Ohio 1888


Siria, 2017. Pure la Corea del Nord ha firmato Parigi. 
Solo la Siria e il Nicaragua ne sono fuori. E ors forse, gli USA. 
Succede lo stesso giorno in cui la Exxon decide di votare per misure piu stringenti contro i cambiamenti climatici.

Succede il giorno dopo che i dati ufficiali parlano del 10% di rinnovabili -- sole e vento -- a generare l'energia di questa nazione. 

Secondo fonti interne alla Casa Bianca, il presidente Trump avrebbe deciso di uscire dagli accordi di Parigi, anche se lui stamattina ha twittato che non ne e' ancora sicuro al 100% e che presto annuncera' il da farsi.

Di tutte le nazioni del mondo, solo due non fanno parte degli accodi di Parigi: la Siria (sull'orlo del collasso) e il Nicaragua. Quest'ultima non ha firmato perche' voleva obiettivi piu ambiziosi, e se li e' posti da sola. Il paese infatti ha l'obiettivo di arrivare al 90% di rinnovabili entro il 2020.

Quindi siamo gli USA con la Siria!

E' questo qualcosa di vergognoso sotto ogni profilo -- per l'ambiente certo, ma anche per il ruolo degli USA nel mondo, il suo rapporto con i supposti alleati. Tutto qusto per la stupidita' di un uomo solo.

Il papa gli ha regalato l'enciclica, la Merkel e gli altri gli hano ricordato quanto importante fosse restare parte di questi accordi, ma nada.

Addirittura i capi della Shell e della Exxon gli hanno detto che sarebbe stato controproducente uscirne. Rex Tillerson, ex CEO della Exxon e ora segretario di stato, e' della stessa opinione. Pure Ivanka e suo marito Jared Kushner a quanto pare hanno cercato di convincerlo del'utilita' di restare in questi accordi.  Al Gore ha fatto un ultimo tentativo qualche settimana fa.

Ma niente, Trump non ci sente e non ci vede. 

Sebbene limitati, gli accordi di Parigi sono stati il patto piu' ampio mai firmato nella storia per fare almento qualcosa contro i cambiamenti climatici.

Perche' Trump vuolo uscirne? Perche' intanto e' circondato da persone ancora piu stupide di lui che lo consigliano, perche' non ascolta gli scienziati veri, perche' e' presuntuoso, e perche' pensa davvero di stare ancora agli anni settanta!

E' la prima volta che accade tutto questo?

No.

Kyoto fu esattamente la stessa cosa.

Clinton accetto' e firmo' gli accordi nel 1997. Poi arrivo' George Bush presidente che decise che non erano nell'interesse degli USA e .. adios.  Tutto questo non ha fatto altro che far vergognare gli americani, oltre che farci passare per retrogradi, e perdere tempo prezioso con le rinnovabili.

Se c'e' qualcosa di positivo in tutto cio' e' che se veramente Trump esce da questi accordi, ci vorranno anni, per veramente mettere in atto la fuoriuscita ufficiale degli USA.  Pero' manda un segnale agli altri paesi.

In questo momento il principale emettitore di CO2 e' la Cina. Gli USA sono secondi. Se gli USA escono, cosa fara' la Cina? E l'India?  Anche se Cina ed India hanno detto di voler restare parte di Parigi, certo se volessero anche loro ritirarsi con la scusa che gli altri hanno avuto decenni e secoli per industrializzarsi emettendo CO2 e loro no, chi potrebbe dargli torto?

Escono gli USA, perche' Cina ed India dovrebbero restare?

Che vergogna per questa nazione. Davvero. Pensare che Jimmy Carter installo pannelli solari sulla casa bianca 40anni fa.

I pannelli solari e le turbine eoliche sono stati inventati qui, in the USA.

E guarda dova siamo fniti. Assieme alla Siria devastata dalla guerra. 

Monday, May 29, 2017

Carpignano Sesia: in 300 a comprare la terra per non darla in pasto alle trivelle dell'ENI





 Terramiamo, la campagna del Comitato DNT di Carpignano Sesia 
con cui i cittadini si sono comprati il terreno che l'ENI vorrebbe trivellare

Carisio, la concessione dentro la quale dovrebbe sorgere il pozzo di Carpignano Sesia



 
Il governo da il parere positivo nonostante
il 29 Dicembre 2015 la regione Piemonte avesse detto no.

Bella democrazia, no? 





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Sono sempre belle le storie di resistenza collettiva.

Spesso si svolgono nel corso di anni, in paesi piccoli, che l'ENI e le altre ditte del petrolio (o qualsiasi altra multinazionale a dire il vero!) pensano di potere conquistare con un po di chiacchere, qualche atto di supposta generosita', o anche con la prepotenza.

Ma a volte trovano pane per i loro denti.

Come a Carpignano Sesia.

Di questo paesino di 2500 abitanti in provincia di Novara, abbiamo parlato tante volte qui. Ci sono stati tanti alti e bassi, e per chi combatte questi prepotenti petrolieri, ne sono certa, tanti giorni di quasi felicita' alternati a giorni di sconforto.

Ma sono andati avanti, per due, tre, quattro, cinque anni. E non si arrendono.

La storia sembrava finita, ma l'ENI non rinuncia.

E neppure i residenti.

E cosi gli abitanti di Carpignano, riuniti nel Comitato DNT (che sta per Comitato Difesa del Nostro Territorio) in questa ultima puntata, hanno deciso di compare collettivamente il terreno trivellando. Sono in 297. Vogliono mostrare al cane a sei zampe, che sono in tanti a non volerlo qui. E in caso ci dovesse essere esproprio forzato, l'ENI dovra' vedersela con 297 persone, e non con un proprietario solo. 

Il pozzo Carpignano Sesia faceva - anzi fa -- parte del progetto Carisio, voluto dall'ENI in partnership con la Petroceltic d'Irlanda al 47.5% ciascuna e al 5% della microscopica Compagnia Generale Idrocarburi.

La storia inizia nel 2012.  Anche se non si sa neanche con certezza, alcune stime parlano di 280 milioni di barili di petrolio su un territorio di 728 chilometri quadrati. Appena circolata la notizia in tanti hanno speso tempo ed energia, in modo del tutto volontario, per evitare la petrolizzazione dell'area.  Dopo incontri informativi, richieste a provincia, regione e petrolieri di ascoltare il territorio, raccolta firme, manifestazioni, lettere, report tecnici stilati da professionisti, prese di posizione, non siamo ancora arrivati alla parola fine.

In tanti a dire di no, incluse la Regione Piemonte, la Provincia di Novara, la ASL di Novara, e vari 
comuni del circondario:  Carpignano Sesia, Arborio, Barengo, Briona, Fara, Fontaneto D’Agogna, Gattinara, Ghemme, Ghislarengo, Lenta, Lozzolo, Novara, Prato Sesia, Romagnano Sesia, San Nazzaro Sesia, Sillavengo, Sizzano.

Tutti a dire no. 

Ovviamente, in questo no c'e' anche la stragrande maggioranza delle persone che vive a Carpignano.

Nonostante tutto, nel gennaio del 2017 l'ENI ha ricevuto parere positivo dalla Commissione VIA per trivellare a Carpignano. Menomale che dai suoi siti l'ENI dice di volere dialogo con il territorio e di rispettarlo!

Adesso il permesso positivo siede sul tavolo del ministero per l'ambiente, in attesa dell'approvazione finale.

E la storia non finisce qui. A pochi chilometri di distanza c'e' il nuovo progetto "Cascina Alberto” prima della Northern Petroleum e ora passato alla Shell. A quanto pare vogliono invece arrivare ad un consenso con il territorio!

A tutti le mie solite parole: non credete ad una sola parola di quello che i petrolieri vi diranno.

Vogliono solo venire e trivellare. Non gliene importa niente ne di Novara, ne del Piemonte, ne dell'Italia o di nessun'altro. E' solo il vile denaro.


Sunday, May 28, 2017

California rimuove la piattaforma Holly, e' la prima volta in venti anni





Credo di averlo detto e scritto almeno un paio di milioni di volte: in questo stato non si trivella in mare dal 1969, anno in cui ci fu lo scoppio della Platform A al largo di Santa Barbara.

Ma.. e quelle vecchie?

Quelle vecchie sono rimaste, e purtroppo non c’e’ molto da fare: occorre aspettare che il petrolio finisca o che succeda qualche guaio maggiore.

E’ per questo che occorre lottare *prima* che arrivano e non dopo, perche’ dopo e’ troppo tardi, e per quanto una citta’, uno stato, una nazione possa definirsi futuristica e attenta all’ambiente e’ difficile disfare le decisioni del passato.

Il petrolio non fa eccezioni.

E quindi tutte le piattaforme che si vedono al largo di Santa Barbara, amiche e contemporanee della Platform A sono rimaste li da quasi 50 anni.

In Aprile 2017 finalmente, una ditta del Colorado che gestisce la piattaforma Holly, a due miglia dalla citta’ di Santa Barbara, annuncia che Holly e’ morta e che verra’ smantellata.

E’ la prima volta che accade dal 1996, segno di quanta vita hanno dentro di se le trivelle una volta impiantate.

La ditta si chiama Venoco, ha sede a Denver, ed e’ andata in bancarotta.

Holly arrivo’ in mare nel 1966. Ha dunque vissuto esattamente per 51 anni.

La legge di California obbliga la Venoco a rimuovere ogni bullone dal mare, tappare il buco e pagare ogni centesimo.

Adesso restano nel mare di California 26 piattaforme a mare, fra Santa Barbara ed Orange County, a sud di Los Angeles, tutte impiantate verso gli anni sessanta.

La Venoco acquisto’ Holly nel 1997 dalla ExxonMobil. Si trova a circa 70 metri di profondita’ sotto il livello del mare e non produce piu’ dal Maggio 2015, dopo che un oleodotto che portava petrolio dal mare alla terraferma ebbe delle perdite ed inquino’ tutto l’oceano di Santa Barbara.

Finirono in mare circa 600mila litri di petrolio che contaminarono il Refugio State Beach. La spiaggia resto’ chiusa per due mesi, e alla fine fra uccelli, foche e delfini morirono quasi 300 animali.

Il costo del ripristino ambientale fu di 96 milioni di dollari.

Il motivo delle perdite? L’usura, il tempo e la corrosione. Il pozzo era della Venoco, ma l’oleodotto era della Plains All American, con sede ad Houston e che fu condannata su 46 accuse di inquinamento.

L’oleodotto fu chiuso e cosi Holly non sapeva dove portare il suo petrolio. Oggi la Venoco va in bancarotta e cosi addio anche al suo pozzo.

Ci vorranno tre anni per completare le operazioni.

Un tempo uno dei principali produttori di petrolio, la California oggi produce la meta’ del petorlio che produceva nel 1985.

E questo perche man mano che i pozzi vecchi smettavano di essere produttivi, non se ne trivellarono molti nuovi, e certo nessuno in mare.

Non e’ morto nessuno. Anzi, e’ fiorito il turismo, l’high tech e tutte le cose che ci fanno sognare la California.

Nel 1996, fu la Chevron a rimuovere quattro piattaforme fra Santa Barbara e Ventura coast – le piattaforme si chiamavano Hope, Hilda, Heidi and Hazel ed erano a 30 metri di altezza sul livello del mare, pesavano 3 milioni di chilogrammi l’una.

Avevano pompato nel loro complesso 250 milioni di litri di petrolio.

La rimozione non fu facile: furono installati esplosivi ai piedi delle piattaforme per farle collassare, e poi i pezzi furono messi su navi per portarle dai ferrivecchi. Non si sa cosa e quanto sia rimasto sul fondo marino.

Come dire, e’ sempre meglio non metterceli dall’inizio.

Arrivano, se ne vanno 50 anni dopo se tutto va bene, non portano niente di buono, e alla fine restano relitti per l’eternita’. Evviva il sole ed il vento.

Saturday, May 27, 2017

Venezuela: scontri, storia e petrolio
















 Qui vari post sul Venezuela: 








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La situazione del Venezuela e' sempre piu drammatica.

Report parlano di almeno 55 morti, con esplosione di proteste e di assalti ai negozi che diventano sempre piu violenti -  estorsione, rapimenti, botte, bombe molotov.

Mille i feriti, 350 i negozi distrutti nelle scorse settimane.  E la violenza genera altra violenza.

Siamo a quasi due mesi di proteste, e ormai la gente scende in strada a centinaia di migliaia a chiedere elezioni nuove e le dimissioni di Nicholas Maduro, l'attuale presidente.

Un tempo il Venezuela era la nazione piu ricca dell'America Latina.

Nel 2016 la sua economia e' crollata del 10%, peggio della Siria.

Il numero di omicidi e' paragonabile ai morti dell'Iraq durante i tempi piu' bui degli anni post-Saddam Hussein. 

Quella che un tempo era democrazia e' essenzialmente diventato uno stato autoritario. 

Perche siamo arrivati fin qui? Dopotutto questo e' uno dei paesi con le piu' grandi riserve di petrolio al mondo, e dunque potenzialmente ricco. 

In realta' tutto parte dal petrolio.

Nel 1958, dopo dieci anni di dittatura, ci furono le elezioni.

Tre partiti fecero un accordo chiamato Puntofijo. Erano Acción Democrática, il COPEI (che sta per Comité de Organización Política Electoral Independiente, ed era una sorta di partito socialdemocratico) e la Unión Republicana Democrática.

Questo Puntofijo era una garanzia che i partiti firmatari avrebbero rispettato le elezioni, prevenuto l'egemonia di un solo partito, e che avrebbero lavorato assieme per evitare di tornare alla dittatura. Per un po funziono, nel senso che e' grazie al Puntofijo che in Venezuela si transiziono' alla democrazia.

I tre partiti decisero pure di spartirsi equamente parte degli introiti del petrolio per finanziare le proprie attivita' politiche.
Il fatto di essere potenti, e di avere accesso a tutto questo petrol-denaro, fece si che fosse quasi impossibile a chiunque altro di entrare nei palazzi decisionali, se si era fuori dal sistema.

I partiti poi passarono a due -- la Union Republicana Democratica scomparve e restarono solo il COPEI e la Accion Democratica.

La corruzione dilago'.

Una prima crisi economica, negli anni ottanta, creo' un profondo senso di ingiustizia nel paese e la percezione che tutto era contro il cittadino comune. 

Nel 1992 arriva il colpo di stato di Hugo Chavez. Fallisce, ma Chavez incarcerato per il tentato golpe, diventa noto ai piu' come il simbolo del cambiamento, dell'anti-corruzione.

Arrivano varie riforme nel paese per salvare lo status quo (occorre che tutto cambi afffinche' nulla cambi, diceva il Gattopardo, no?), Chavez viene rilasciato di prigione per mostrare magnanimita', il sistema si apre a nuovi partiti, si cerca di mostrare al popolo che tutto va bene.

Ma lo status quo non e' salvabile.

Nel 1998 Chavez si presenta come candidato e vince le elezioni.

Arriva una nuova costituzione, la "pulizia" dei lavori governativi, misure anti-corruzione. Queste azoni lo rendono molto popolare ed amato.

Ma Chavez abolisce anche una delle due camere (il Senato, suona familiare?) per evitare ostacoli alla sua autorita'.

Piano piano Chavez cerca di prendere tutto il potere per se stesso, non necessariamente in cattiva fede: pensava davvero di poter migliorare le cose se tutto era accentrato attorno a lui.

Solo che la democrazia non funziona cosi.

E cosi ci sono di mezzo personalismi e petrolio - una ricetta per il disastro.

Nel 2001 Chavez passa una serie di decreti, contro cui i commercianti e altri politici obiettano. Vengono additati come nemici del popolo.

Nel 2002 arriva un'altra crisi economica. Chavez continua a riempire con gente a lui leale tutti i posti di governo, e sopratutto i suoi uomini fidati vengono appuntati a capo della ditta nazionale di petrolio detta Petróleos de Venezuela, o PDVSA, che ne abbiano le competenze o no.

Perche' tutto questo era non sano? Perche' il PDVSA era prima di ogni altra cosa una ditta di business e non di potere politico. Chavez non amava questo PDVSA perche' additata di fare business con gli USA (ma a chi dovevano venderlo il petrolio?). In piu' le alleanze di Chavez con Cuba e con i ribelli colombiani l'avenano inemicato ai militari.

Le proteste galoppano. Un milione di cittadini scende in piazza a protestare contro Chavez e il suo fagocitare le istituzioni. Sono commercianti, giornalisti, organizzazioni religiose e cittadini medi che pensano che Chavez sta diventando anti-democratico.

Il suo livello di popolarita' passa dall'80% al 30%.

Ci furono alla fine 19 morti.

Chavez viene arrestato dai militari "ribelli" e per due giorni viene messo al suo posto un presidente temporaneo, Pedro Carmona. Ci fu il caos per un po. I militari aboliscono la costituzione, esagerando dal lato opposto. Grazie a un gruppo di militari fedeli a Chavez, e grazie soprattutto alle proteste dei ceti piu' poveri che vedevano in lui il salvatore del paese, e che si aggregano in massa a Caracas a chiedere il suo ritorno, Chavez torno' al potere.

Carmona va in esilio. 

Questi episodi resero Chavez ancora piu' diffidente di tutto cio' che era fuori dal suo controllo: istituzioni indipendenti diventarono ai suoi occhi pericolose. Non dipendendo direttamente da lui, avrebbero potuto tradirlo da un momento all'altro. Capi pure quanto importante fosse il supporto popolare e delle masse piu umili che vedevano in lui una sorta di idolo, adorandolo senza porsi domande;  e capi' quanto importante fosse il petrolio, la fonte del denaro necessario per orchestrare tutto quello che avrebbe desiderato. 

La liberta' di stampa crollo'. I sindacati vennero messi a tacere. Le corti vennero riallineate: vennero appuntati giudici leali a Chavez stesso a tutti i livelli del sistema giudiziario, incluso quelli della Corte Suprema.

E quindi tutto si polarizzo': o con Chavez o contro Chavez.

Solo che Chavez controllava i petro-dollari.

Nel Dicembre del 2002 arriva un altro sciopero presso la ditta petrolifera PDVSA. Adesso gli diventano ancora piu antipatici perche' chiedono che Chavez tenga un referendum sul suo ruolo di presidente, cheidendo le sue dimissioni ed anche nuove elezioni.

Lo sciopero duro' fino al Febbraio del 2003.

La produzione di petrolio cala da 3 milioni di barili al giorno fino a soli 25mila.

Tutto si ferma.
 
Ma Chavez tenne il polso: lo sciopero finisce con il licenziamento di 18mila operai specializzati. Vengono rimpiazzati con 100mila fedeli.

I vari professionisti, licenziati in un epoca di vacche grasse per il petrolio a livello mondiale, cercano opportunita' altrove e lasciano il paese e il petrolio in mano a non-professionisti, a yes-men di Chavez che di business petrolifero sanno ben poco.

Oltre che essere cinque volte tanto quelli di prima!

Ma sono ancora vacche grasse e Chavez inizia ad usare il petrol-denaro per operazioni sempre piu' politiche, per pagare lo stipendio ai suoi fedeli, e per elargire sussidi sul cibo.

Vengono creati i "collectivos" una sorta di banda para-poliziesca agli ordini di Chavez, pagati con fondi statali. Il loro ruolo era di evitare proteste.  Ci furono anche degli scontri fra questi collectivos e la polizia, che erano in competizione con il potere ufficiale.  Il governo chiude un occhio e pure due sulla violenza di questi collectivos, che diventano anche l'occasione per alcuni opportunisti di infiltrarsi e di compiere atti di estorsione, criminalita', omicidi.

Nel 2006 tutte le operazioni petrolifere vengono nazionalizzate, e le 16 ditte ancora indipendenti nel paese diventano di proprieta' del governo. Exxon, Chevron, ConocoPhillips, Total e Repsol devono aderire al modello: il governo di Venezuela deve diventare il primo azionista delle loro operazioni. 

Si inizia a nazionalizzare un po tutto, incluse le aziende agricole, Ma come per il petrolio, chi gestisce non e' professionista, quanto yes-men, e le aziende falliscono una dopo l'altra per cattiva gestione.

Aumenta la percentuale di cibo importato.

Nel 2006 il Venezuela era un esportatore di riso. Nel giro di pochi anni il paese importa la meta' del fabbisogno di riso.

Ma siamo ancora in tempi di vacche grasse ed il paese puo' permetterselo.

Intanto la corruzione torna piu forte di prima: fondi pensione petroliferi finiscono nelle tasche di emissari del governo, la produzione di greggio continua a calare, aumentano incidenti ad operai e all'ambiente. 

Nel 2012 esplode una raffineria. Muoiono in 40. Ci sono 1.7 miliardi di dollari di danni. Viene fuori che c'era stata corruzione anche nei budget per la manutenzione delle raffinerie.

Aumentano i debiti con l'estero.

Il collasso e' sempre piu vicino.

Finiscono i soldi.

Chavez muore nel 2013.

Il prezzo del petrolio crolla nel 2014.

Il Venezuela si ritrova in una situazione paradossale. Un petrol-stato, con petrol-corruzione e petrol-economia senza petrol-dollari.

Che fare?

Arriva Nicolás Maduro.

Decide di farsi piu amico dei militari, e da loro controllo sul mercato di medinali, di cibo e delle miniere. Con il crollo dei prezzi dei petrolio si decide di stampare sempre piu' moneta, sperando di poter piu' facilmente ripagare i debiti.

Ma arriva l'iperinflazione, il crollo del valore del bolivares e l'aumento del costo della merce importata. Arrivano anche razionamenti, prezzi stabiliti dal governo, e sussidi per la merce che c'era.

E siccome la disponibilita' fluttua, arrivano pure file interminabili, la proliferazione di vendita di merce al mercato nero, o nei paesi confinanti. C'e' molta speculazioni: il bolivares non vale quasi piu' niente e vendere merci, benzina o qualsiasi cosa in Colombia e' molto lucrativo. 

L'economia e' finita.

I collectivos prendono il sopravvento in alcune aree di Caracas e della nazione.

Arriva la violenza.

Maduro non ha ne il carisma ne i soldi di Chávez ed e' per questo che la situazione peggiora ogni giorno un po di piu'.

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In Venezuela si vive cosi: 

La discoccupazione cavalca.

La gente passa la maggior parte del proprio tempo in fila a cercare di comprare quello che puo'.

I negozi sono sempre piu' vuoti.

Il cibo e' razionato con speciali carte identificative e lettura di impronte digitali al supermercato.

Fra le cose piu difficili da comprare olio da cucina, farina, latte, sapone.

Si va in giro con sacchi di denaro a causa dell'inflazione galoppante, spesso alla ricerca di cibo sul mercato nero.

L'inflazione per il 2016 e' stata del 720%.

Nel 2015  "solo" del 275%.

Il valore del dollaro americano sul mercato nero e' 150 volte in piu' quello del prezzo ufficiale, circa 1000 bolivares. Un anno fa era a 200 bolivares.

La carta igienica e' un bene di lusso.

I pezzi di ricambio delle macchine sono impossibili da trovare.

Gli antibiotici sono una rarita'.

L'elettricita' va e viene.

La gente ha perso in media otto chilogrammi di peso a testa, per la scarsita' di cibo.

Mc Donald's non ha piu' patate da friggere.

L'acqua e' poca e costosa. Si cerca di raccoglierla come si puo', anche dalla pioggia o dai ruscelli mezzi secchi.

I campi da zucchero marciscono, le fabbriche chuidono, in ospedale c'e' carenza di siringhe e di medicine.

Le liste di attesa sono lunghissime.

Il porto principale del paese, Puerto Cabello, e' deserto. Un tempo erano qui ancorate dozzine di navi con merce in arrivo ed in partenza. Oggi ce ne sono quattro.

Il governo ha da poco annunciato l'emergenza economica.

Il tasso di poverta' e' salito al 76%.

E cosa puo' succedere in una nazione quando c'e' gente che trascorre tutta la propria giornata fuori dai supermercati ad aspettare di poter portare a casa beni di prima necessita'? 


Una delle industrie piu' redditizie e' quella dei rapimenti.

Un'altra industria fiorente e' quella del contrabbando di benzina. Soldati, insegnanti, ingegneri, dottori dentisti, contadini: fanno il pieno di taniche e le portano in Colombia, Brasile, Guyana, dove rendono molto di piu'.

Si calcola che il contrabbando di benzina valga 2 miliardi di dollari l'anno.

Il governo raccomanda alla gente di coltivarsi il cibo da soli. Ma non e' che si sfama un paese di 30 milioni di persone con gli orti urbani da un giorno all'altro.

Il Venezuela non ha piu' rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, non ha garanzie sufficenti da trovare prestiti da privati e non ha piu' riserve da nessuna parte.

Il suo debito con la Cina, l'ultimo paese a prestarle denaro, e' di $50 miliardi.

Anche i cinesi premono per la restituzione del prestito.

Standards and Poor valuta il debito del Venezuela "junk".

Questo scenario apocalittico e' stato il costo che il Venezuela ha pagato a causa del crollo dei prezzi di petrolio, visto che tutta la sua economia, o quasi, e' una petrol-economia.

Crollato il prezzo di greggio, e' crollato tutto il resto. Il 95% delle esportazioni del paese e' rappresentato da petrolio e affini. Gli idrocarburi forniscono al Venezuela il 40% dei suoi introiti.

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Di chi e' la colpa? Di Hugo Chavez? Di Maduro?

O e' colpa della dipendenza assoluta del paese dal petrolio che non ha saputo sviluppare nessun tipo di vera economia sana e sostenibile?

Non si sa come andra' a finire.