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Tuesday, September 19, 2017

Salamina, Grecia: petrolio in spiaggia da petroliera non certificata


















La petroliera Agia Zoni II e' affondata nei mari greci attorno al golfo di Saronico il giorno 10 Settembre.  Era ancorata in acque calme, con un carico di 2,200 tonnellate di petrolio e 370 di gas: sono tutte finite in mare.

Il petrolio si e' diffuso verso la vicina isola di Salamina, attorno ad Atene, portando disturbi a delfini, tartarughe, foche, uccelli e pesci.  Una dozzina di chilometri di spiaggia si e' annerita.

Non si sa cosa sia successo ne perche'.

La Agia Zoni aveva 45 anni.

La supervisione era pressoche' inesistente. Era troppo vecchia, e non c'erano state ispezioni appropriate.

Il governo di Norvegia aveva gia' certificato almeno dieci irregolarita' nel 2008, dieci anni fa!
Dopo quella ispezione, la petroliera fu tolta dal registro norvegese e inserita in quella greca, meno rigoroso nei controlli e un po dove ciascuno fa come meglio crede.

La Grecia, spezzata dalla crisi, non ha le risorse o il personale per condurre ispezioni sul serio.

Ma la Agia Zoni non era nemmeno riuscita ad accontentare i greci: il certificato di compatibilita' marina era scaduto in Luglio e non era mai stato rinnovato. Anzi, la nave aveve ricevuto una estensione per recuperare questi certificati ma fino al giorno delle perdite non aveva fatto niente.

Ma una cosa il governo greco aveva appurato: la nave, secondo il sindacato dei lavoratori marittimi PEMEN, era "estremamente pericolosa per la navigazione". La stanza con i controlli non era in buone condizioni e c' erano state varie riattoppature di buchi. E' stato da qui che l'acqua e' penetrata all'interno della nave.

Ad ogni modo, la risposta del governo greco e' stata lenta e ci sono state anche critiche a verso il primo ministro Alexis Tsipras, che alla fine ha ordinato di eseguire analisi approfondite dei certificati e di iniziare le operazioni di pulizia. Il capitano e' stato accusato di negligenza.

Intanto, venti chilometri di costa sono chiusi alla navigazione dal porto del Pireo fino a Glyfada a sud di Atene, e sull'isola di Salamina.

Alcune attivita' commerciali sono state chiuse. La zona contiene molte raffinerie, impianti di smaltimento rifiuti, ed e' inquinata anche in condizioni normali.

Ci vorranno almeno 4 mesi per pulire tutto.

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E' questo il destino, mutatis mutandis, di tutte le zone dove arriva il petrolio, da Galveston a Gela, dalla Basilicata al Bakken Shale.

Non e' meglio il sole, il vento e la rottamazione di petroliere sgangherate? 
 

Friday, September 15, 2017

La Aleanna Resources a trivellare fra le risaie di Pavia, il pozzo si chiama "Bella 1"










 La Aleanna Resources chiede di trivellare in area di:

"intensa attività agricola"
"area di inondazione per piena catastrofica"
"unita' paesaggistica delle fasce fluviali"

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I nomi di coloro che lavorano su questo scellerato progetto  sono: 

Martina Gadoni, project specialist
Mattia Bergamini, project specialist
Antonino Cuzzola, senior hydrogeologist,
Vincenzo Nappa, senior project specialist

A loro posso solo dire una parola: vergognatevi.

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Ma... che li abbiamo firmati a fare gli accordi di Parigi?

Ci sono trivelle e altre trivelle in tutta Italia, da nord a sud, come cavallette!

Questa volta e' toccato a Costa de' Nobili a venti chilometri da Pavia. E il lupus in fabula e' la Aleanna Resources, un'altra micro ditta americana che vuole venire a bucare l'Italia.

Il pozzo esplorativo si chiama Bella 1, e la concessione di 322 chilometri quadrati e' per la maggior parte in Lombardia anche se una piccola frazione cade in Emilia Romagna. Le province interessate sono Pavia, Milano, Lodi e Piacenza.

Il fiume Po e' a meno di 4 chilometri. 

Iniziamo a leggere quest'altro affronto alla nostra nazione.

Gli amici di cui sopra ci spiegano che il territorio e' pianeggiante e *interamente adibito a coltivazione agricola*. Distruggeremo cioe' le campagne di Pavia per farci trivellare la Aleanna Resources del Delaware, USA.

Quello che vorranno fare qui i nostri amici americani e' creare una "piazzola di perforazione" con "relativi impianti ed accessi", perforazione del pozzo con l'immissione di fanghi di perforazione, e poi, una volta finito "ripristino" dell'ambiente.

La durata della perforazione del pozzo e' stimata in circa 15 giorni. Se trovano idrocarburi, resteranno in loco per altri dieci giorni se no, se ne andranno.  Il loro target principale e' il gas metano.

Ora, per chi legge queste cose per la prima volta: tutto questo e' fuorviante ed e' la politica del carciofo. Una foglia alla volta, finche' non si arriva al cuore di cio' che si vuole. O anche divide et impera. Cioe' qui dicono che al massimo-massimo staranno a Costa de' Nobili per 25 giorni,  in realta' ci si sta preparando la strada per attivita' estrattiva permanente che durera' per anni e anni, se le cose vanno come la Aleanna Resources vorrebbe.

Quindi, il tempo per opporsi e' adesso, in modo preventivo e per evitare decenni di fanghi e di trivelle. A loro non interessa stare sul terreno 25 giorni, quanto 25 anni.

Continuiamo a leggere.

Nell'area ci sono risaie, pioppeti, coltivazione di legumi e di "piante industriali" (ipse dixit!) e ci sono coltivazioni di cereali e di foraggi, con allevamenti di mucche.

La stessa Aleanna parla di forte sviluppo di un’agricoltura intensiva legata alla coltivazione di cereali e di foraggi che hanno comportato un intenso incremento dell'allevamento bovino da latte e da carne. 

Come il loro pozzo possa integrarsi con tutto il circondario e' un mistero che solo loro posso sognare dal Delaware, e infatti nel rapporto di valutazione ambientale non dicono neanche una parola sul loro pozzo in questo contesto.

Chi mai vorrebbe legumi o riso con un po di idrocarburi dentro?

E quindi stanno zitti.

L'area, teniamoci forte, e' classificata come area "di inondazione per piena catastrofica", in fascia C cioe' la piu' pericolosa. La parola "catastrofica" parla chiaro, no?  Ci possono essere "inondazioni e eventi di piena più gravosi di quella di riferimento".

Mmh. E se mai dovesse arrivare la "piena catastrofica" , come resistera' il pozzo della Aleanna? E non quello temporaneo, quanto quello permanente? E tutta l'infrastruttura che questi si porteranno appresso? E' sicuro mettere pozzi ed oleodotti e fanghi in un territorio a rischio allagamento?

Aggiungono che un "ulteriore elemento simbolo dell’intensa attività agricola è la presenza di una vasta rete irrigua", e che il pozzo "ricade pienamente nell’unità paesaggistica delle fasce fluviali".

E' qui previsto che vengano innanzitutto preservati "i caratteri di naturalità dei corsi d’acqua,
i meandri dei piani golenali, gli argini e i terrazzi di scorrimento".


Mmh. Abbiamo tutti visto cosa e' successo in Basilicata con il Pertusillo, lago petrolizzato, da cui ogni tanto arrivano scie e concentrazioni fuori controllo di idrocarburi. Pensiamo veramente che con le trivelle "la naturalita'" dei corsi d'acqua sara' preservata?

Con un po di idrocarburi dentro?

Oltre a una fitta rete di torrenti e fiumi, c'e' qui anche zona boschiva a 500 metri dal pozzo e ben due aree protette, una "important bird area" e una zona a protezione speciale, riconosciuta dall'UE. Sono:

1. il Fiume Po dal Ticino a Isola Boscone - IBA199 (area di importanza internazionale per l’avifauna – Important Bird Areas) a 3.8 chilometri dal pozzo

e

2. il Po da Albaredo Arnaboldi ad Arena Po - ZPS IT2080701A (zona di protezione speciale) che secondo la stessa Aleanna "presenta le condizioni per ospitare una fauna ricca e diversificata".

Un po piu lontano, a circa sei chilometri, c'e' il Parco della Collina di San Colombano; a sette chilometri il sito di importanza comunitario Fiume Po da Rio Boriacco a Bosco Ospizio, e a otto chilometri un altra zona di protezione speciale, il Po di Pieve Porto Morone.

Come pensano che boschi, uccelli, fiumi e fauna ricca e diversificata non verranno intaccati? Il pozzo non nasce nel nulla, ci saranno camion (parlano loro stessi di 30 autoarticolati!, escavatori, rulli e rullatrici), esalazioni, oleodotti, infrastruttura. E ne l'aria ne gli animali conoscono confini.

E' inevitabile che l'ecosistema ne risentira'.

Tirano fuori pure tutte le regolamentazioni nazionali e locali, i piani di indirizzo forestale, di governo del territorio, le direttive della provincia.

Indovinate?

E' tuttapposto!

Il pozzo Bella 1 non interferira' con niente, e' in linea con tutto e nulla verra' modificato.
Dei pozzi invisibili!

Ora, siccome il governo impone di studiare "l'alternativa zero" cioe' cosa succede se non si trivella Bella 1, quelli della Aleanna vengono fuori con una serie di astrusi ragionamenti che solo i petrolieri possono tirare fuori.

Dicono infatti che, secondo il governo, ci deve essere priorita' per lo sviluppo di energie rinnovabili, efficenza e sicurezza energetica, decarbonizzazione entro il 2030, e progressi nella tecnologia, ricerca e innovazione.

Ah si? E cosa c'entrano allora le trivelle con queste nobili prorita' del nostro governo? Trivelle con tecnologia da anni sessanta, ubercarbonizzazione, zero sicurezza con pericoli di scoppio e di inquinamento?

C'entrano, perche' secondo la Aleanna senza il loro pozzo saremo penalizzati in quanto limiteremo la  "la possibile crescita della produzione interna" e non contribuiremo "ne' alla riduzione del deficit ne' al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia Energetica Nazionale."

Ovviamente faranno tutto questo nel rispetto dei "piu' elevati standard ambientali e di sicurezza internazionali", con investimenti, lavoro, gioia e felicita' per tutti.

Ha ha ha.

Bella 1, secondo loro,  "potrebbe aiutare a sostenere l’attuale situazione di criticità del mercato italiano del gas" che e' in crisi grazie alla "riduzione della produzione nazionale dovuta alla diminuzione delle riserve nazionali e crescente dipendenza di forniture dall’estero".

Il loro pozzo dunque portera' a vantaggi socio-economici.

Ha ha ha.

Come in Basilicata, dove l'emigrazione e' alle stelle e le statistiche dicono che la poverta' c'era 20 anni fa e c'e' tuttora, gas o non gas, petrolio o non petrolio. 

E' una canzone che abbiamo gia' sentito e che e' sempre, sempre, stata solo il canto delle sirene di Ulisse. 

Scusate, ma avete idea di quanto potremmo fare in termini di crescita della produzione interna di energia con le rinnovabili? Quanto lavoro potremmo dare ai nostri imprenditori *locali* con sole e vento invece che darli a una microditta del Delaware? Quanti soldi risparmieremmo evitando inquianmento ed emissioni?

E poi, lo sapete meglio di tutti che la produzione e l'uso di gas e' in calo a causa del fatto che sebbene sofficate da governi ciechi e stupidi, le rinnovabili hanno messo piede in Italia e hanno portato via richiesta di gas. E poi c'e' la crisi che in dieci anni ha contribuito al calo dei consumi, fra cui quello di gas. E ancora, il prezzo e' cosi basso, e i giacimenti cosi scadenti, che spesso non e' competitivo trivellare le micro-riserve italiane.

Suvvia, cara Aleanna, lo sapete bene che la vostra e' solo *speculazione* e che lo scopo ultimo e' di portare soldi ai vostri investitori, costi quel che costi. Il resto e' solo blabla per abbindolare i politicanti italiani.

Mmh. Continuo a leggere e mi chiedo quando mai arriveranno alla descrizione dei fluidi di perforazione.  Parlano di tutto, altezza, velocita', potenza delle trivelle di ultimissima generazione che saranno pure insonorizzati, trenta "autoarticolati".  Dicono pure quanto sara' il consumo di combustibile dei loro mezzi, ma di fluidi che verranno pompati nella pancia della terra di Pavia, non c'e' traccia.

Cosa c'e' dentro questi fluidi? Quanto ne verra' pompato? Che influenze ha questa monnezza su campi e persone? Chi li smaltira? Dove finiranno? Non si sa.

Dicono solo che l'acqua usata per preparare tali fluidi sara' prelevata altrove (non si sa dove) e che tutto sara' impermeabilizzato.

Questa era forse la parte piu' importante, sapere cosa pomperanno sotto i nostri piedi.

Ma non ce lo dicono.

Perche'?

Perche' qui non possono arrampicarsi sugli specchi. Come potranno mai dire che ci servono miscele tossiche, a volte cancerogene e radioattive, nel nostro sottosuolo?  Come possono dirci i volumi coivolti e pensare che la gente non voglia questa robaccia nelle proprie risaie?  Come possono pensare che si possa accettare il passaggio di camion avanti e indietro con materiale tossico dentro?

E quindi non dicono niente.

Anzi, dicono che per mitigare tutto... laveranno le ruote dei loro camion. Non scherzo!

E infine, ci sono, su 46 pagine, dieci righe piu o meno su cosa accadra' in caso “situazioni emergenziali” di possibile "fuoriuscita di fluidi". Niente paura, ci sono "speciali apparecchiature meccaniche di sicurezza montate sulla testa pozzo  che lo chiuderanno, sempre.

E cosi sara'. Tutto ha impatti lievi, trascurabili e nulli.

In Italia va bene pure trivellare fra i campi di riso, vicino a boschi e zone di protezione per gli uccelli,  in zone di rischio allagamento catastrofico.

Tuttapposto. 




























Tuesday, September 12, 2017

Puglia: ispezioni sismiche Northern Petroleum a 14 miglia davanti ad Ostuni e Monopoli per Marzo 2018


Le concessioni FR 39 DP e FR 40 NP della Northern Petroleum 
da cui sono state ricavate due zone per eseguire airgun in Adriatico

I nuovi ritagli sono proprio al confine con la zona di interdizione delle 12 miglia

Qui la panoramica dei mari di Puglia e di Basilicata e di Calabria 
coperti da concessioni petrolifere


Il cronoprogramma prevede che l'airgun Northern Petroleum arrivera' a Marzo 2018.
Sono le scatoline in giallo. 






La concessione FR 39 NP e' stata accordata nel 2007 e valeva fino al 2013.
La previsione era di farci airgun in 2D con possibile integrazione in 3D.

Per l'airgun in 2D e' stata esclusa la procedura dalla Valutazione di Impatto Ambientale

Quelli della Northern Petroleum hano eseguito airgun in 2D nel 2011



Sempre nel 2011 hanno chiesto di eseguire airgun in 3D 
sempre senza presentare la VIA
ma il ministero gli ha detto di no.

La VIA e' necessaria.


E allora la Northern Petroleum ha presentato la VIA.

Siccome la concessione scadeva nel 2013 l'hanno sospesa ogni anno
 finche non sono riusciti ad ottenere il permesso di fare airgun.



Si chiama "sospensione decorso temporale". 
E con cio' la Northern Petroleum e' riuscita ad allungare il brodo 
(e l'airgun!) almeno fino al 6 Marzo 2019.







E finalmente il permesso di fare "crociere sismiche" nelle concessioni
FR 39 NP e FR 40 NP e' arrivato nel 2015,
dal nostro beneamato Ministero dell'Ambiente

Prevedono di fare l'airgun nel 2018.  


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COME SEMPRE, CARI GIORNALISTI DI PUGLIA,
SE USATE, CITATE


Cabot Energy Plc is an oil and gas exploration and production company 
quoted on the AIM Market of the London Stock Exchange. 
The Company is focused on production led growth which will 
deliver cash flow and demonstrable value for shareholders


La Northern Petroleum e' una ditta inglese con sede a Londra ed e' quotata presso la AIM, la Alternative Index Market, cioe' la borsa delle ditte minori, quelle piu' rischiose.

Il giorno 27 Luglio 2017 ha cambiato il suo nome in Cabot Energy. Ma non ha importanza il nome che si e' scelta, il fatto e' che questa micro-ditta ha preso di mira i mari della Puglia per fare airgun e trivelle e per portare "flusso di cash" e valore dimostrato ai suoi investitori.

Insomma, speculatori.

Assieme agli americani della Global Med, agli australiani della Global Petroleum Limited, ai norvegesi della Spectrum, agli italiani dell'ENI, abbiamo allora anche gli inglesi della Northern Petroleum a venire a sparare nei mari di Puglia alla ricerca di giacimenti di petrolio.

Fra le concessioni in loro possesso la FR 39 NP e la FR 40 NP, davanti alle coste di Monopoli e di Ostuni, Brindisi, Carovigno.

Queste concessioni sono state ridisegnate per eseguire airgun: dalle due concessioni contigue hanno ricavato due "zone" che in totale occupano un area di 860 chilometri quadrati.

In questi giorni annunciano al Ministero dell'Ambiente di avere preparato il loro "cronoprogramma" e che sono pronti per iniziare le operazioni di airgun nel Marzo del 2018.

Le operazioni di airgun sono di presa dati in tre-dimensioni, e sono le piu' impattanti perche' --ovviamente -- per avere una visuale tre-dimensionale del sottosuolo e dei suoi possibili giacimenti petroliferi, occorre prendere molti piu dati che in due-dimensioni.

E quindi, molti piu' spari. 

Che cos'e' il "cronoprogramma"?

Essenzialmente la lista di date e di attivita' collegate all'airgun che deve essere comunicata alle autorita' locali in modo che possano essere informate di quello che accade in mare.

Questo e' importante perche', come dice il ministero, occorre essere certi che non ci siano attivita' di interferenza con altre ditte petrolifere che fanno lo stesso lavoro.

Come detto, sono diverse le ditte che vogliono fare airgun al largo della Puglia e occorre che ci si metta in ordine e che non siano li a sparare tutti assieme.  Cioe', tutti a sparare si, ma almeno uno alla volta!

Dal rapporto-cronoprogramma della Northern Petroleum apprendiamo cosi che l'ultima campagna di presa dati airgun in Adriatico e' stata eseguita nel 2011, dalla Northern Petroleum stessa, per dati in due-dimensioni. Si vede che non gli piacevano le immagini e che ora vogliono tornare a fare presa dati in tre-dimensioni!

Si apprende pure che, sebbene non possano accertarlo con certezza al 100%, le operazioni di airgun saranno eseguite fra il 12 Marzo 2018 e il 15 Aprile 2018.

E' sempre difficile ripercorrere tutto l'iter di queste concessioni, ma al meglio delle mie capacita' giornalistiche, sono riuscita ad appurare quanto segue:

1. Le concessioni FR 39 NP e FR 40 DP vennero accordate nel 2007; la Northern Petroleum avrebbe potuto fare operazioni di airgun anche senza presentare una Valutazione di Impatto Ambientale. La concessione scadeva nel 2013.

2. L'airgun in 2D venne eseguito nel 2011.

3. Sempre nel 2011 la Northern Petroleum chiede di andare in 3D, e vogliono andarci senza presentare la Valutazione di Impatto Ambientale.

4. Il ministero gli dice di no, e danno parere negativo alla "richiesta di esculsione" dalla VIA.

5 La Northern Petroleum presenta allora la VIA, che gli viene approvata nel 2012. Sarebbe stata un area di circa 1200 chilometri quadrati.  Successivamente la richiesta viene modificata, e l'area trivellanda ristretta, in parte per essere conformi al nuovo limite delle 12 miglia di interdizione dalla costa. L'approvazione finale dell'airgun in 3D arriva nel 2015. Notare dalle cartine in alto le modifiche ai perimetri.

6. La regione Puglia e molti cittadini dicono no, ma il ministero approva lo stesso. 

7. Come parte dell'approvazione una serie di "prescrizioni", le solite sciocchezze all'italiana per sembrare piu' attenti all'ambiente ma che sono solo delle facciate cosmetiche. Fra queste prescrizioni, l'obbligo di presentare il cronoprogramma prima dell'inizio degli spari.

8. In tutti questi anni hanno chiesto di rimandare la scadenza della fine del permesso. Il ministero glielo ha accordato. E cosi invece che la scadenza nel 2013, il permesso vale fino al 2019, con possibili proroghe ulteriori. In tutti questi anni non hanno mai pagato i canoni allo stato italiano.

9. Nell'area ci sono gia' dei pozzi non operativi, Rovesti 1 (trivellato nel 1978 dall'Agip e sterile),  Medusa 1 (trivellata nel 1996 da un altra microditta, la Enterprise Oil Exploration e sterile) e Giove 1-2 (anche questi della Enterprise Oil Exploration trivellati nel 1998 e sterili).

10. Nel Marzo del 2018 saranno pronti per la presa dati in 3D.

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Ora perche' tutto questo e' scandaloso, almeno secondo me.

L'airgun durera' circa un mese. Gli spari di aria compressa ad intensita' elevatissima saranno dannosi per la vita marina, in modi che neanche comprendiamo, e in quella zona ci sono delfini e capidogli. Ma il problema e' piu' grande dell'airgun in se.

Dopo l'airgun viene il pozzo esplorativo. E dopo il pozzo esplorativo quello permanente. E dopo ancora infrastruttura a terra e a mare, impianti di raffinazione, oleodotti, trasporti, pericolo riversamenti ed incidenti. Il mare pulito di Monopoli che diventa il mare industriale di Gela.

E' un processo lento magari, ma inarrestabile se nessuno fa niente e se non ci si oppone *adesso*. Dopo e' troppo tardi.  Gela non e' arrivata in un giorno, ma alla fine e' arrivata.

Ma sopratutto la cosa scandalosa e' la mancanza di democrazia, di informazione, di partecipazione della gente. Se e quando hanno presentato osservazioni, popolo e regione Puglia, non sono stati ascoltati. E quando arrivano i "cronoprogrammi" e le "crociere sismiche" nessuno ne sa niente.

Come nessuno sa niente di chi siano questi qui della Northern Petroleum o della Global Med o della Global Petroleum Limited o della Spectrum venuti chissa da dove.

Sappiamo solo che dovranno mettersi in fila per fare airgun in Puglia.

Non va assolutamente bene.













  








Cina: niente piu' macchine a benzina, il futuro e' l'auto elettrica














Non hanno fissato ancora una data, ma la Cina ha appena annunciato che nel futuro prossimo verra' *vietata* la vendita di automobili alimentate da combustibili fossili. 

L'hanno gia' annunciato UK e Francia, Norvegia e Svezia, e pure l'India, ma questa mossa eseguita in Cina, ovviamente, non potra' che avere ripercussioni a livello mondiale, considerato che e' uno dei principali mercati del mondo e con la capacita' nascente ma certa di poter costruire automobili elettriche in massa. 

L'annuncio arriva dal vice ministro dell'industria e della tecnologia informatica, Xin Guobin, che dice che non ci sono date, a differenza di UK e Francia che hanno fissato il termine del 2040, ma che l'obiettivo e' certo e che le date verranno stabilite nei tempi dovuti. 

Quello che era stato fisssato in precedenza e che si vuole migliorare e' di produrre almeno il 20% di auto elettriche o ibride entro il 2025.

Sara' una trasformazione enorme, per la Cina, e per noi tutti, che la FIAT lo voglia o no.

Perche' fanno questo i cinesi? 

Certo, perche' soffocano d'inquinamento, lo smog e' alle stelle, le malattie respiratorie pure, e la pressione popolare di migliorare le cose aumenta, in parallelo alla prosperita' dei cinesi.  E' una decisione che si pone sulla scia di eliminare il carbone come fonte energetica dal paese entro il 2030.

Ma ci sono altri motivi, piu' economici e di immagine.

Intanto dopo il fiasco di Trump (e degli USA!) sugli accordi di Parigi, la Cina vede in se stessa un  leader nella lotta ai cambiamenti climatici e questa decisione non potra' fare altro che sigillare ancora di piu' il suo ruolo o la sua aspirazione di diventare paese-guida ora che gli USA non ci sono piu'.  E infatti il presidente Xi Jinping e' uno dei piu' ferventi sostenitori degli accordi sui cambiamenti climatici.

E poi... Poi c'e' un enorme mercato da conquistare con le auto elettriche e i cinesi vogliono che siano i loro produttori di veicoli a prendersi questo mercato, e non Elon Musk con la sua Tesla o gli europei. Con l'obbligo dell'auto elettrica i produttori cinesi inizieranno ad essere piu' competitivi e a sviluppare progetti elettrici per il paese in modo piu' urgente e sostenuto, cosi' da avere un elettrico made-in-China prima che arrivino gli altri a prendersi il mercato interno. 

E chissa' magari anche a favorire le esportazioni di automobili cinesi a basso prezzo.  

Insomma, vogliono riprodurre il successo di Tesla in Cina.

Ma il governo cinese e' furbo.

Tutte le case automobilistiche straniere che intendono vendere in Cina devono entrare in consorzi 50-50 con ditte cinesi e fare e vendere i loro veicoli e camion in Cina. A causa delle alte tariffe sulle importazioni, e' difficile per le ditte straniere importare veicoli dai loro paesi d'origine, perche' non e' conveniente.

Dunque, chiunque vuole entrare nel mercato cinese deve farlo con queste joint ventures.

Non ci sono scorciatoie.

I cinesi possono fare questo perche' il mercato e' enorme, con 28 milioni di auto vendute nel 2016, un +14% rispetto al 2015. Basti solo dire che negli USA le vendite sono a 17.5 milioni di automobili, a tasso costante rispetto al 2015.

Quindi, per fare business in Cina, devi metterti in una joint venture con i cinesi. Il governo cinese, per ora, paga le royalties su eventuale proprieta' intellettuale che gli stranieri usano in queste joint ventures, ma intanto hanno preso ed applicato al loro paese il sapere sviluppato altrove.

Ma anche questo cambiera', perche il governo cinese prevede di eliminare la clausola sul pagamento delle royalties. E cosi, le ditte straniere non potranno far altro che prendere eventuali profitti sulle auto vendute, senza poter proteggere la proprieta' intellettuale.

Tutto questo non e' molto bello: ci vogliono anni ed investimenti per sviluppare tecnologie nuove e la Cina semplicemente usa i suoi numeri per prendersi i risultati del lavoro di altre ditte.

Si prevede che l'amministrazione Trump non la prendera' troppo bene, ma tutti sono in una cattiva posizione, europei ed americani.

Per non perdere quote di mercato in Cina, europei ed americani dovranno in un certo senso regalare anni dei loro studi e perfezionamenti sulle auto elettriche ai concorrenti cinesi.

La Cina non e' certo nota per la qualita' delle sue macchine. Ma l'idea e' che invece di cercare di superare l'occidente con i tradizionali motori a scoppio, lo faranno con l'elettrico. Per esempio, la Cina non ha mai dominato il mercato delle lampadine tradizionali, ma e' diventata il leader mondiale delle lampadine a LED una volta che il mercato ha preso questa direzione.

L'idea e' di fare lo stesso con le auto elettriche. Superare l'occidente non con il motore a scoppio ma con l'auto elettrica.

Ma cosa produce per adesso la Cina? Molte delle macchine elettriche di piccolo taglio non sono di alta qualita', ma alcuni modelli sono gia' alla pari con quelli europei, in particolare le ditte BYD e  Geely che ha comprato la Volvo nel 2010.

E gli altri?

Beh, gli altri hanno preso la sfida: Mercedes, Jaguar, Volkswagen hanno gia' annunciato che molti dei loro modelli saranno offerti sul mercato in versione elettrica fra il 2020 e il 2030.

Cina o non Cina, mi sa che in un certo senso ci vinciamo un po' tutti con questa corsa verso l'auto elettrica.

Monday, September 11, 2017

Amazzonia: cercatori d'oro uccidono dieci indigeni di tribu non contattate











 Michel Temer, presidente del Brasile ed il responsabile di tutto questo


Ho scoperto di avere un debole per l'Amazzonia, credo perche' e'  l'unico angolo della terra non distrutto ancora (del tutto!) dall'uomo. E questa storia sebbene non parli di petrolio, e' una storia che parla dell'ingordigia umana e di quanto non siamo capaci di proteggere ne la natura ne la vita che cela. 

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Erano in dieci ed erano membri di una tribu' non contattata dall'uomo occidentale della foresta Amazzonica.

Stavano raccogliendo uova lungo il fiume al confine fra Colombia e Brasile, nella cosiddetta Javari Valley.

Sfortuna ha voluto che hanno incontrato l'uomo "occidentale" che cercava oro.

Sono stati massacrati senza pieta'.

L'agenzia brasiliana che si occupa di affari indigeni, si chiama FUNAI. Hanno l'obbligo, secondo le leggi del Brasile, di proteggere gli indigeni.  Sono stati allertati dopo che i cercatori d'oro sono andati in un bar a vantarsi dell'uccisione, portando suppellettili degli indigeni come prova del contatto e dell'uccisione.

Hanno detto che si trattava di un caso di mors tua, vita mea. 

E' la seconda volta che succede quest'anno, gia' a Febbraio 2017 ci fu un caso simile. E' sempre difficile indagare a causa della posizione remota delle tribu, ma il fatto resta che fino a pochi anni fa questi casi di assassinio degli indigeni era raro.

Complice di tutto questo e' ancora Mr. Michel Temer, presidente del Brasile che ha tagliato i fondi per il FUNAI.

Cinque delle loro diciannove basi nella foresta della Javari Valley, usati per prevenire la penetrazione di cercatori d'oro e di persone che abbattono gli alberi illegalmente in zone remote dell'Amazzonia, sono stati chiusi. Lo staff in altre sedi e' stato tagliato.

La Javari Valley e' particolarmente delicata perche' ci sono qui varie tribu non contattate. E' soprannominata "Uncontacted Frontier". Ci sono circa 20 tribu mai contattate dall'uomo qui. In tutto il Brasile si pensa che ce ne siano almeno 103.

La coordinatrice del FUNAI si chiama Sotto Maior e dice che mai hanno avuto problemi cosi forti di mancanza di fondi. Nel 2014 erano 7.5 milioni di real, circa 2 milioni di euro; nel 2017 sono stati solo 2 milioni di real, 500mila euro.
Sono troppo pochi per monitorare aree cosi grandi e distanti, e per evitare che cercatori di fortune facciano del male agli indigeni.
Di Mr. Temer abbiamo gia' parlato: non e' particolarmente amato in Brasile ed ha il supporto di colossi agricoli e di lobby di metalli, di petrolio, di sfruttatori di minerali. E' quello che vuole aprire la foresta amazzonica a maggiore sfruttamento. 

E non sono solo gli indigeni a morire. Nel 2017, finora sono morte circa 50 persone che cercavano di difendere la foresta. 

I primi a soffrire sono sempre i piu deboli, in questo caso tribu' mai contattate prima, che di petrolio, oro e agricoltura intensiva, non sanno niente.