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Saturday, February 25, 2017

Danimarca di nuovo record: il 22 Febbraio 2017 il 100% di elettricita' dal vento








Non e' la prima volta, e non sara' l'ultima. E' solo il segno del domani che verra', in Danimarca e nel resto del mondo, prima o poi, ed inesorabilmente, nonostante i petrolieri di turno, nonostante i politici ciechi e ottusi.

La Danimarca, il giorno 22 Febbraio 2017 ha generato abbastanza energia dal vento da alimentare tutto il suo sistema elettrico dal vento. Questo secondo l'ente europeo che tiene le statistiche sull'energia eolica, WindEurope.

In totale in Danimarca sono state generate 70 gigawatt-ore dal vento onshore ed altre 27 dalle installazioni offshore. In totale, tutta questa energia sarebbe stata sufficiente per soddisfare il fabosgno medio di dieci milioni di case europee.

Come gia' detto, non e' la prima volta che accade.  E' dal 2008 che l'industria del vento cresce a forti ritmi e per sette anni di seguito ci sono stati record su record, come ricorda Jan Hylleberg, CEO della Danish Wind Industry Association.

Il 2016 e' stato un anno di sosta, perche' i venti sono stati meno forti del normale - ma ovviamente non si puo' aspettare di fare record ogni anno ed ogni giorno. La produzione di energia eolica nel 2016 in Danimarca ha soddisfatto il 37.6% del fabbisogno nazionale.

Non e' poco, no?

E poi, come tutte le cose, ci sono ostacoli ma lo stesso, ci si siede, si pensano soluzioni e poi si va avanti, si cresce, si impara, ci si ingegna quando ci sono ostacoli. Si chiamano challenges e la civilta' e' progredita cosi dal primo giorno. 

Ci si aspetta che il 2017 sara' un buon anno con l'arrivo di nuove turbine offshore nel paese e ancora piu' investimenti, oltre che nuove tecniche di stoccaggio e maggiore efficenza. Una di queste nuove turbine ha appena generato 216 KWh di energia in 24 ore. 

Come sempre, basta volerlo, e non pensare che il futuro sia sottoterra.

 

 

Thursday, February 23, 2017

Dakota Access Pipeline - di cotanta speranza ai Sioux restano le fiamme


















Queste un po le scene da e intorno a Cannon Ball, nel North Dakota.

I campi di protesta degli indiani e dei loro sostenitori sono stati evacuati con la forza da membri delle forze dell'ordine hanno perlustrato le tende e arrestato dozzine di persone.

Ci sono volute tre ore e 220 poliziotti, nonche' 18 guardie nazionali per andare tenda per tenda.

Fra gli arrestati 46 persone, incluso un gruppo di militari di guerra che hanno resistito per un ora di tempo.

E come poteva essere altrimenti? Ci erano riusciti pelo pelo sotto Obama ad ottenere un fermo temporaneo, figuriamoci se con il nuovo presidenteil fermo poteva restare.

E cosi, tutti via. Mica un oleodotto da 3.8 miliardi di dollari piu' aspettare? 
Tutti via, volenti o nolenti, e a sfregio bruciano pure tutto quello che trovano.

Alcuni dei protestanti,per la maggior parte indiani, erano li, vicino al Standing Rock Indian Reservation, da Aprile 2016.  Al culmine delle proteste c'erano migliaia di persone. Adesso ne erano rimaste poche centinaia a causa del freddo e dell'arrivo dei tribunali.

A costruire l'oleodotto la ditta del Dallas chiamata Energy Transfer Partners in cui Donald Trump e' o e' stato un investitore. Non si sa con certezza se lo sia ancora perche' il nostro presidente (brr!) non rende i suoi investimenti pubblici, ma di certo si sa che fino a Novembre 2016 lo era, come riportato da Forbes Magazine.  Il cosidetto Army Corps of Engineers che si occupa della manutenzione dei sistemi idrici della nazione aveva annunciato che occorreva sgomberare tutto entro il giorno 22 Febbraio, per questioni di sicurezza legate a possibili inondazioni e straripamenti di fiumi. 

Dicono pure che erano preoccupati per la sicurezza dei manifestanti e della grande quantita' di monnezza che avevano lasciato - tende, e macchine che avrebbero potuto finire nei fiumi.  Mercoledi 22 Febbraio erano quasi tutti andati via, a parte qualche recidivo, fra cui il gruppo di veterani di guerra.  

Non e' ben chiaro perche' ld tende e tutto il resta e' stato bruciato: alcuni dicono che la bruciatura era necessaria perche' le tende erano ormai ghiacciate e semi incorporate al tereno; altri che la bruciatura era un riturale indiano. 

E cosi, tre ore dopo era tutto finito.

Almeno a Standing Rock. 

E questo perche' uno dei rappresentanti dei Sioux, Chase Iron Eyes, ricorda che la battaglia continuera' nei tribunali e con il supporto dell'opione pubblica. 

Intanto la Energy Transfer Partners ha incominciato i lavori per stendere il suo tubo di petrolio sotto il lago Oahe vicino al fiume Missouri. 

E cosi avremo petrolio fresco fresco dal North Dakota fino all'Illinois.

Che vuoi che siano i diritti delgi indiani.

Che vuoi che siano i diritti di chiunque.

Monday, February 20, 2017

Le nuove trivelle della Apennine Energy e la democrazia violata a Zibido, Milano nel 2017





la Apennine Energy (sussidiaria della Sould Oil di Londra)
trivellera' il pozzo Moirago 1 a Zibido nella concessione Badile 
in partnership con la Schlumberger
che versera' 7.5 milioni di euro per trivellare la Lombardia.

Si stima che il gas vale al massimo 400 miliardi di sterline. 

 4,600 metri di profondita'
le stime sono di circa 5 miliardi
di metri cubi di gas.

Ne consumiamo ogni anno circa 62 miliardi di metri cubi.

Ergo quel gas bastera',
per circa 29 giorni. 

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Moirago 1 si trova nella concessione Badile a Zibido San Giacomo, 
nella parte sud di Milano

 



mentre il resto del mondo parla di rinnovabili, fossil-fuel free,
cambiamenti cliamatici, trasporto elettrico
in Italia facciamo buchi e pozzi.


"Apennine inoltre si occupa di una risorsa per sua natura 
piรน sostenibile di altre: il gas naturale"


Ha ha ha. 
Il gas sostenbile, ma dove le imparano tali sciocchezze!!

Evviva i politici d'Italia che ci credono pure.   

"As a greenhouse gas, methane is very efficient at trapping 
heat in Earth’s atmosphere, contributing to global warming."



Vuoi mettere, la NASA e la Apennine Energy!!!




Eccoci qui.

Italia, 2017.

Il ricco e civile nord. La citta' piu' importante d'Italia. La sede dell'Expo del cibo, dei palazzoni-giardino, la Milano da bere.

E da oggi la Milano da trivellare.

Com'e' possibile? Com'e' possibile che nel 2017 ci sia stato pochissimo investimento morale, emotivo, attivista da parte degli 1.2 milioni di milanesi che adesso vedranno una torre metanifera nelle campagne della zona sud della loro citta'?

Non me lo spiego questo.

Come ripeto ad nauseam, la democrazia vera puo' solo funzionare se noi tutti ci sentiamo partecipi, investiti del volerlo veramente il bene comune, e di fare le cose per la res-publica, cose che spesso sono scomode e difficili. Mettere i like su Facebook lo possono fare tutti. Pero' non risolve niente.

Quello che invece ci vuole e' il coraggio di essere attivi, il protestare, lo studiare, l'alzare la voce -- con intelligenza e lungimiranza. Queste cose costano fatica, costano metterci la faccia, costano farsi nemici. Lo so che e' piu' facile fare finta di niente, accontentarsi del proprio orticello, correre in citta' a bersi il primo Starbucks d'Italia e pensare che tanto ci sara' un altro a preoccuparsene.

Occorre invece rendersi conto che quell'altro siamo tutti noi. 

E quindi ecco qui.

A Zibido San Giacomo, nelle campagne sud di Milano, e' stata montata l'infrastruttura per avviare le estrazioni di gas dal pozzo Moirago 1 e che inizieranno a Marzo. Tutto va secondo i ritmi previsti.

A trivellare la ditta Apennine Energy, sussidiaria italiana della Sound Oil con sede a Londra. 

Ovviamente e' sempre tuttapposto: sicurezza dal punto di vista ambientale, tecnologia all' avanguardia. Inquinamento inesistente. Roba da Istituto Luce!

Per il progetto Moirago, si utilizzera' "per la prima volta in Italia" il sistema "sicuro di perforazione"

dove i fluidi di trivellazione saranno immessi e viaggerano in un circolo chiuso, con valvole che saranno monitorate da computer, i quali potranno cambiare le pressioni di tali valvole a piacimento
di modo da non creare rischi di sbalzi di pressione e di scoppi.

Come dire, tuttapposto! C'abbiamo il sistema "sicuro di perforazione!"  

Addirittura Moirago 1 "non ha alcuna emissione atmosferica e ridottissime emissioni acustiche, caratteristiche che gli permettono di minimizzare l’impatto sull’area circostante".







Il pozzo e' magico!

Anzi, manca solo che dicano che e' trasparente!

Io non so che dire, se non che, come detto, nel 2017 stare ancora a fare buchi nelle campagne milanesi, e in quel poco di mondo naturalistico che ci resta e' veramente vergognoso. 

Tutti a parlare di qualita' della vita, di un mondo fossil-fuel-free, di auto elettriche, di 100% rinnovabili.

A Milano si parla di gas a chilometri zero!!!

Cosi dicono quelli della Apennine Energy!!

In realta' c'e' stato un gruppo di eroici cittadini che hanno cercato di fare la loro parte e di protestare contro tale scempio nei campi.


Era l'Associazione Cittadini Zibido San Giacomo, guidata da Vincenzo Lepori, che ha fatto ricorso al TAR contro tale decisione.

Il tribunale non solo ha riconosciuto la legittimita' del pozzo, ma ha pure ... condannato l'Associazione Cittadini Zibido San Giacomo a pagare 6,000 euro piu' oneri equivalenti a 1,560 euro per un totale di 7,560 euro da versare in parte alla regione Lombardia e in parte alla Apennine Energy.


Un gruppi di cittadini si oppone a una decisione pubblica e deve pagare le spese ai petrolieri??!

Roba dell'altro mondo.

A Milano!


Secondo il tribunale, l'associazione di cui sopra non era legittimata a presentare il ricorso: non avendo soci iscritti, non e' rappresentativa della comunita' locale.




Che importa che la gente vive li: puoi rappresentare la comunita' locale sono se sei un socio! La Apennine che arriva da Londra puo' erigere pozzi nelle comunita' locali senza ascoltare il parere dei residenti, ma i residenti stessi non possono dire niente perche' non c'hanno la tessera da soci. 

Per di piu' questa associazione, sempre secondo il TAR e' nata con il solo scopo "pretestuoso" di opporsi alla costruzione del pozzo.

E certo, e chi doveva opporsi a tale pozzo? Obama? Trump? L'ONU? Il papa?

O vogliono sono le associazioni dove si gioca a tre-sette la domenica pomeriggio, o si fa il ricamo dopo il rosario al mese di maggio? 

Sono i cittadini che cercano di proteggere il loro territorio, no? E invece di dare ascolto a gente che, appunto, ci ha messo la faccia, ci ha speso tempo, invece di analizzare cosa volevano, di capire che nessuno si sveglia la mattina e si mette a fare (in Italia, uno dei paesi piu' corrotti al mondo!) la guerra ai signori del petrolio per sport, il TAR quasi li schernisce!


La cosa piu' antidemocratica, secondo me, e' che il  TAR Lombardia non ha neanche preso in considerazione l'essenza del ricorso -- ne le questioni ambientali, ne la supposta mancanza di rispetto del trattato europeo di Aarhus, ne l'attivita' divulgativa e di informazione fatta a Zibido.  Hanno solo studiato i.. versamenti delle quote dei soci, decidendo che siccome tali versamenti non erano in ordine, l'associazione stessa non aveva diritto a dire niente.

E quindi cio' che l'assocazione avesse da dire, qualsiasi cosa fosse,  non era importante.

La democrazia che va a farsi friggere per una tessera da socio, eh?

Da come la vedo io la questione e' ancora piu' triste, perche' appunto siamo a Milano!! Dove sono stati i milanesi cittadini e importanti in tutto cio'? Lo sapevano? Si sono preoccupati? Gliene e' importato qualcosa? Non hanno sentntuto un po di responsabilita' nell'aiutare le comunita' piu' agricole nel loro territorio?

A volte vorrei clonarmi ed essere una per tutti i pozzi d'Italia. Queste battaglie si possono vincere, lo so, perche' nella mia esperienza e' stato cosi, pero' ci vuole dedizione, ci vuole coraggio, ci vuole lavoro di gruppo, ci vuole l'ingoiare tanti rospi e l'essere costruttivi.

Non ci riesco a capire come mai in tutta Milano non ci sia potuto essere un movimento piu' forte, qualcuno con esperienza scientifica o ingengeristica, qualche persona famosa a fare di Zibido un altro case-study italiano di lotta alle trivelle che bucano l'Italia in favore di micro-ditte straniere.

Ci sara' qualcuno che vorra' almeno contribuire alle spese di queste persone? Il tribunale dipinge questa associazione di cittadini Zibido San Giacomo come dei sovversivi. E invece era solo gente normale che cercava di fare del loro meglio.

Di Zibido avevamo parlato gia da questo blog: la cosa sconcertante e' che, secondo la casa madre, la Sound Energy, le probabilita' di sucesso a Zibido sono una su cinque!

Di contro, il comune di Zibido incassera' 800 mila euro per adesso, gas o non gas.

Pecunia non olet, nemmeno della Milano da trivellare.  












Sunday, February 19, 2017

Mr. Petrolio impone nuove tasse a chi guida auto elettriche


Le Tesla, per chi puo' permettersela, e' adorata, e pian piano tutte le case autmobilistiche iniziano a sformare modelli eletrici perche' hanno capito che prima o poi prenderanno il sopravvento.

E quindi, da qualche parte un petroliere deve pure iniziare a fare qualcosa per fermarli, prima che sia troppo tardi. E quindi, ecco qui. Dall'inzio del 2017 altri sei stati USA e cioe' Indiana, South Carolina, Kansas, Tennessee, New Hampshire, e Montana hanno introdotto leggi per tassare chi guida auto elettriche di un massimo di $180 l'anno.

Tasse simili esistono gia' in Wyoming, Colorado, Virginia, Nebraska, Missouri, Washington, North Carolina, Idaho, Georgia, e Michigan sia per gli autisti di auto elettriche che di auto ibride. In questo caso le tasse variano da $50 a $300 l'anno.  Arizona e Arkansas le stanno considerando.

La Georgia, che in precedenza era il secondo stato dell'unione per la vendita di auto elettriche, grazie agli incentivi di un tetto massimo di $5,000 ha adesso annullato tale incentivo. Invece che $5,000 dollari ora l'incentivo e' di $200.  Ovviamente, i crolli delle vendite di automobili elettriche sono stati immediati.

Chi sta dietro a tutto questo?

I fratelli Charles e David Koch, di 81 e 76 anni.

Ultraconservatori, ricchi, che spendono e spandono per fare lobby contro tutto cio' che il 21esimo secolo dovrebbe essere: rinnovabili e un mondo fossil-fuel free.  Grazie alla loro Koch Industries spendono circa 10 milioni di dollari l'anno per incoraggiare il consumo di petrolio e per cercare di arginare, come possono, le rinnovabili.

Cosa fa la Koch Industries, fondata dal loro padre Fred Koch?

Asfalto, sostanze chimiche,  fertilizzanti, minerali, gas naturale, petrolio, plasitca, finanza.
Puo' bastare per inquadare i due fratelli di Wichita, Kansas?

E di soldi ne hanno tanti: la Koch Industries e' dell'84% di proprieta' privata - e cioe' della famiglia
Koch, ha fatturato 100 miliardi di dollari nel 2015 ed e' il secondo conglomerato per grandezza degli USA in mano a privati.  Ci lavorano 100 mila persone.

Ovviamente hanno tutto da perdere con le rinnovabili, e quindi cercano di fermarle come meglio possono. Dieci milioni l'anno di lobby anti-sole e anti-vento sono tanti.

I due fratelli, non contenti, hanno pure formato un gruppo politico dal nome ALEC che sta per American Legislative Exchange Council che oltre a Koch Industries viene supportata da altri industriali fossili/antichi/conservatori per fare azione di lobby presso Washington.

E infatti a Dicembre 2015 passarono una risoluzione per far si che gli stati che avevano investito sulle rinnovabili e che pensavano di dare sussidi alle auto elettriche facessero retromarcia.

Da un certo punto di vista, ci sono riusciti. Dopotutto, tutti gli stati di cui sopra hanno passato tasse sulle macchine elettriche oppure ridotto gli incentivi.

Pero' il fatto che si siano cosi impuntati alla lotta contro le rinnovabili, e contro le automobili elettriche testimonia quanto grandi siano i passi fatti in avanti dalle auto non-a-benzina. 

Nel 2016 il tasso di crecita delle auto elettriche e' stato del 37 percento rispetto al 2015, e questo nonostante non siano economicissime, e nonostante i prezzi del petrolio siano relativamente bassi rispetto a qualche anno fa. E le cose non potranno che migliorare: i prezzi delle auto elettriche continueranno a calare, un po come per i pannelli solari, con la produzione di massa.

L'Imperial College di Londra, stima che entro il 2035 ci saranno il 35% di auto elettriche nel pianeta e nel 2050 arriveremo al 67%.


I fratelli Koch e i loro amici dicono che queste tasse sulle auto elettriche sono dovute al calo della vendita della benzina, e alle tasse per la manutenzione delle strade che e' contenuto dentro tali tasse. Meno galloni si vendono, meno introiti alla comunita' da parte di queste accise, e quindi la necessita' di avere tasse "esterne"

Le tasse sulla benzina vennero introdotte nel 1957 e servivano per finanziare strade e ponti. 

La realta' e' che questa tassa non e' mai aumentata con l'inflazione e il valore e' fermo al 1993; le macchine sono diventate sempre piu' efficenti, e quindi anche le macchine a benzina ne usano meno;
la percentuale di macchine elettriche e' ancora troppo bassa per giustificare tasse ad hoc solo per loro.

Cioe': queste tasse non serviranno per sistemare l'infrastruttura stradale americana.  Invece pare che sia stato tutto fatto ad arte per scoraggiare l'acquisto di automobili elettriche, che per ora costano piu' delle altre, e a cui ora aggiungono anche tasse. 

Come aggiustare le strade? Usare una carbon tax, una tassa sul numero di miglia viaggiato ogni anno? O fare come il Vermont che riconosce che le tasse sulle automobili elettriche saranno considerate solo dopo che queste costitueranno il 15% delle automobili nello stato.

E poi, quanti soldi risparmiamo come collettivita' con queste automobili elettriche che non inquinano tanto quanto le automobili fossili? 

Eppur si muove.. nel senso che nonostante tutti questi piccoli e grandi ostacoli, le automobili elettriche sono in crescita dappertutto.

Prima o poi ci arriveremo -- prima o poi anche gli ottantenni fratelli Koch e le loro idee fossili -- saranno il passato.


Saturday, February 18, 2017

I ghiacciai del'Antartico che si staccano senza sosta -- l'ultimo pezzo grande come tutta Manhattan

ghiacciaio coperto dall'acqua sciolta che formano

 
100 chilometri di lunghezza
100 metri di larghezza
500 metri di profondita' 



  
Jacobshavn glacier, Groenlandia
Vari pezzi si sono gia' staccati il 15 Febbraio 2015 e poi il 16 Agosto 2016. 
Il documentario Chasing Ice e' stato realizzato 
qui da James Balog ed il suo Extreme Ice Survey team


 Beaufort Sea, Alaska, 2016
Il 24 Marzo 2016 l'esensione dell'Artico ha raggiunto la 
sua minima area da che i satelliti misurano le dimensioni dei ghiacciai dal 1979

Eltanin Bay, Antartico; ghiaccio che si stacca e linea del ghiacciaio 
che indietreggia  presso il Ferrigno Ice Stream, 2016


Getz Ice Shelf, Antartica, 2016 
con un pezzo di ghiacciaio che sta per collassare.


I Larsen A e B Ice Shelves sono gia' collassati;
l'immagine del 2016 e' di cio' che resta del Larsen B, 
ghiacci recenti sottili oppure acqua,
formatisi dove prima c'era il ghiacciaio vero.
Il Larsen C sta per collassare. 


 Pine Island Glacier, 2017

 Pine Island Glacier, 2017 --  prima del collasso

 Pine Island Glacier, 2017 -- dopo il collasso


I nostri ghiacciai continuano a perdere pezzi, la temperatura media del pianeta continua ad aumentare, i danni delle fossili ai polmoni e alle democrazie continuano ad infierire. Un giorno di tutto questo pagheremo il conto; anzi forse lo paghiamo gia', in termini di qualita' di vita, di salute, di bellezza persa.

Ci sono stati allarmi da parte della NASA, Mr. James Balog e la sua truppa hanno trascorso mesi per documentare il collasso di uno dei ghiacciai della Groenlandia, chiamato Jacobshavn Glacier, ma non mi pare che nel mondo si avverta l'urgenza di fare granche'.

Il tutto e' irreversibile, almeno per sul breve termine.

L'ultima notizia di questo nostro stravolgere il pianeta arriva dall'Antartide, dove un ghiacciaio grande quanto Manhattan si e' staccato dal Pine Island Glacier.

A confermarlo sono le immagini e le foto della NASA: c'e' stata una spaccatura di circa un chilometro o due e il ghiacciaio e' poi finito in mare per conto suo.

Non e' la prima volta che succede: gia' a Luglio 2015 un altro pezzo dello stesso ghiacciaio si era staccato, creando una spaccatura piu' grande, di circa 30 chilometri. Sono scomparsi circa 500 chilometri quadrati di nevi in botto solo.

Secondo il glaciologo Ian Howat l'evento di questi giorni e' una specie di assestamento successivo all'evento di un anno e mezzo fa.

Si prevede che cadranno dal Pine Island Glacier altri pezzi, visto che gia' altre crepe sono state scovate dai satelliti. Una di queste e' a 10 chilometri dal fronte, per cui potrebbe essere un evento di grande portata.  In genere le crepe sono difficili da scoprire perche' la spaccatura arriva dall'interno: l'acqua calda del mare arriva da sotto la superficie del ghiacciaio e le crepe iniziano a formarsi da sotto, per poi affiorare in superficie.

Intanto l'attenzione e' puntata anche sul Larsen C Ice Shelf, un altro ghiacciaio dell'Antartide che secondo i monitoraggi presto perdera' anche lui un pezzo impoenente.  Sotto monitoraggio anche altri ghiacciai della Groenlandia, in Canada e il West Antarctic Ice Sheet il cui collasso, se dovesse esserci, potrebbe portare all'innalzamento dell'acqua del mare di un metro entro il 2100.

E certo il 2100 e' lontano e non riguarda noi, ma se non facciamo niente, chiunque sara' li, nel 2100 ci maledira'.