.

.

Sunday, December 4, 2016

I Sioux exultano: l'oleodotto nelle terre degli indiani a Standing Rock non passa - per ora.












“The bitter cold has not chilled the passion behind stopping the pipeline. The many members of ‘Veterans Stand for Standing Rock,’ brought supplies such as gas masks, earplugs and body armor, to stand firm as a unit to protect protesters from the police and their rubber bullets. 
But instead, tonight they dance.
 It looks like the Americans have won, after all.”


La notizia e' appena arrivata: l'Army Corps of Engineers ha annunciato che non approvera' i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline sotto un pezzo del fiume Missouri e vicino a terre sacre agli indiani d'America.

Jo-Ellen Darcy la Assistant Secretary delle opere interne per conto dell'Army dice che considereranno percorsi alternativi, in cui ci saranno delle valutazioni di impatto ambientale con le osservazioni del pubblico. 

La storia parte molto tempo fa.

I permessi qui devono essere dati da vari enti. Gia' a Settembre 2016 l'amministrazione Obama aveva dato il suo no al cosiddetto DAPL. La palla passava appunto a questo Army Corps of Engineers. 

Dave Archambault II, il rappresentante dei Sioux di Standing Rock ha ringraziato tutti - Obama, il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Interno, e l'Army Corps per questo risultato. 

 Esultano un po tutti: al canto di “We will not fight tonight, we will dance!”

La gente era qui accampata da settimane e mesi, e ci si preparava a resistere per tutto l'inverno.

Sono arrivate le celebrita' - da Jane Fonda a e qualche giorno fa anche 2mila veterani di guerra a dare il loro supporto. 

Saturday, December 3, 2016

Svezia: apre la prima strada elettrica -- quando in Italia?





Ora arriva la strada elettrica di Svezia 

Sweden will be one of the world’s first fossil-free welfare countries
not only because it is morally right with respect to future generations, 
but because it makes economic sense

 



E in Italia, quando arrivano?

Ah gia'. Siamo qui nella palude dell'ultimo giorno di questo massacrante dibattito rivolta-renzi-referendum. Dobbiamo fare le cose importanti in Italia, vero?

E mentre noi siamo qui a dibattere come fare per meglio distruggere quel po di democrazia che resta, ecco cosa fanno nel frattempo altrove.

Le strade al sole.  I marciapiedi al sole. Il sole dappertutto. E questo grazie al crollo dei prezzi e al crescere dell'ingegno e della creativita' umana.

In Francia la costruzione di strade al sole va avanti, e sono gia' 100 i siti sperimentali nel paese. Il direttore della tecnologia della ditta incaricata, la COLAS Wattway, Philippe Harelle, dice che vogliono trovare una nuova vita per le strade, e che mentre i campi solari portano al consumo di suolo, le strade sono gia' li.

Basta solo metterci pannelli resistenti al passaggio di automobili e di camion.

Ci si sono messi, hanno studiato per 5 anni, hanno trovato i metodi e materiali migliori, ed eccoci.
La piena commercializzazione avverra' nel 2018.

Noi nel 2018 staremo ancora qui a dibattere le "riforme" (sono 30 anni che parlano di "riforme") .

Oltre alla Francia, ci sono progetti di aprire strade al sole, sempre per opera della COLAS Wattway, in altre parti del mondo: proprio una settimana fa sono iniziati gli accordi con Calgary, in Canada. 
Ironia della sorte Calgary (una delle citta' piu irradiate dal sole del paese) e' anche la capitale dell'Alberta, lo stato piu' petrolizzato del Canada.  Si parla anche di Giappone, Georgia (USA) e di altri stati d'Europa.

Noi c'abbiamo il referendum.

Oltre alla COLAS Wattway c'e' la Scania e la Siemens che in Svezia hanno messo a punto una strada elettrica. E' stata aperta il 22 Giugno 2016 nella citta' di Gävle, nel centro del paese, e fa parte del progetto della Svezia di diventare completamente fossil-fuel free entro il 2030.

Come funziona la strada elettrica di Svezia? 

Intanto e' una strada per ora lunga due chilometri e pensata per camion. Sono camion ibridi in condizioni normali che vanno a biocarburante. I camion hanno anche un sistema metallico, un pantografo come quello usato dai treni, per collegarsi ad una rete elettrica. I camion ci si possono collegare o scollegare a piacimento. E cosi, quando sono collegati i camion sono totalmente elettrici.

Questo progetto, implementato dalla Scania e dalla Siemens assieme al governo svedese, era considerato fondamentale per il governo, perche' sanno che arrivare al 100% fossil free significa dover cambiare tanti paradigmi, primo fra tutti quello del trasporto. E secondo Nils-Gunnar Vågstedt, il responsabile dell'elettrificazione per la Scania dice che e' anche conveniente da un punto di vista economico.

E fra le mille iniziative che la Svezia porta avanti, che includono piu' tasse sui trasporti-benzina e meno si quelle a basse emissioni, questa della strada elettrica.

San Francisco vieta le trivelle. Sfrattata la Chevron per far posto al sole.


 

Kern County



 Il Golden Gate Park, San Francisco 

San Francisco Public Library








La citta' di San Francisco ha appena varato una normativa che vieta alla citta' di approvare nuove concessioni trivellanti sul territorio comunale, e/o di estendere le concessioni scadute.

San Francisco e' ovviamente una citta' urbanizzata fino all'impossibile, e uno potrebbe pensare che ... dove mai saranno i campi petroliferi? E invece il comune possiede vari appezzamenti di terreno fuori dai confini della citta', anche in contee distanti, e piu' rurali.  E' su questi terreni che sara' vietato trivellare. 

Tutto nasce quando uno dei supervisors della citta', John Avalos, scopre quasi per caso che la citta' aveva affittato un campo di terreno alla Chevron, in Kern County, fra Los Angeles e San Fransisco. Era una eredita' lasciata alla citta' nel 1941 dal signor Alfred Fuhrman che volle fare un atto di generosita' alla citta':  secondo il suo testamento i guadagni di quei terreni devono essere suddivisi fra in parti uguali fra la San Francisco Public Library e Golden Gate Park.

Gia' questa e' una storia bella di uno che lascia i suoi terreni al parco e alla libreria, e se avessi tempo vorrei indagare su questo Fuhrman. Cosa l'ha spinto a fare questo? Si puo' dire tutto quello che si vuole sugli Americani, ma questi atti di generosita' sono frequenti e io non ne ho mai visti cosi tanti da nessuna parte del mondo.

Kern County e' per molti versi il cuore della Calfornia al petrolio. Ci sono campi immensi dei tempi che furono, con la "capitale" Bakersfield, e con tanti problemi di aria malsana, acqua inquinata, terremoti, poverta'.

E cosi' il campo regalato alla citta' era stato affittato alla Chevron. Uno dei molti campi petroliferi della Chevron, che fra l'altro ha sede a Richmond, non distante da San Francisco stessa.

Avalos studia la questione e decide che non va bene.

Gli viene una idea: e se convertissimo quel campo di petrolio in un campo di sole? E cosi mette assieme una squadra di tecnici che progettano la riconversione. Dalle trivelle al fotovoltaico. Scopre pure che gli introiti sarebbero stati superiori con il sole che con i buchi sottoterra.

E cosi, l'idea della riconversione viene proposta al resto del consiglio cittadino ad Ottobre, con il supporto di vari gruppi ambientali local e dei residenti. Tutti gli uffici che dovevano approvare, l'hanno fatto all'unanimita'.

Avalos dice che il pianeta non puo' piu' aspettare, che occorre diminuire l'uso e l'estrazione di fonti fossili adesso, che occorre dare l'esempio,  specie in questi tempi in cui non e' ben chiaro come Trump trattera' o maltrattera'  l'ambiente una volta diventato presidente.

La concessione della Chevron scade nel 2020. E poi arrivera' il sole.

Friday, December 2, 2016

Congo: piattaforma ENI "Foukanda" si incendia. Un morto






Questa notizia mi e' stata segnalata dal mio amico Giovanni Roli. 

Ecco qui, di nuovo della serie: noi siamo piu' bravi e noi siamo quelli della sicurezza al 100%.

Si certo finche' le cose non vanno per il verso storto.

Il giorno 1 Dicembre 2016 la piattaforma Foukanda nel Congo e' scoppiata e si e' incendiata causando la morte di un operaio.  Altri 5 hanno avuto ustioni. Gli altri 40 invece non si sono fatte niente.

Non sono ancora note le cause dell'incendio. Si sa solo che qui l'ENI trivella in mare a grandi profondita', promettendo anche loro benessere, ricchezza e progresso.

Maggiori informazioni appena le trovo.

Thursday, December 1, 2016

Incendio alla raffineria ENI di Sannazzaro de Burgondi, Pavia




Tutta la stampa d'Italia a parlare dell'incendio presso la raffineria ENI di Pavia.
Come sempre: non e' se succederanno gli incidenti, e' quando.

Come sempre, meglio non farceli venire dall'inizio.

Dopo che arrivano e' sempre troppo tardi.


Spero che ad Ortona ci si renda conto di quanto grande sia stato il pericolo scampato.

Intanto Asl, ENI e politicanti rassicurano che e' tuttapposto.

Sempre. 
Non importa cosa viene rilasciato,
cosa scoppia,
quando,
dove,
come
per quanto tempo.
 

In Italia vige il tuttapposto di regime.

-------

In Abruzzo volevano fare la raffineria in mezzo ai vigneti del Montepulciano DOC. Ci siamo opposti, ci siamo arrabbiati e per ora (!) non se ne e' fatto nulla. Ma quello di fare raffinerie vicino i centri abitati e in mezzo agli appezzamenti coltivati e' un vecchio vizio dell'Eni.

In provincia di Pavia, sorge dal 1963 la raffineria di Sannazzaro de Burgondi nel bel mezzo dei campi coltivati a riso. Sannazzaro e Ferrera Erbognone sono i due centri che sorgono a meno di un chilometro dalla raffineria: 6.000 e 1.200 abitanti rispettivamente. L'impianto e' visibile nella foto sopra o su Google Maps. L'indirizzo della raffineria non lascia scampo: Via Mattei.

"Nata nel 1963 con una capacità di 5 milioni di tonnellate /anno, raddoppiata nel 1975, ristrutturata tra il 1988 ed il 1992 e potenziata con interventi di miglioramento tecnologico negli ultimi anni, la Raffineria vanta oggi un livello di complessità e capacità di conversione tra i più elevati in Europa" (Fonte: Eni).

E nel 2009, quale e' la capacita' di quella raffineria?

Secondo l'Eni siamo a 10 milioni di tonnellate/anno, ma non bastano, serve di più. La proposta depositata alla regione Lombardia parla di 11 milioni di tonnellate/anno da raggiungere con un ulteriore espansione della raffineria (zona gialla della foto sopra).

Il nuovo pezzo di raffineria "rappresenta la soluzione per la conversione del "fondo del barile", consentendo da un lato un miglior sfruttamento delle risorse classiche anche in termini ambientali, dall'altro la valorizzazione di risorse a basso costo, come i greggi extra-pesanti , che nei prossimi anni svolgeranno un ruolo importante nella crescita delle forniture energetiche".

Cospargono i loro scritti con la parola ambiente ma quello che gli vogliono costruire e' il peggio del peggio dal punto i vista della salute delle persone. Agli amici di Sannazzaro che non sanno cosa sia il petrolio pesante (=amaro), il bitume, l'idrogeno solforato e un desulffuratore consiglio di informarsi. Il nuovo pezzo di raffineria serve per raffinare petrolio con basso indice API con processi molto più impattanti di quelli che hanno ora.

E le istituzioni locali dove sono ? Non sarà mica come a Ortona che l'amministrazione comunale era consenziente e qualcuno fa pure affari personali con i petrolieri l'Eni ?

Il sito del comune ha una ampia pagina dedicata alla raffineria con ampi pezzi presi col copia e incolla dal sito dell'Eni.

Ormai raffineria e paese sono tutt'uno.

Sul blog cambiasannazzaro si parla di fenomeni di neve artificiale causati dalla condensa dei vapori della raffineria, vapori che dopo l'installazione del desulfuratore arriveranno a 1000 metri cubi per ora (Fonte: qui). Chissa' quanta robaccia c'e' dentro quella neve generatasi con i vapori di una raffineria...

*** NOTA del 19/9/2009: Un commento del coautore del video mette in dubbio la connessione tra la nevicata e i vapori della raffineria. Che sia artificiale o meno, il problema non cambia, la neve e' impregnata delle sostanze chimiche rilasciate dalla raffineria. ***

Che i vapori della raffineria siano un problema lo sanno anche all'Eni (e come!). La nuova ciminiera avrà infatti una altezza di 128 metri per "una migliore dispersione dei fumi di scarico", che comporteranno "un minor impatto ambientale".

Parola di Eni.

Il veleno che spara fuori la raffineria e' finito anche su un report di Legambiente stilato per la raffineria di Taranto. Secondo lo studio di Legambiente del 2006 la rafffineria di Sannazzaro si colloca ai primissimi posti in Italia per l'emissione di sostanze altamente inquinanti, ricordiamo, a ridosso dei centri abitati e dei campi coltivati: 34.992 kg di benzene (al terzo posto dietro ILVA d Taranto e le raffienrie ERG di Priolo), 241 tonnellate di sostanze PM10 (quarto posto in classifica), 59 kg di Arsenico, 78kg di cadmio (terzo posto), 1434 kg di cromo (terzo posto).

Ma i numeri di Legambiente non contano, ingrandiamo la raffineria.

Va tutto bene.

Wednesday, November 30, 2016

Aggiungi po di grafene al tuo pannello e ti dara' energia anche sotto la pioggia








Quante volte l'abbiamo sentito?

I pannelli solari non saranno mai la soluzione ai nostri guai energetici perche' sono troppo imprevedibili, e tutto dipende dalle condizioni climatiche. Come arrivera' mai l'energia quando e' nuovoloso? Di notte? Quando piove?

Beh, per l'ultimo caso la risposta arriva dalla Cina.

Un gruppo di ricercatori della China Yunnan Normal University e della Ocean University hanno applicato uno strato di grafene e molecole d'acqua alla superficie di un pannello solare con molecole di stagno e sono riusciti ad estrarre elettricita'. 

Qualcuno ricordera' il grafene. E' una superficie di carbone di un atomo di spessore ed e' estratto dalla grafite. A causa del modo in cui questi atomi sono organizzati in questa superficie il grafene e' un ottimo conduttore, e' fortemente resistente, e' estremamente malleabile.

Nel 2006 il premio Nobel per la fisica venne dato ai suoi "scopritori", ricercatori dell'Universita' di Manchester nel Regno Unito.  Da allora e' stato usato in varie piccole-grandi invenzioni di questi anni.

E adesso sono arrivati i cinesi ad usare in grafene per generare energia sotto la pioggia.

Cosa hanno fatto? Hanno coperto un pannello con uno strato di grafene.

Ora, l'acqua piovana non e' solo acqua, ma contiene piccolissime quantita' di sodio, cloro e sali, in dipendenza dalla geografia locale. Spesso questi atomi e questi sali sono sottoforma di ioni, cioe' hanno delle cariche elettriche, perche' hanno uno o piu' elettroni in eccesso o di meno del normale. 

Cosi' i ricercatori cinesi hanno deciso di usare grafene come materiale di rivestimento di questi pannelli e cercare di studiare le reazioni del grafene stesso con acqua contenente gli stessi ioni tipici della pioggia.

E voila'.

Gli ioni carichi positivamente hanno interagito con gli elettroni del grafene che hanno portato alla generazione di corrente, anche in assenza di sole.  Quando la pioggia non c'e' il pannello al grafene funziona come un pannello normale.

Ci vorra' ancora del tempo pero' affinche' i pannelli al grafene possano essere commercializzati e diffusi a grande scala.  La resa dei pannelli sotto il sole e' del 22% circa: cioe' di tutta l'energia che gli arriva dal sole solo il 22% viene trasormata in elettricita'. Per i pannelli coperti da grafene sotto la pioggia, la resa e' piu' bassa, del 6.5%.  Un valore certamente importante perche' era appunto la prima volta che succedva, ma occorreara' migliorarla.

Ma il punto non e' questo, io credo. Il punto e' che questo e' un inizio, che ci sono la fuori migliaia di gruppi di ricerca che cercano di mettere a punto nuove tecnologie che potranno rendere l'uso dei pannelli fotovoltaici sempre piu' efficenti.  E domani ci saranno altri gruppi, da qualche altra parte del mondo che miglioreranno questo risultato, che svilupperanno altre idee, che ci faranno fare un altro passo in avanti.

Il futuro e' qui, non nelle trivelle sottoterra.

Ed e' emblematico che tutto questo arriva dalla Cina - uno dei paesi piu' inquinati nel mondo, con forti emissioni di CO2, con ancora decine di impianti a carbone sparsi sul territorio.  Anche loro hanno capito che e' tempo di abbandonare le fonti fossili, e la transizione verso sole e vento e' gia' iniziata.

In questo momento, installano una turbina a vento nel paese *ogni ora*. 

Monday, November 28, 2016

Golfo del Messico: 11,700 incidenti e perdite dal 2010 ad oggi


Ewan Howington che ha ripreso i suoi capi mentre rilasciavano monnezza petrolifera in mare per un ora e mezza. Era ul suo primo giorno di lavoro sulle piattaforme.




Perdite di petrolio ed altra monnezza nel Golfo del Messico.
Storie di tutti i giorni. 

Dal video di Ewan


Pensavamo noi tutti che con l'uscita di scena del pozzo Macondo nel Golfo del Messico ci fosse un enorme tuttapposto.

Tutto pulito, tutto scintillante, tutto blu e profumato.

Neanche per sogno.

Macondo e' arrivato alle cronache per la sua enormita', per i due mesi e mezzo di gettito senza sosta nei mari di Louisiana. Ma, anche se un piu' piccoli e piu' brevi di Macondo di pozzi che hanno avuto problemi dal 2010 ad oggi ce ne sono stati.... 11,700.

Esattamente. Piu' di undicimila!

Molti di questi "problemi" sono casi di rilasci illegale in mare, perdite mai registrate, navi che rilasciano accidentalmente o volontariamente monnezza in mare, e altri tipi di sversamenti mentre chi e' preposto alla supervisione chiude un occhio e pure due e si tappa pure il naso.

Il ritmo dei rilasci e degli incidenti cambia da annata ad annata. Nel 2012 erano ben 245 al mese - cioe' un po meno di dieci al giorno! fino ad arrivare a 80 problemi ad Ottobre 2016. "Solo" tre al giorno.

Di tutti questi incidenti, uno e' veramente importante perche' un coraggioso lavoratore delle piattaforme nel 2014 registro' sul telefonino il video con i suoi capi che aprivavano una valvola e rilasciavano a mare monnezza per circa un ora e mezza.

Fra di loro ridevano e parlottavano sul come nascondere il tutto a possibili ispettori.

Il lavoratore si chiama Evan Howington. Era il suo primo giorno di lavoro. Era giovane ed entusiasta. Quando vide che iniziavano a scaricare fluidi di perforazione in mare, espresse le sue perplessita' ma nessuno dei suoi capi gli diede retta. Alla fine era sono un novizio. E quinid non sapendo che altro fare, si mise sulle gambe il telefonino senza che nessuno se ne accorgesse e filmo' la scena.

Un ora e mezza di monnezza che veniva gettata in mare, mentre i supervisori ridevano.

Alla fine consegno' il video alle autorita' e la ditta Walter Oil and Gas e' stata condannata di un crimine grave, un "felony", come si dice qui, e al pagamento di almenpo 400mila dollari.

Perche' questo video e' importante?

Perche' mostra che le perdite sono *volontarie*, che i signori del petrolio sanno benissimo di poter evitare rilasci a mare, ma lo fanno lo stesso perche' e' la cosa piu' facile da fare!

Intanto sulla scia di questo evento che ha causato un bel po di scalpore in Louisiana, i petrolieri e i loro avvocati si mostrano cauti e specialisti del "tuttapposto".

Dopo che il servizio su Ewan Howington e' andato in onda alla TV si sono affrettati a rilasciare dichiarazioni secondo le quali  "anche loro vivono nella zona" e "amano il mare tanto quanto gli altri".

Dicono che sono episodi rari e che pure se ci sono stati undicimila casi di riversamenti in totale, sono certi che gli effetti sull'ambiente sono ... nulli e trascurabili, per dirla con gli scrittori di petrol-osservazioni in Italia.

E come potrebbe essere altrimenti.. e' sempre tutto nullo e trascurabile!

Finche' non lo e' piu'. Ma poi chi sono questi per dire che gli effetti di tutte quelle perdite, 3 o 10 al giorno che siano, sono nulli e trascurabili?

Secondo SkyTruth tutte quelle perdite hanno portato ad un gran totale di 1 milione di galloni di petrolio in mare *ogni anno*!

Quattro milioni di litri, dopo lo scoppio nel golfo!

L'avvocato dei petrolieri, Mr. Gifford Briggs della Louisiana Oil and Gas Association dice che pure se e' una cifra che puo' sembrare grande, in realta' non lo e' specie se si considera che ogni anno l'industria del petrolio estrae in "totale sicurezza"
20 miliardi di galloni di petrolio.

Cioe' ogni 20mila galloni uno viene perso a mare.

Sa un punto di vista di percentuali, certo e' una buona cifra, ma dal punto di vista assoluto no!

Che sia una buona percentuale o no, il punto che immettiamo in mare enormi volumi di monnezza che non dovrebbero esserci, che non fanno bene al mare. La cifra giusta dovrebbe essere ZERO e non un milioni di galloni.

Specie perche' una volta gettati in mare e' difficilissimo ripristinare e tutto cio' che si puo' fare e' di sperare che il tutto si nasconda  con le correnti oceaniche. 

Ma siccome e' innegabile che perdite di siano, secondo questo Briggs, i riversamento in mare di petrolio sono come le "perdite naturali" che ogni tanto escono dai fondali marini. Anzi, secondo lui queste perdite naturali di petrolio e le perdite dei pozzi non hanno fatto altro che beneficiare gli ecosistemi. Secondo lui questo petrolio in mare fa bene in particolare al plankton che e' alla base della catena alimentare.

Non sanno piu' che inventare, eh?

Ovviamente qualsiasi altro vero esperto non collegato all'industria del petrolio e del gas non puo' che ridere (o piangere!) davanti a tali affermazioni.  Fra questi Jonathan Henderson che studia le perdite da petrolio nel golfo e che conclude una sola cosa:

Queste perdite che continuano ad aumentare in quantita' e in durata sono un indicatore che l'infrastruttura invecchia e che, peggio ancora, non c'e' nessuno a controllare. Secondo sia Henderson che Sky Truth -- tutti volontari! -- mancano i mezzi per assorbire il petrolio quando ci sono queste perdite, mancano i mezzi di sorveglianza e di intervento, e quando ci sono non sono efficenti o non sono sufficenti a far fronte alle emergenze che aumentano.

Come si fa a sapere quanto petrolio finisce in mare? Chi controlla?

Nessuno. Il numero delle perdite e' dichiarato dai petrolieri stessi. Cioe' anche qui, il controllore ed il controllato sono la stessa persona!

Il caso piu' eclatante e' quello del petrolio della Taylor Energy che viene rilasciato in mare dal 2004 senza che nessuno sappia o voglia fare qualsiasi cosa.  In alcuni giorni la scia di petrolio e' lunga 30 miglia! E spesso le cifre ufficiali sono diverse da quelle vere, che appunto riportano enti terzi, spesso fatti di volontari o di giornalisti indipendenti fra cui l'Associated Press.

Le cose non migliorano. Oltre alle prassi di inquinamento da petrolio "normale" c'e' anche il rischio da inquinamento di monnezza che viene su dalle operazioni di fracking, pratica che adesso inizia anche nel Golfo del Messico. Anche qui sparano nel sottosuolo miscele perforanti e tossiche ad alta pressione -- i cosiddetti frac-pack -- che servono per spaccare la roccia ed aumentare il flusso di petrolio che sgorga in superficie.

Dove finische la monnezza del fracking?

E dove puo' finire se non in mare aperto?

E' infatti una prassi *normale* che i petrolieri fanno per le trivelle tradizionali e che fanno per il fracking. Non cambia niente. I fluidi di perforazione, ad alta o a bassa pressione, vengono spesso rigettati a mare mescolati alle acque di scarto estratte dal sottosuolo.

Fra il 2010 ed il 2014 circa 600 pozzi del Golfo del Messico sono stati "fraccati", alcuni anche piu' di una volta, portando il totale di operazioni di fracking a circa 1200 in quattro anni.


Briggs, l'avvocato dei petrolieri dice che e' solo acqua.
Dal suo punto di vista, ovviamente, e' tuttapposto.


E' sempre tuttapposto.

E il giorno in cui ci accorgeremo che non e' tuttapposto niente, perche' l'evidenza sara' incontrovertibile, sara' troppo tardi.


Noialtri possiamo solo avere voglia di sapere queste cose e di usarle per far tesoro di come proteggere i nostri mari e le nostre coste dai signori Briggs di turno.