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Sunday, January 15, 2017

Alberta, Canada: trivel-terremoto di magnitudo 4.8. Nel 2015 un terremoto al giorno









Fox Creek e le sue trivelle da fracking continuano a far notizia.

Siamo a 260 chilometri a nord-ovest di Edmonton, la capitale dell'Alberta, un petrol-paese con circa 2000 residenti che in qualche modo sono tutti impiegati da oil e gas, o da attivita' che vi ruotano attorno.

Fra le ditte trivellanti a Fort Creek la spagnola Repsol Oil and Gas che qui esegue fracking.

Ebbene, il giorno 10 Gennaio 2017 tutte le operazioni di fracking della suddetta Repsol Oil and Gas sono state qui sospese a tempo inderminato, dopo che un terremoto di magnitudo 4.8 ha colpito l'area.

Non era la prima volta che le trivelle di Fox Creek sono sospettate di essere collegate ai tremori, e questa volta hanno ben deciso di chiudere tutto.

La Repsol non ha potuto negare l'evidenza, confermata dai simografi e dai residenti: si' c'e' stato un sisma di magnitudo 4.8 e si, facevano fracking quando e' sucessso.

L'area era non era nota per la sismicita' prima che arrivassero le trivelle, ma in anni recenti ci sono stati diversi episodi di petrol-terremoti e cosi gli enti preposti ordinano di fermare le operazioni petrolifere in automatico ogni volta che i terremoti superano l'intensita' 4. 

Il terremoto in questione, del giorno 10 Gennaio 2017, e' ancora tutto da investigare, ma e' stato forte e intenso per l'area. L'hanno avvertito fino a 280 chilometri di distanza.

Negli scorsi sei mesi ci sono stati sciami sismici con centinaia di eventi fra le magnitudo 2 e 3. Fortunatamente l'area non e' densamente abitata. 

Se il terremoto del 10 Gennaio dovesse essere confermato essere di natura petrolifera, sarebbe il piu' forte terremot indotto dall'uomo in Canada. Gia' ad Agosto ce ne fu uno di intensita' 4.6 nel paese, ma nello stato confinante l'Alberta, il British Columbia.


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12 Gennaio 2016

Eccoci qui. Fox Creek, Alberta, Canada.

Un terremoto di magnitudo 4.8 ha scosso la parte nord-occidentale del Canada il 12 Gennaio. E’ il piu’ grande terremoto da fracking mai registrato in Canada finora, e fra l’altro in zona non sismica. Come si fa a sapere che sono da fracking? Facile. A differenza che in Italia, i geologi dicono che e’ “molto probabile”.

Nell’area ci sono attivita’ estrattive con fracking e senza fracking da parte della spagnola Repsol Oil and Gas. Tutte le loro attivita’ sono state fermate sine die, finche’ le autorita’ non vaglieranno i “piani di mitigazione” dei petrolieri. Notare che qui i potenziali “colpevoli” non sono le operazioni di reiniezione quanto invece le vere e proprie attivita’ di estrazione e/o di fratturazione della roccia con il fracking.

Non e’ la prima scossa in questa zona. Anzi, il 2015 e’ stato un anno ballerino per questa parte dell’Alberta. La litania dei terremoti inizia nel Dicembre del 2014 con ben 18 scosse fra la magnitudo 2.7 e 3.7. Poi a Gennaio altre scosse, fra le magnitudo 2.4 e 4.4. A Febbraio 2015 vennero imposte nuove regole per le trivelle nel mega campo detto “Duvernay” anche questo vicino a Fox Creek.

Trivellano qui varie ditte: Celtic Exploration, Trilogy Energy, Yoho Resources,  Encana Corporation, Talisman Energy, Royal Dutch Shell, Husky Energy and Chevron Corporation. E cioe’ chi piu’ ne ha, piu’ ne metta, e piu’ tiri fuori buchi.

Quali erano queste regole?


Che si doveva ben considerare la possibilita’ che ci potessero essere terremoti indotti prima di iniziare a trivellare o a fare fracking. Una volta iniziato, se per caso ci fossero stati terremoti superiore alla magnitudo 4.0 ci si doveva fermare e notificare le autorita’. Per terremoti piu’ “lievi” bastava solo informare le autorita’ ma si poteva andare avanti con le operazioni in corso. Infine, queste nuove regole imponevano l’uso di maggiore monitoraggio sismico.

Evidentemente queste regole non hanno proprio funzionato. E infatti, per il resto del 2015 i terremoti sono continuati. Dal Gennaio 2015 fino ad oggi ci sono stati 366 eventi sismici nell’area: esattamente uno al giorno!

Cone dire: non e’ che la natura si ferma davanti a queste leggine e piccoli accorgimenti. La natura, la geologia, continuano a fare le loro cose. E una volta che le hai messe in moto ci vuole ben piu’ di monitoraggi e di notifiche alle autorita’.


Come sempre, io credo, la soluzione e’ di non farceli venire dall’inizio.





Saturday, January 14, 2017

New York solarizzata e rinnovabile

Indian Point, centrale nucleare


"From Long Island to Buffalo, these new projects will help power the energy systems of tomorrow while protecting our environment and creating skilled jobs in emerging sectors of the economy."

Governatore Andrew Cuomo, New York


Il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo annuncia che la centrale nucleare di Indian Point, con le sue due turbine, chiudera' nel 2021, dieci anni prima del suo ciclo naturale. La centrale fornisce il 10% dell'energia dello stato di New York. 

Cosa la sostituera'? Sole, vento e idroelettrico.
Perche' oltre alla chiusura di Indian Point, Cuomo annuncia di voler tagliare le emissioni di CO2 del 30 percento entro il 2030 e di generare il 50% della sua energia eletrica dalle rinnovabili. 

Per gli USA e' un obiettivo importante: la California ha target simili e fra i due stati, fanno circa 65 milioni di persone, un quinto della popolazione USA, la cui elettricita', se tutto va bene, dovrebbe arrivare per la meta' dalle rinnovabili fra tre anni.  Le isole Hawaii hanno l'obiettivo del 100% rinnovabile entro il 2045, e Vermont del 75% entro il 2032. L'Oregon del 50% rinnovabile entro il 2040.

Per arrivarci a questo obiettivo del 50% di rinnovabili,  a New York e' in corso un rifacimento colossale della rete elettrica in modo da meglio integrare l'elettrictita' dai tetti della citta' e da distruibuire l'energia che arriva dal nord dello stato dove sorgono centrali idroelettriche e a vento. 

L'idea e' che questi cambiamenti potreranno a colmare quel 10% di energia che finora arrivava dal nucleare.

E infati Cuomo annuncia che ci saranno ammodernamenti alle sette centrali idroelettriche dello stato, ed un totale di circa 360 milioni di dollari in investimenti pubblici per le rinnovabili nello stato della grande mela. Accanto a questi soldi pubblici, si prevedono circa 1 miliardo di dollari in investimenti privati per generare energia rinnovabile.
 
Gia' adesso a New York si puo' scegliere di avere energia elettria prodotta localmente e di vendere l'energia in eccesso alla rete grazie allo "Shared Renewables green energy program".

Ma perche' uccidono la centrale nucleare dieci anni prima della loro fine naturale? 

Per il semplice motivo che ci sono rischi e timori che qualcosa possa andare storto: nel 2016 ci fu na perdita nella centrale che rilascio' quantativi piccoli, ma non nulli, di radioattivita' nell'acqua potabile.
A suo tempo si disse che non erano quantitavi preicolosi alla salute umana (il tuttapposto americano!)
ma allo stesso tempo ci si rende conto che possono esserci pericoli, ed e' meglio smantellarli prima piuttosto che dopo. 

Per non parlare dei rischi e timori di attacchi terroristici. Non e' molto noto, ma gli attentatori del'11 Settembre avevano inizialmente pensato di attaccare anche le centrali nucleari di New York, e visto che Indian Point e' solo a 60 chilometri da downtown New York, i timori sono sempre li.

E cosi invece che guardare a centrali di energia fossile e nucleare, si e' pensato di guardare al futuro e di incentivare l'uso delle rinnovabili. 

Oltre al rinnovo della rete elettrica e all'incentivo del solare sui tetti, Cuomo ha anche annunciato l'avvio di un nuovo progetto di vento offshore che generera' elettricita per circa 18,000 case.

In totale, entro il 2020 ci saranno 35 nuovi progetti rinnovabili in tutto lo stato con circa 4 miliardi di investimenti pubblici totali e il doppio in denaro privato. Ma non solo, si calcola, che per ogni dollaro speso, se ne guadagneranno tre in termini di lavoro, movimento dell'economia locale, e pagamenti agli enti pubblici.

Gia' adesso lo stato di New York ha 85,000 posti di lavoro nel settore rinnovabile, destinati a crescere.

Ecco, un altra storia di una comunita' che usa quel che puo' e che e' per cambiare lo status quo del petrolio, del nucleare, e per riscoprirsi piu' verde, e piu' sana.









Friday, January 13, 2017

Gli orsi polari senza le nevi polari



Questa e' la foto che ha avuto la menzione d'onore per il National Geographic
nel concorso per il fotografo dell'anno, sezione ambiente.

Si chiama  













Si chiama Patty Waymire, fa la fotografa e a fine Settembre 2016 ando' in Alaska per fotografare gli orsi polari, avvolti dai loro manti soffici e dalla neve bianca.

Arrivo' a Barter Island, una isola che aveva studiato sulla carte e che le avrebbe dato le migliori fotografie, con abbondanti nevicate.

C'era tutto - paesaggio ed orsi. E lei aveva esperienza nel fotografare pinguini, i ghiacciai d'Islanda.

Non c'era pero' la neve.

E anche gli orsi sono in via di declino a causa della perdita del loro habitat, la neve. Patty resto' in Alaska piu' del dovuto, per aspettare magari nevicate nuove, ma non ce ne furono. I residenti le confermarono che il freddo di una volta non c'e' piu'.

Patty scatta lo stesso delle foto, questa volta non piu' proprio agli orsi, ma agli orsi come testimonianza del cambiamento climatico gia' in atto, adesso, sul pianeta terra.

Una delle sue foto, ha vinto la menzione d'onore nel concorso del National Geographic Nature Photographer of the Year per l'ambiente.

Questo l'abbiamo fatto noi.









Wednesday, January 11, 2017

Olanda: dal 1 gennaio 2017 tutti i treni sono a vento











“Since 1 January, 100% of our trains are running on wind energy,”



Tutti.

La svolta inizio' nel 2015 quando la compagnia energetica Eneco si aggiudico' il bando per collaborare con le NS, il sistema ferroviario d'Olanda, per elettrizzare il trasporto su rotaia.

Il target era di arrivare al 100% rinnovabile entro il 2018. Ma le cose andarono meglio del previsto e ci siamo arrivati un anno prima di quanto previsto, grazie al boom dell'energia eolica nel paese.

Una turbina media, spinta da venti medi per un ora, puo' alimentare il trasporto su treno per 120 miglia, circa 190 chilometri. La collaborazione fra NS ed Eneco non e' finita perche' vogliono migliorare ancora l'efficenza ed arrivare a un calo del costo energetico per passeggero del 35% entro al 2020, se paragonato con il 2005.

Le NS trasportano circa 600mila passeggeri al giorno su circa 5500 viaggi quotidiani, il consumo e' di 1.2 miliardi di KW-ore l'anno. L'equivalente del consumo di elettricita' in tutte le case della citta' di Amsterdam: un grande passo in avanti.

Quanta energia eolica si produce in Olanda? Circa 7.4 miliardi di KW-ore l'anno. Al paese ne necessitano 12.5 miliardi di KW-ore l'anno. Oltre alla produzione domestica c'e' dunque anche energia eolica che arriva dall'estero, importata dal Belgio e dalla Finlandia.

Un altro passo in avanti. E in Italia? Sarebbe davvero difficile *provarci*?, volerlo, tentare, averne voglia?

E mentre che tutti vanno tutti via con il vento, noi siamo qui, indietro a guardare e a trivellare.

Qui un approfondimento su come ci si e' arrivati a questo 100% di treni green.

Tuesday, January 10, 2017

Obama ultimo atto: bocciato airgun lungo tutta la costa Atlantica










... guided by an abundance of caution, we believe that the value of obtaining the geophysical and geological information from new airgun seismic surveys in the Atlantic does not outweigh the potential risks of those surveys' acoustic pulse impacts on marine life


Abigail Ross Hopper
Dipartimento dell'interno USA,
Settore energia e oceano, 



Una notizia bellissima per la difesa del mare: il 6 Gennaio 2017 tutte le richieste di eseguire ispezioni sismiche al largo delle coste Atlantiche americane sono state rigettate.


Tutte.

Dal Delaware alla Florida.


E' un contenzioso che durava da molto tempo, e che aveva visto le comunit√†' della costa est degli USA andare in subbuglio.  Un rapporto governativo aveva stimato che se messo in pratica l'airgun avrebbe causato la morte di circa 138mila mammiferi marini, dalle balene ai pesci, dalle tartarughe ai delfini ed avrebbe danneggiato milioni di altre specie viventi nel mare.



Nel 2015 un gruppo di settantacinque docenti universitari aveva scritto al presidente con la richiesta esplicita di non eseguire airgun in Atlantico a causa dei danni significativi e a lungo termine che gli spari avrebbero portato con se.  In totale piu' di 120 citta', 1200 sindaci e amministratori, 35mila associazioni culturali, commerciali, sportive, turistiche e sindacati in rappresentanza di oltre 500mila pescatori hanno espresso la propria contrariet√†' all'airgun nei mari americani. Anche la marina americana si era detta contraria all'airgun.

E oggi Obama li ha ascoltati. 



L'airgun e' uno strumento propedeutico alla trivellazione a larga scala: sono spari violenti di aria compressa che ogni 5-10 secondi mandano segnali nel mare ad altissima intensit√†', tutto il giorno, per settimane a volte mesi, con un ampio raggio di diffusione, spaventando pesci, a volte facendoli perdere il senso dell'udito e dell'orientamento, causando lesioni, e in alcuni casi portando a spiaggiamenti di massa. Dopo l'airgun c'e' la perforazione, se le ispezioni portano buoni risultati.  E quindi fermare l'airgun prima e' un modo preventivo per fermare le trivelle dopo.


Non sappiamo cosa fara' adesso l'amministrazione Trump, con il suo Segretario di Stato Rex Tillerson che e' stato un petroliere per 40 anni, di cui gli ultimi da CEO; con il suo negazionismo sui cambiamenti climatici; con il suo osannare l'industria del petrolio e del gas; con il suo voler demolire gli accordi di Parigi. Sappiamo che pero' dovra' quantomeno incominciare daccapo.


In queste settimane Obama di passi anti-trivelle ne ha fatti diversi: la chiusura dell'Artico all'estrazione di petrolio, i diveti petroliferi in varie riserve indiane e la chiusura dell'Atlantico alle trivelle vere e proprie fino al 2022, che hanno reso obsoleti i permessi di airgun appena revocati.  Queste decisioni saranno difficili da disfare per Trump. Certo, Obama poteva fare questi passi prima: sono certa che che la realpolitik abbia avuto il suo peso nel fare le cose all'ultimo minuto, ma il punto e' che prima o dopo che sia, questi passi importanti sono stati fatti



Apro invece i siti del ministero dell'ambiente italiano e scopro concessioni per airgun lungo tutto lo stivale, una litania di tristezza per questo paese e per chi vive di mare sano e non trivellato. Negli USA l'airgun era previsto ad 80 miglia da riva, qui siamo appena fuori le 12 miglia, un limite varato esattamente un anno fa e solo grazie all'eroica resistenza anti-Ombrina Mare. Prima del 2016 non c'era alcuna barriera protettiva.



Non se ne parla molto, ma ci sono in Italia concessioni per fare airgun e trivelle nel golfo di Taranto, con la Schlumberger e altre ditte microscopiche mai sentite prima chiamate Global Med, Global Petroleum Limited che di global non hanno niente se non il nome.  C'e' la Spectrum Geo che vuole fare airgun da Rimini a Santa Maria di Leuca, nel silenzio generale.  E poi ci sono trivelle approvate e approvande in terraferma in Emilia Romagna, in Basilicata, in Lombardia, in Sardegna.


Dov'e' l'Obama di turno qui? Dove sono i sindaci e i governatori della costa adriatica e ionica a mettere pressione continua a Roma, a Gianluca Galletti, ministro dell'Ambiente? Dove sono i giornalisti a scrivere gli editoriali contro l'airgun in Adriatico? A fare le domande difficili ed imbarazzanti a Matteo Renzi, a Paolo Gentiloni? Chi deve salvarlo quel mare?

Sono domande retoriche, lo so. Non ci sara' un deus ex machina a salvare i mari d'Italia. Sta a noi farlo. Trivellare e' per molti versi irreversibile, non porta niente di buono alle comunita' coinvolte, e piccoli e grandi esempi di resistenza alle multinazionali ci sono dappertutto: dal nostro Abruzzo fino alle foreste del Brasile.

Inizia un nuovo anno, e mi auguro che nella marea di piccole e grandi cose che la vita quotidiana ci presenta, tutti possano cercare di fare del nostro meglio per il bene comune, in modo disinteressato e sincero. Questa e' la nazione che ci e' stata data, e questa la nazione che ci tocca migliorare.

Qui le immagini di tutte le concessioni airgun approvate in Italia per il 2016.

Saturday, January 7, 2017

Bayelsa, Nigeria: 1000 riversamenti di petrolio l'anno, accuse infinite all'ENI













"AGIP has continued to pollute a canal within its facility in 
Brass despite several representations by the community and state government" 

Attorney-General e Commissioner for Justice
Bayelsa State Government, Nigeria


“We cannot drink water, we cannot bathe in the river, 
our aquatic life such as fish and animals are dying."

Lettera aperta dei residenti di Bayelsa sull'ennesimo episodio
 di inquinamento AGIP nelle loro comunita'


Filippo Cotalinni, Media Relations Manager at ENI, 
has yet to respond to a request for comments on the incident.



Qualche mese fa il Bayelsa State Government ha rilasciato i dati per l'inquinamento da petrolio nell'anno 2014. 

Un totale di 1,000 sversamenti di greggio nel paese in un solo anno.
Zero rimedi.  Zero rimborsi.

Secondo l'Attorney-General e Commissioner for Justice, Kemeasuode Wodu, nessuna delle grandi compagnie ha fatto molto per  migliorare le cose, che la situazione in Bayelsa e' drammatica a causa dei signori del petrolio.

Anche l'ENI/AGIP e' chiamata in causa.

Nel 2015 scoppio' l'oleodotto dell'AGIP presso Clough Creek, Azuzuama.

Morirono in 14 fra cui un membro dello staff del Ministero dell'Ambiente di Bayelsa.

La nostra beneamata, secondo Wodu, evacuo' i corpi dei feriti e dei morti in fretta in furia a Port Harcourt nel vicino Rivers State, per cercare di insabbiare le indagini. Non hanno mai cooperato con le autorita' per far si che ci fosse una investigazione appropriata sull'incidente.

E poi ancora Wodu ricordo' l'enorme sversamento da un'impianto a mare dell'AGIP on localita' Brass il 27 Novembre 2010, che causo' enormi danni all'ecosistema.

Neanche qui gli elegante eredi di Enrico Mattei fecero niente. Niente fecero loro, niente fecero gli enti nigeriani. Anzi, l'AGIP continua a inquinare i canali marini, nonostante le proteste della comunita' e delllo stato di Bayelsa.

Passa neanche un mese, e il 2 Novembre 2016 i residenti di Ekole Creek sempre dello stato di Bayelsa riportano un "massive oil leak" dell'AGIP di Nigeria.

Distrutta la pesca, distrutti i campi.

Secondo i residenti, il petrolio ha coperto uno strato di circa 5 centimetri sulla superficie dell'acqua dei loro fiumi. Il copione e' sempre lo stesso, pesci morti, spaventati, ed impossibile da catturare sani o da mangiare. Acqua contaminata che non si puo' piu' usare ne per bere, ne par farsi il bagno.

In una lettera aperta, i residenti scrivono

“We cannot drink water, we cannot bathe in the river, our aquatic life such as fish and animals are dying."

Il rappresentante ENI,  Filippo Cotalinni, il loro Media Relations Manager non ha risposto alle richieste di speigazioni o di commenti da parte della stampa di Nigeria.


Siamo nella regione dell'Ogbia dove la Shell rilascia petorlio da un oleodotto nel piu' importante fiume della zona, l'Ekoli. Sono morti in due. Perche' e' successo questo? Secondo Sodaguwa Festus-Omoni, rappresentante dell'area, a causa della scarsa manutenzione di oloeodtto vecchi e corrosi.

Era vecchio di 40 anni. Avrebbe dovuto essere rimpiazzato dopo venti. 
Cioe' venti anni fa. 

Sono dieci anni che accadono queste cose, a Ogbia come a Bayelsa, da parte della Shell come da parte dell'ENI e nessuno fa niente. 

Sodaguwa Festus-Omoni dice chiaramente che e' la politica di queste multinazionali di sperare che il silenzio conservi lo status quo. Cioe' qui non si preoccupano nemmeno di dichiarare il tuttapposto, non dicono proprio niente:

“I think it is a practice of these oil majors to cover up. They take it for granted that the people are so ignorant that it will not go anywhere."

Ovviamente fa sempre comodo parlare invece di vandali e di attacchi da parte dei ribelli.

Ma secondo Sodaguwa Festus-Omoni tutto questo disastro di cui non parla nessuno ne in Nigeria ne tantomeno in Europa o negli USA, e' solamente a causa della negligenza da parte della Shell.

Con la scusa del vandalismo, i vecchi oleodotti non vengono controllati, riparati o sostituiti, e .. voila',
petrolio dappertutto. E silenzio.

Anche qui la storia e' la stessa, di fiume essenzialemente distrutto, pesca e usi potabili non piu' possibili, gente con eczemi a causa degli idrocarburi dispersi nel mare.

La Shell dice di ora stare facendo delle indagini.

E infine, il 2017 si apre con la stessa Royal Dutch Shell che ha dovuto chiudere l'oleodotto nigeriano Trans Niger oil pipeline a causa di un incendio in localita' Kpor, in Ogoniland.

Passano qui circa 180,000 barili di petorlio al giorno, greggio che arriva fino al Bonny Export Terminal nel Niger Delta.

La produzione di petrolio dalla Nigeria continua a crollare a causa dei ribelli e di attacchi alle infrastrutture che si sono asusseguiti nel 2016. Ad Agosto 2016 il minimo storico delle estrazioni con circa 1.39 milioni di barili al mese, il valore piu' basso dal 1988.

La Shell non ha avuto alcun commento.

Tutto questo accade lontano.

Ma quel petrolio lo usiamo noi.

L'ENI e' al 30% di proprieta' statale.

Siamo noi.